La conciliazione Acea-Sindaci spiegata facile (Ato 5 Frosinone)


Da L’Inchiesta Quotidiano del 10 agosto 2021

di Cesidio Vano

Nel 2018, l’Autorità d’ambito dell’Ato 5 e il gestore idrico Acea Ato 5 hanno deciso di aprire un tavolo di conciliazione per porre fine ai numerosi contenziosi che sono insorti tra Ente d’Ambito, Comuni e Acea, fin dall’inizio della gestione: per tariffe, canoni concessori, rimborso di mutui, conguagli arretrati, ecc.
Un tentativo reso possibile dal clima di collaborazione e rispetto dei ruoli ricostruito nei due anni precedenti dal nuovo manager, Stefano Magini, inviato da Roma a salvare il salvabile dopo che la precedente gestione Acea, autoritaria e ‘lei non sa chi sono io!’, aveva ottenuto l’unico risultato di far approvare ai sindaci nel 2016 la risoluzione in danno del contratto di gestione.

A maggio 2019, quindi, è stato nominato un collegio di conciliazione per trovare una possibile composizione delle numerose e reciproche rivendicazioni tra Gestore e Ato. A comporre il Collegio sono stati chiamati tre professionisti: due avvocati, uno nominato dall’Ato e un altro da Acea, e un terzo ‘arbitro’ indicato dal prefetto di Frosinone, con il ruolo di presidente del collegio.

A novembre 2019, il Collegio ha terminato i propri lavori e ha prodotto una proposta di conciliazione illustrata alle parti, che sono libere di accettarla o meno.
In estrema sintesi, la proposta chiude a pareggio le rivendicazioni dell’una e dell’altra parte, con la disponibilità di Acea Ato 5 a mettere sul piatto 4,5 milioni di euro per la realizzazione di opere presso tutti i comuni serviti, senza che questi investimenti pesino sulle tariffe.

Acea Ato 5 ha approvato la proposta quasi subito, nel Cda del 19 dicembre 2019; i sindaci debbono ancora iniziare a discuterla. La questione dovrebbe arrivare in Conferenza dei Sindaci nei prossimi mesi. Un primo passaggio è stato fatto solo in Consulta (organo di rappresentanza dei sindaci che collabora con il presidente dell’Ato) con esito incerto.

Del resto la proposta di conciliazione arriva all’attenzione dei primi cittadini in un momento non certo favorevole. Si va a discutere di somme, dovute e richieste, per il servizio idrico proprio a poche settimane (26 ottobre) dall’udienza preliminare, davanti al GUP di Frosinone, che deve decidere se avviare o meno il dibattimento del processo che vede imputati tutti gli ex amministratori di Acea Ato 5, alcuni ex componenti del Collegio sindacale e alcuni ex vertici della Segreteria tecnico operativa dell’Ato, per vari e pesanti reati, con la pubblica accusa che, sostanzialmente, sostiene la falsità dei bilanci redatti dal Gestore, resi più ‘pesanti’ per far aumentare le tariffe e incassare più del dovuto. Insomma, i sindaci sono chiamati a mettere mano a una serie di rivendicazioni economiche che potrebbero attraversare, imbrigliarsi e perdersi nelle ricostruzioni criminali fatte dalla Procura; il tutto mentre su molte delle vicende oggetto della conciliazione pendono azioni giudiziarie avviate presso la magistratura civile o amministrativa, azioni al momento in stand by, proprio in vista del tentativo di conciliazione.
Una rogna non da poco e con responsabilità da brividi, atteso che il rischio di finire sotto processo per danno erariale è dietro l’angolo.

Si tenga poi presente che il tentativo di conciliazione in atto, se da una parte ha congelato le viarie azioni giudiziarie connesse, dall’altro ha bloccato tutti i pagamenti da una parte all’altra, in attesa di capire chi debba versare a chi e quanto, qualora si concludesse l’accordo.

Tanto premesso, vediamo quali sono le rivendicazioni reciproche su cui si vuole tentare un accordo.

Canoni concessori 2006-2011
Il Collegio riconosce un debito di 1.750.000 euro di Acea verso l’Ato5. Si tratterebbe di un residuo di canoni concessori dovuti per il periodo 2006-2011. La vicenda è anche oggetto della causa civile presso il Tribunale di Frosinone avviata a seguito di opposizione fatta dall’Ato al decreto ingiuntivo ottenuto dal Gestore per il pagamento di 10,7 milioni d’euro che nel 2007 sono stati riconosciuti dai sindaci con una transazione ad Acea come maggiori costi sostenuti nel periodo 2003-2005.
Gli atti amministrativi presupposto della transazione sono stati annullati dal Tribunale che li ha ritenuti inficiati dalla mancata indicazione della copertura finanziaria per far fronte ai pagamenti promessi ma la transazione è rimasta in piedi poiché regolata dal diritto civile.
Nel contestare il decreto ingiuntivo, l’Ato 5 avevano negato l’esistenza di un credito a vantaggio di Acea e aveva invece richiesto il pagamento dei canoni concessori arretrati fino al 2011 per 28,9 milioni di euro. Acea ha sostenuto di aver nel frattempo pagato ed ha prodotto diverse ricevute, anche se i conti discordati tra le parti hanno convinto il giudice ad ordinare una perizia tecnica per capire quando doveva chi a chi. Ecco: questa complessa causa è stata messa in stand by con l’avvio della conciliazione che ha stabilito, alla fine dei conti, che sia Acea a dover anocra versare una differenza di 1,7 milioni all’Ato per chiudere la partita dei canoni concessori fino a tutto il 2011, mentre resta pieno il diritto di Acea – al momento – ad avere i 10,7 milioni di rimborso per il 2003-2005.

Transazione 2007
Come già detto, la transazione del 2007 è da ritenersi valida o comunque sono da ritenere valide le ragioni alla base della rivendicazione del Gestore. Acea Ato 5 quindi deve ricevere 10,7 milioni per i maggiori costi sostenuto all’avvio della gestione. Il Collegio propone di riconosce questa somma.

Canoni concessori 2012-2017
Questa vicenda prende le mosse dalle richieste fatte dall’Acea all’Ato 5 di quantificare in modo corretto i canoni concessori per il periodo 2012-2017. Il gestore, infatti, deve una somma annuale per rimborsare i mutui contratti dai Comuni per la realizzazione delle opere idriche e fognarie poi passate in gestione ad Acea e, poiché la somma che deve versare è fissa (sempre la stessa) mentre i mutui anno dopo anno vengono a scadere, il Gestore finisce per versare all’Ato un importo maggiore di quello di fatto ripartito tra i comuni. Si genera, cioè, un tesoretto (un risparmio, un’economia) che resta nella disponibilità dell’Ato 5. Su questi importi Acea ha chiesto chiarezza visto che, oltre al rimborso dei mutui, il Gestore versa poi una somma a parte per il funzionamento della Segreteria tecnico operativa dell’Ato e somme a parte per i consorzi di bonifica e l’utilizzo di reti e impianti trasferiti dai Comuni. Al riguardo, il collegio ha stabilito che al 2018 (anno in cui è stato deciso che il rimborso dei mutui sia versato direttamente ai Comuni dal Gestore) si sia generata un’economia sulle somme dovute da Acea all’Ato5 pari a 12,8 milioni di euro e che questi soldi siano dovuti comunque da Acea. Il collegio propone però di compensare questa somma con i conguagli tariffari già riconosciuti al Gestore con la validazione da parte dell’authority di settore (oggi Arera) dei piani tariffari applicati fino al 2015 (53 milioni di euro circa). Su tale compensazione si registra la contrarietà espressa all’epoca (2019) dalla Sto dell’Ato 5 che, invece, i 12,9 milioni li vorrebbe in contanti e subito, anche perché sono soldi che non dovrebbero essere ancora nelle casse di Acea (da qui anche le recenti contestazioni fiscali della Guardia di finanza e della Procura).

Ritardato conferimento delle gestioni comunali
Altro argomento affrontato dal Collegio è quello relativo al risarcimento a cui Acea avrebbe diritto per non aver potuto gestire fin da subito il servizio idrico nei comuni di Atina, Cassino e Paliano (quest’ultimo ancora non acquisito) viste le resistenze delle amministrazioni locali a cedere reti e impianti. Il collegio ritiene che Acea abbia diritto a queste somme, ma poiché le stesse sono di difficile calcolo e visto il sotteso spirito di conciliazione in atto, propone ad Acea di rinunciare a tale rivendicazione.

Canone concessorio 2013-2018
La questione dibattuta riguarda la richiesta da parte di Acea di un piano di rientro per il pagamento del canone concessorio per gli anni dal 2013 al 2018 (soldi che non ha ancora pagato). Il collegio valuta che per questi 6 anni il gestore debba versare all’Ato 5 circa 10,2 milioni di euro (si tratta di circa 6,1 milioni per oneri dovuti ai Comuni per l’uso di reti e impianti e di circa 4,1 milioni per il funzionamento della Sto). Il Collegio riconosce queste somme come dovute dall’Acea ma propone di compensarle con i 10,7 milioni della transazione del 2007, rinunciando alla differenza.

Interessi mancato pagamento canoni
Il Collegio ha proposto di riconoscere, per i ritardi di pagamento dei canoni concessori, la somma di circa 650.000 euro che Acea dovrebbe versare all’Ato 5. Il computo è stato fatto applicando un interesse di circa il 5% su base annua, come aveva indicato nel 2012 il commissario ad acta nominato dal Tar per il calcolo delle tariffe 2006-2011.

Penali applicate ad Acea
Tra le materie in contenzioso ci sono anche i circa 11 milioni di euro che la Conferenza dei sindaci ha applicato ad Acea come penali al momento della contestazione di numerose inadempienze, per il periodo 2014-2015. Le stesse inadempienze che poi hanno portato, nel 2016, alla delibera di risoluzione contrattuale in danno del gestore (delibera annullata dal Tar e attualmente al vaglio del Consiglio di Stato). Le medesime penali sono state poi inserite anche nella delibera con cui i sindaci hanno approvato, sempre nel 2016, la revisione tariffaria 2016-2019.
Tali penali sono state annullate dal Tar assieme alla delibera di risoluzione contrattuale e nuovamente inibite con la pronuncia sulla delibera (perimenti impugnata da Acea) sulla revisione tariffaria. Il ricorso contro quest’ultimo atto è stato ritenuto non ammissibile poiché si tratterebbe di atto endoprocedimentale e non definitivo (l’approvazione delle tariffe spetta infatti all’Arera). Inoltre, essendosi il Tar già pronunciato sulle penali con la sentenza sulla risoluzione, non poteva giudicare nuovamente la stessa materia.
Il collegio evidenzia ad ogni modo, la disponibilità sul punto di Acea, che pur contesta in toto le penali deliberate, ad effettuare investimenti in tutti i comuni gestiti fino alla somma massima di 4,5 milioni di euro extra tariffa.

Attualizzazione dei conguagli
Come già fatto dal commissario ad acta nominato dal Tar per le tariffe 2006-2011, Acea chiede l’adeguamento all’inflazione dei conguagli tariffari riconosciuti al Gestore per gli anni dal 2014 al 2017. Si tratta di somme a favore di Acea per circa un milione di euro, che il Collegio propone di riconoscere ad Acea.

Rettifica volumi 2012 su fatturazione conguagli
Si tratta di circa 1,2 milioni di euro che vanno riconosciuti ad Acea per la differenza (in negativo) di volumi fatturati per i conguagli 2006-2011 rispetto a quelli calcolati dal commissario ad Acta e verificati nel 2012, risultati più bassi rispetto alla stima iniziale. Per il Collegio tale somma va riconosciuta ad Acea. Acea avrebbe dovuto incassare circa 75 milioni di euro: ne ha incassati di meno.

Come già accennato con l’approvazione e la sottoscrizione tra le parti della proposta di conciliazione, si compenserebbero le relative rivendicazioni, con la rinuncia ad eventuali somme di differenza. Verrebbero meno tutti i procedimenti civili e amministrativi in atto (ad eccezione – forse – di quello sulla risoluzione contrattuale sul quale le parti sembrerebbero intenzionate ad avere il pronunciamento dei giudici: troppe responsabilità in ballo).
Inoltre, Acea Ato 5 si impegnerebbe a realizzare in ogni Comune servito investimenti in opere pubbliche per 4,5 milioni in totale. Cosa farebbe? In un primo momento era stata ipotizzata l’istallazione in ogni centro di una casa dell’acqua (impianti di distribuzione gratuita di acqua potabile liscia o gassata forniti di vari altri servizi per gli utenti), più di recente questa proposta pare esser stata abbandonata a vantaggio della realizzazione di tratti stradali o pubblica illuminazione (argomenti che fanno di certo più gola ai sindaci, anche in chiave elettorale). Certo è che Acea non potrebbe mai realizzare tutto a tutti e subito, ma impiegherebbe ragionevolmente diversi anni per realizzare tutte le opere eventualmente richieste.
Ma sarebbe veramente pace tra Acea e Ato? Beh, è difficile dirlo visto che già nei mesi scorsi il Gestore ha avviato un altro contenzioso milionario davanti al Tar per le tariffe 2020-2023, contenzioso che resta fuori – per ora – dal perimetro della conciliazione.

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