Dubbi sulla continuità aziendale. Ecco perché i controllori bocciano il bilancio di Acea Ato 5


Da L’Inchiesta Quotidiano del 23 luglio 2021

Il bilancio di Acea Ato 5 non è stato certificato ed anche i Revisori dei conti esprimono forti dubbi. E’ la prima volta che accade da quanto la società gestisce il servizio idrico nella provincia di Frosinone e va tenuto conto che la certificazione del bilancio è uno specifico requisito richiesto dalla Convenzione che regolamenta l’appalto. Anche il collegio dei revisori mostra perplessità e nella propria relazione scrive di condividere i dubbi della società PricewaterhouseCoopers SpA, che ha firmato la relazione di certificazione, e di essere impossibilitato ad esprimere un proprio giudizio così come a formulare la relativa richiesta circa l’approvazione del bilancio.

Il problema centrale dei conti di Acea Ato 5 sarebbe la bocciatura sancita dalla Conferenza dei Sindaci relativamente alla proposta tariffaria avanzata dal gestore per il periodo 2020-2023: un dimezzamento degli aumenti richiesti che ha mandato in tilt i conti del gestore idrico, ora necessari di una stringente manovra correttiva. E ci sarebbe da chiedersi perché si è giunti a tale situazione. Perché si sia abbandonata la strada del dialogo e del confronto con le amministrazioni locali, tentando di imporre un impossibile incremento tariffario del 7,7% annuo per ognuno dei successivi 4 anni. L’arroganza non ha pagato e i bilanci sono k.o.

Le relazioni dei revisori legali e quella del collegio dei revisori sono finalmente spuntate fuori. Dopo i nostri articoli e grazie alla disponibilità del presidente Giovanni Acampora, le ha rese doverosamente pubbliche online la Camera di Commercio di Frosinone assieme ai relativi bilanci, dove dovevano essere consultabili per legge, ma dove stranamente dal 2017 non venivano pubblicati.

Come abbiamo avuto modo già di spiegare, Acea Ato 5 ha deciso di non renderle pubbliche le relazioni dei revisori legali e del Collegio dei revisori al bilancio 2020, nonostante in passato siano sempre state parte dei documenti consultabili sul sito internet dell’azienda idrica. Nei giorni scorsi anche la Segreteria Tecnico operativa dell’Ato 5 ha chiesto chiarimenti su tale scelta al Gestore e richiesto la consegna di quei documenti.
Quest’anno, infatti, Acea si è limitata a pubblicare unicamente la relazione degli amministratori e la nota integrativa al bilancio 2020, oscurando le relazioni di revisione. Anzi, subito dopo l’approvazione dell’ultimo documento contabile, ha provveduto a rimuovere tutti i precedenti bilanci (dal 2015 al 2019) dal sito aziendale, spegnendo la luce della trasparenza sui propri conti. Proprio quei bilanci, tra l’altro, attenzionati dalla Guardia di Finanza ed oggetto del procedimento penale che vede gli ex amministratori di Acea Ato 5 rinviati a giudizio (con l’apertura del processo al prossimo 26 ottobre) con pesanti ipotesi di reato che, a vario titolo, vanno dal falso in bilancio al peculato, passando per la frode nelle pubbliche forniture, l’impedimento delle gare ad evidenza pubblica, l’ostacolo alle funzioni di vigilanza e vari reati tributari.

A leggere oggi i contenuti delle relazioni 2020 dei controllori indipendenti, si capisce forse perché il nuovo management di Acea Ato 5, guidato dall’ad-presidente Roberto Cocozza, ha voluto occultare quei documenti: non ci fa certo una bella figura, essendo giunto in Ciociaria con l’aria di chi arriva per mettere a posto le cose che non funzionano, perché più bravo e più capace, e rimedia invece una bocciatura alla prima verifica.

A leggere oggi le relazioni dei revisori si scopre allora che, per gli esperti che hanno esaminato il documentano contabile, resta dubbio il requisito della continuità aziendale. La società di revisione chiamata ad esprimersi sull’esercizio al 31 dicembre 2020 conclude la sua analisi sostenendo di non essere “in grado di esprimere un giudizio sulla coerenza della relazione sulla gestione con il bilancio d’esercizio di Acea Ato 5 SpA e sulla conformità della stessa alle norme di legge né di rilasciare la dichiarazione di cui all’articolo 14, comma 2, lettera e), del DLgs 39/10 sulla base delle conoscenze e della comprensione dell’impresa e del relativo contesto acquisite nel corso dell’attività di revisione”, questo perché “il presupposto della continuità aziendale è soggetto a molteplici significative incertezze con potenziali interazioni e possibili effetti cumulati sul bilancio”.

La continuità aziendale, per capirci, è il presupposto in base al quale, nella redazione del bilancio, l’impresa viene normalmente considerata in grado di continuare a svolgere la propria attività in un prevedibile futuro. Tale principio prevede che i valori iscritti in bilancio siano considerati nel presupposto che l’azienda prosegua la sua attività nel suo normale corso, senza che vi sia né l’intenzione né la necessità di porre l’azienda in liquidazione o di cessare l’attività ovvero di assoggettarla a procedure concorsuali. In sostanza, si presume che un’impresa sia in condizioni di continuità aziendale quando può far fronte alle proprie obbligazioni ed agli impegni nel corso della normale attività. Ecco: per i revisori questo potrebbe non valere per Acea Ato 5.

Troppe le variabili in campo dopo la rimediata bocciatura delle tariffe. I revisori spiegano: “gli amministratori dell’azienda hanno valutato sussistere le condizioni di continuità sulla base di assunzioni (…) che seppur argomentate e illustrate (…) lasciano incertezze sul loro raggiungimento essendo fuori dal controllo degli amministratori stessi”. Infatti, la sopravvivenza economico-finanziaria di Acea Ato 5 appare contabilmente legata al numerose variabili: perfezionamento dei contratti di reverse factoring con i fornitori; esito favorevole della conciliazione e accoglimento del ricorso contro le tariffe decise dai sindaci.

Insomma, Acea Ato 5, in barba a tutti i movimenti per l’acqua pubblica e le iniziative di protesta, rischia di andarsene da sola. E’ bastato mettere gli uomini giusti al posto giusto.
Cesidio Vano

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