Acea Ato 5, ecco i trucchetti coi dati invece di stringere i dadi


Da L’Inchiesta Quotidiano del 16 settembre 2021 (vai)

Deve essere andata così, altrimenti non si spiega. Quando il plenipotenziario responsabile dell’Area Industriale Idrico di Acea, Giovanni Papaleo, ha chiamato l’ingegner Roberto Cocozza per destinarlo alla guida di Acea Ato 5 in Ciociaria deve avergli detto: “Guarda: su Frosinone abbiamo troppe perdite, oltre il 76%, vai giù e stringi i dadi!”, intendendo i bulloni che serrano al meglio le tubature; quello invece deve aver capito “dati” nel senso di numeri sulle slide e, giunto a Frosinone, s’è messo subito a cambiare tabelle e sistemi di computo.

L’equivoco non è stato mai sciolto e, invece di riparare perdite e guasti, si continua a lavorare – di fantasia – su fogli excel e formule di calcolo in stima dei consumi.

Le perdite sono troppe? E che ci vuole? Basta spostare una virgola: così i metri cubi annui che si stima rappresentino i consumi “autorizzati ma non fatturati e non misurati” (come l’acqua erogata dalle fontane comunali; l’acqua persa durante le riparazioni e i lavaggi; l’acqua che trabocca dei serbatoi e partitori pieni; l’acqua per l’antincendio e l’acqua prelevata dalle autobotti) che non debbono essere conteggiati come perdite, sono passati – sulla carta – da 0,6 a 6,8 milioni di metri cubi! Sono aumentati di botto di oltre 11 volte, senza spiegazione alcuna, diventando acqua che non va collocata tra le perdite, perché prelevata correttamente dalla rete per altri usi e non misurata. E’ bastata questa piccola ‘strizzata’ ai ‘dati’ per poter annunciare, trionfanti, che le perdite idriche nel 2020 sono scese del 10% dal 76,2 al 68,4! Senza un colpo di pala o di piccone. Magia.

Ma i vertici Acea voglio fare di meglio. Del resto, per calcolare le perdite idriche si fa una banale sottrazione tra tutta l’acqua immessa nelle reti e quella fatturata agli utenti (cioè quella veramente passata per i contatori e quindi effettivamente consumata). Quella che manca è l’acqua che si è persa dalle tubature nel percorso sorgente-abitazione. 

Quindi, se si vuol diminuire “a tavolino” il valore delle perdite, basta diminuire l’immesso o aumentare il fatturato. Ed ecco allora, continuando a confondere ‘dadi’ e ‘dati’, senza stringere un bullone sui tubi, altre due pensate messe in campo da Acea Ato 5. 

Diminuire l’immesso? Beh, basta chiudere l’acqua la notte. Inoltre, niente liquido nelle condotte, zero perdite. E, di fatto, l’aumento delle turnazioni notturne è stata una delle prime misure prese con l’arrivo della nuova governance in Acea Ato 5. Ancor oggi un comune su tre si vede chiudere l’acqua la notte. Meno acqua immessa, meno perdite. 

Ancora: come si fa ad aumentare la fatturazione? Beh, semplice! Si possono incrementare le stime per tutte quelle utenze per cui non si hanno letture reali. Quindi, si leggono sempre meno i contatori e si stima in acconto, con valori maggiorati. In una parola: si fattura di più per i consumi presunti di utenze delle quali non c’è un dato certo (rilevato dal letturista o inviato con autolettura). E’ questa, ad esempio,  l’ultima mossa che ha  tentato di fare Acea Ato 5 nei mesi scorsi, quando – come raccontato nei giorni scorsi da queste colonne -, ha provato ad ottenere dall’Ente d’Ambito l’okay ad un aumento di oltre il 30% sui valori stimati del consumo medio annuo per le varie tipologie d’utenza. A giustificazione di tale rincaro ha portato i ‘dati’ di un unico comune preso a riferimento, quello che faceva più comodo. Il tentativo per ora, parrebbe, non sia andato a buon fine. Sottolineamo “parrebbe”.

Insomma, sulla carta le perdite diminuiscono costantemente, ma nella realtà la storia è un’altra. Lo testimoniano le numerose segnalazioni  di guasti che arrivano dai cittadini. Segnalazioni hanno ormai superato le 1.000 chiamate al mese al centralino di Acea e che abbondano con tanto di foto, video ed indignazione su tutti i social. 

‘Dadi’ e ‘dati’, un equivoco che sinceramente sa anche un po’ di presa per i fondelli verso tutti i Ciociari. Ma da Roma non hanno nulla da dire? La presidente di Acea Spa Michaela Castelli, l’Ad Giuseppe Gola, condividono questa linea di condotta e questo modo di gestire il servizio idrico integrato nella seconda provincia del Lazio con giochetti matematici, mandrakate e manovre con destrezza?

Cesidio Vano

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