Regione Lazio. Nessuno firma la sfiducia, ‘irricevibile’ la mozione di Fratelli d’Italia


Da La Provincia Quotidiano del 19 aprile 2018

di Cesidio Vano
«Comunico che la mozione n. 7955 dell’11 aprile 2018, presentata dai consiglieri Ghera, Righini e Colosimo, non è ricevibile perché non sottoscritta da un quinto dei componenti del Consiglio, a norma dell’articolo 43 dello Statuto». A inizio della seduta di ieri mattina, il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, ha chiuso così quella che era stata annunciata come la prova del fuoco per la non-maggioranza del governatore Nicola Zingaretti. O, almeno, questo era lo spirito con cui proprio la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, aveva annunciato, come primo atto del gruppo consiliare del partito, la presentazione di una mozione di sfiducia per la decadenza del presidente della Regione. Ecco, quella mozione è stata sì presentata, ma non l’ha firmata nessuno dell’opposizione se non – in splendida solitudine – i tre consiglieri della Meloni, Fabrizio Ghera, Giancarlo Righini e Chiara Colosimo. Tutti gli altri non pervenuti: né dalle file del centrodestra, né da quelle dei Cinque Stelle, ai quali anzi, in questa fase di abbrivio della Legislatura, tocca per primi il ruolo, se non di ‘stampella’, almeno di benevolo ‘sostegno’ del Governo regionale, per una fiduciosa messa alla prova.
Zingaretti, in sede di replica, ha dato questa lettura alla giornata: «Un fatto politico si è determinato in questa settimana, la mozione di sfiducia presentata all’ufficio di presidenza da parte di un gruppo è stata respinta perché non ha raccolto le firme necessarie. Colgo in questa scelta l’affermarsi in questa Aula della volontà maggioritaria di provare ad andare avanti. Questo – ha aggiunto – ci carica tutti di una grandissima responsabilità. Ora si apre una nuova fase, un nuovo ciclo impegnativo e complicato, ma anche di grandissime potenzialità. A me spetta da oggi il compito di ridare a questa Aula un metodo e una possibile agenda condivisa».
Nel corso del suo intervento, Zingaretti ha toccato nuovamente i temi legati al buon andamento dei conti della sanità e all’imminente uscita dal commissariamento. «Alcune regioni vengono commissariate perché fanno dei passi indietro – ha detto Zingaretti sul monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza -. Altre vengono premiate perché fanno dei passi in avanti. Noi avevamo 153 punti nel 2013, 140 dieci anni fa, nell’ultimo tavolo di monitoraggio siamo a 176, dove dietro a ogni punto non c’è una chiacchierata fra amici, ma c’è la valutazione degli esiti delle cure». A conclusione del suo intervento, Zingaretti ha ricordato la scelta di nominare, dopo un decennio di commissariamento, un assessore alla sanità, che prima non c’era, come segnale di dialogo e confronto nella commissione Salute del Consiglio, in vista della conclusione del piano di rientro.

Pirozzi: «Indennità e diaria… Fa comodo!»
«Io sono per la sfiducia. Ma qui a tenere tutti incollati alla poltrona sono indennità e diaria. Zingaretti è un gran paraculo!».
La sintesi è nostra, il pensiero è di Sergio Pirozzi, consigliere regionale dello Scarpone che nel primo suo intervento in aula, lo scorso 11 aprile ha detto: «Io vi dico che in ventitré anni, e non è populismo, io mi sono vergognato dell’indennità: ho fatto il Sindaco a 660 euro netti al mese e capisco che può far gola l’indennità e altrettanto la diaria da consigliere regionale, perché se stai a Roma è la stessa diaria di chi viene dai confini dell’impero. E questo fa comodo! E fa comodo perché arrivano le frotte di persone che vogliono essere prese da te, per cui dai delle risposte lavorative. Si sono fatte trattative ad personam! Allora oggi, al netto della propaganda politica, io voglio sapere da questo Consiglio chi è maggioranza e chi è opposizione. Io sono per la mozione di sfiducia, perché, secondo me, se non si ha la maggioranza… E io apprezzo la furbizia del presidente Zingaretti. Dalle parti mie si dice: “È un gran paraculo”, con tutto il rispetto, perché gli voglio bene e perché tra uomini di Istituzioni ci si vuole bene».
Ma la franchezza delle parole di Pirozzi e la richiesta di chiarezza sono destinate per il momento a non avere risposte.
Più poltrone e commissioni
Nel frattempo, il leader della civica lo Scarpone continua a distinguersi dal resto della politica regionale. L’altro ieri, ad esempio, la conferenza dei capigruppo ha dato il via libera all’aumento del numero delle commissioni regionali dopo che, sull’onda riformatrice del post-Fiorito nel 2012 erano state ridotte alla metà. Pirozzi è stato l’unico che ha detto ‘no’, votando contro l’aumento (va registrata anche l’assenza di Parisi).
Per aumentare il numero delle commissione sarà ora necessario modificare il regolamento del Consiglio. L’esigenza è giustificata dal fatto che Zingaretti ha proposto di ‘collegare’ ogni commissione ad una delega assessorile in modo da renderne più snella l’attività. [CV]

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