Conciliazione Acea, i Comuni non rinunceranno ai 12,7 milioni di euro di oneri concessori


Da L’Inchiesta Quotidiano del 26 ottobre 2021

I Comuni non rinunceranno agli oneri concessori del periodo 2013-2018 (circa 12,7 milioni di euro), per questo ai rappresentanti municipali sarà chiesto di delegare la Segreteria tecnico operativa dell’Ato 5 a modificare i termini della proposta conciliativa con l’Acea che sarà discussa dalla Conferenza dei sindaci convocata per il 28 ottobre. Quelle somme, però, sono materia che scotta, perché anche oggetto di specifiche contestazioni da parte della procura della repubblica di Frosinone nel procedimento penale a carico di ex amministratori di Acea ed ex dirigenti della Sto, procedimento che si apre domani con la celebrazione dell’udienza preliminare.

Dalla lettura dello schema di delibera, che sarà portato all’attenzione dei primi cittadini nel corso dell’assemblea di giovedì prosiamo, si apprende che anche l’Ente d’ambito ha più di una perplessità sulla bozza di transazione raggiunta d’intesa con il Gestore del servizio idrico.

Il testo portato all’esame dei sindaci prevede, infatti, solo una presa d’atto formale della proposta di conciliazione con l’Acea e la delega alla Sto per modificarla al fine di garantire gli equilibri economici e finanziari dei bilanci dello stesso Ente e dei singoli Comuni.

Giovedì prossimo, quindi, ai sindaci che prenderanno parte alla Conferenza dell’Ato 5, non sarà chiesto di approvare ‘tout court’ la proposta di transazione con il gestore idrico, così come redatta dall’apposito collegio di conciliazione, ma di prendere atto del lavoro fatto dallo stesso collegio e della proposta che ha elaborato, per affidare poi mandato alla Sto affinché riveda alcuni punti dell’intesa, poiché l’atto transattivo predisposto dagli arbitri, tra le varie concessioni che l’una e l’altra parte si fanno reciprocamente, prevede anche la rinuncia da parte dei Comuni agli oneri concessori (residui) del periodo 2013-2018. Si tratta di circa 12,7 milioni di euro, che rappresentano le economie generatesi negli anni tra la somma fissa che la convenzione di gestione prevede venga versata, dal gestore all’Ato 5, per il pagamento del mutui che i Comuni hanno contratto per la realizzazione delle opere idriche e fognarie (poi passate in gestione ad Acea) e l’effettivo importo dei ratei di mutuo ancora di fatto da pagare (nel tempo, infatti, molti mutui si sino estinti, mentre la somma imputata al gestore è continuata ad essere, fino al 2018, la medesima).

La proposta di conciliazione prevede che questi 12,7 milioni (che sono sempre rimasti nelle casse di Acea anche se di fatto sarebbero dovuti esser annualmente versati all’Ato5) vengano compensati con (parte) dei conguagli tariffari riconosciuti ad Acea dalle revisioni tariffarie fatte dall’Arera.

L’Ato 5, invece, come già in passato aveva fatto presente, quei 12,7 milioni (oltre agli interessi maturati in questi anni) li vuole sull’unghia, anche perché il mancato incasso di quelle risorse potrebbe generare problemi di equilibrio di bilancio, in primis, all’ente d’ambito medesimo, e poi anche a diversi Comuni, soprattutto a quelli che attendono da oltre 10 anni di sapere come e quando si vedranno rimborsati i mutui per opere idrauliche accesi dopo la redazione del piano d’ambito messo a base di gara per l’affidamento ad Acea e quindi non conteggiati nello stesso e per quello finora mai quantificati né pagati.

Che quei 12,7 milioni di euro, invece che essere ‘scontati’ ad Acea, potessero essere utilizzati per rimborsare proprio i mutui finora rimasti ‘fuori sacco’ è un’ipotesi avanzata dalla stessa Sto in una lettera inviata a tutti i sindaci nelle scorse settimane e con la quale si è chiesto ai vari Comuni di indicare e quantificare gli importi ancora dovuti. Ma per fare tutto questo è necessario rivedere i termini dell’accordo conciliativo.

Quei 12,7 milioni di euro, che invece di essere versati all’Ato 5 sono rimasti nelle casse di Acea, sono però anche alla base – assieme a molte altre irregolarità contestate – dell’imputazione di falso in bilancio che i pm ciociari muovono a carico degli ex vertici di Acea Ato 5 e agli ex dirigenti della Segreteria tecnica dell’Ato 5, oltre che degli ex organismi di vigilanza e revisione contabile. Per la procura di Frosinone, infatti, Acea Ato 5 avrebbe omesso di indicare in bilancio quelle somme come sopravvenienze attive ed inoltre per il 2019 avrebbe indicato la parte relativa a quell’annualità come ‘debito’ da versare all’Ato 5, pur mantenendo tutte le somme ben al sicuro nel proprio portafogli. Tale azioni, secondo le imputazioni contestate e unitamente alle altre irregolarità che i pm ritengono di aver scoperto, avrebbero comportato, tra l’altro, una tariffa del servizio idrico più elevata del dovuto e un illegittimo vantaggio economico per il gestore del servizio idrico integrato.

Cesidio Vano

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