Frosinone, operazione “Maschera” dissequestrate alcune aziende di trattamento rifiuti


Da La Provincia Quotidiano del 4 marzo 2013

di Cesidio Vano
Il Tribunale del Riesame ha accolto i ricorsi presentati da alcune società di trattamento dei rifiuti, disponendo il dissequestro e annullando la nomina degli amministratori giudiziari, limitatamente a quelle società, disposta dalla magistratura nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘Maschera’ che lo scorso 25 gennaio ha visto i carabinieri forestali eseguire una serie di provvedimenti cautelari su impianti e discariche in provincia di Frosinone e non solo.

In particolare, i giudici hanno ritenuto di condividere ampiamente le tesi dell’avvocato Francesco Scalia che ha assunto la tutela della società Sein Srl, sostenendo l’infondatezza delle accuse mosse dalla Dda di Roma, che ha coordinato la complessa indagine.

Nello specifico, le contestazioni riguardavano il codice assegnato ad alcuni rifiuti trattati che, secondo l’accusa, venivano declassificati anche in assenza di analisi chimiche esaustive, per consentirne il conferimento in discarica pur mantenendo, il prodotto in questione, un profilo, seppur precauzionale, di rifiuto pericoloso.

Il Riesame ha accolto le ragioni del ricorrente, di fatto minando l’intero impianto accusatorio dei Pm.

Conseguentemente sono stati annullati i provvedimenti firmati dal Gip con cui si ponevano sotto sequestro gli impianti che venivano, quindi, affidati – per non interrompere l’attività di trattamento dei rifiuti – a un commissario giudiziario, ora rimosso.

Stessa sorte anche per i provvedimenti cautelari impugnati da altre quattro società di trattamento rifiuti coinvolte nell’inchiesta.

Il blitz e i sequestri scattarono all’alba del 25 gennaio scorso quando i carabinieri diedero esecuzione a due decreti emessi dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda), nei confronti di 10 impianti di trattamento rifiuti e una discarica per rifiuti non pericolosi, eseguendo contestualmente anche a un decreto di perquisizione emesso nei confronti delle stesse aziende, di laboratori di analisi e di 25 indagati ai quali venivano, a vario titolo, contestati i reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e violazione di prescrizioni AIA. Destinatari dei provvedimenti, nell’ambito dell’operazione ‘Maschera’, sono stati  anche l’impianto di Colfelice della Saf e il sito di Roccasecca della società Mad.

Le due società, però, non sono tra quelle che hanno presentato ricorso per il riesame dei provvedimenti cautelari.

L’attività investigativa è giunta a ipotizzare l’esistenza di un traffico illecito di rifiuti, che coinvolge le aziende, finalizzato a smaltire rifiuti, ritenuti pericolosi, presso una discarica per rifiuti ‘non pericolosi’, nonché l’esistenza di una truffa aggravata e frode in pubbliche forniture per il mancato trattamento di Rifiuti solidi urbani (Rsu).

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