Frosinone. Autorizzazioni ambientali in cambio di favori e assunzioni: processo al via tra indagati vip e testimoni eccellenti


Da La Provincia Quotidiano del 26 novembre 2016

di Cesidio Vano
E’ iniziato ieri, in Tribunale a Frosinone, il processo sul rilascio, tra gli anni 2013 e 2014, delle autorizzazioni ambientali a diverse ditte e industrie operanti in Ciociaria da parte della Provincia di Frosinone e ritenute irregolari.

Gli imputati
Alla sbarra sono finiti l’ex commissario straordinario della provincia di Frosinone Giuseppe Patrizi, gli ex dirigenti del settore Ambiente Ferdinando Riccardi e Umberto Bernola, il funzionario provinciale Eulalia Patini, il direttore e dirigente del Consorzio Asi Massimiliano Ricci e Claudio Feracci, il sindaco di Settefrati Riccardo Frattaroli, la professionista Tiziana Ombres nella duplice veste di consulente della Provincia e, contemporaneamente, dei alcune ditte richiedenti, oltre a numerosi rappresentanti legali e amministratori delle società interessate dal rilascio di Aia (Autorizzazioni integrate ambientali) che – secondo la tesi accusatoria – sarebbero state emesse illecitamente e, in alcuni casi, dietro il conseguimento di utilità personali. In tutto, gli imputati sono una ventina.

Le accuse
Per tutti, a vario titolo, le accuse vanno dall’abuso d’ufficio in concorso, alla corruzione ed alla violazione di alcune normative ambientali.

Testimoni Vip
Nell’udienza di ieri è stato incardinato il processo, si sono costituite le ulteriori parti civili, tra cui la provincia di Frosinone e l’ex dirigente del settore Ambiente Angelo Fraioli e sono state presentate le liste testimoniali. Già qui c’è stato un primo colpo di scena, anche perché la difesa di Patrizi, assistito dagli avvocati Nadia Patrizi e Sandro Salera, ha chiamato a deporre nel corso delle prossime udienze, una serie di nomi eccellenti del territorio, a partire dal vescovo di Sora e Cassino Gerardo Antonazzo all’ex prefetto di Frosinone Eugenio Soldà, all’ex presidente di Unindustria Frosinone Davide Papa, al rettore del Santuario di Canneto don Antonio Molle, all’allora presidente della commissione regionale Attività produttive Mario Abbruzzese.
Le audizioni dei testimoni che saranno ammessi dal tribunale inizieranno con la prossima udienza del 21 marzo.

La difesa
Gli avvocati Salera e Patrizi sono convinti che questi testimoni sapranno spiegare esattamente come sono andate le cose e le ragioni e le motivazioni che hanno portato il commissario Patrizi a premere per il rilascio delle autorizzazioni ambientali solo al fine di sbloccare pratiche ferme da tempo e la cui ulteriore ristagnazione avrebbe potuto causare il blocco delle attività produttive interessate con tutti i problemi che ne sarebbero conseguiti in termine di occupazione.

In questo processo, in base alle strategie difensive già in parte spiegate in sede di udienza preliminare, si scontreranno due tesi: da una parte le difese spingeranno per dimostrare che negli atti assunti mancherebbe qualsiasi elemento psicologico del reato e, se qualche forzatura procedurale c’è stata, è stata solo per far sì che la pratica si sbloccasse e l’azienda potesse continuare l’attività senza ricadute sociali; dall’altra ci sono l’accusa e le parti civili che si batteranno per dimostrare le violazioni di legge, il pericolo cagionato all’ambiente e gli interessi privati che hanno mosso gli attori si questa vicenda.

Un processo all’inquinamento
Questo processo, oltre alla funzione di giustizia a cui assolverà, contribuirà anche a fornire tessere per comporre il complesso puzzle dell’inquinamento in diverse zone della Ciociaria, dove – secondo le tesi dell’accusa – le autorizzazioni agli scarichi in cielo o in acqua venivano accordate non in base a principi di tutela del suolo e dell’aria ma in base a elargizioni di favori.

Il sistema ‘Patrizi’
La Procura della repubblica, nei capi di accusa, parla chiaramente di un vero e proprio ‘sistema’, messo su da Patrizi con la disponibilità di Bernola, difeso dall’avvocato Domenico Marzi, che a sua volta avrebbe poi ricevuto la nomina a dirigente, finalizzato ad ottenere vantaggi e utilità per i medesimi due e per altri.

Assunzioni di parenti e amici
L’accusa sostiene che Bernola avrebbe assecondato le richieste di Patrizi a sbloccare questa o quella pratica ambientale di ditte che in cambio avrebbero, su richiesta di Patrizi, assunto o fatto lavorare suoi parenti e amici: nello specifico due nipoti, il cugino di un amico, e un ulteriore soggetto indicato da un altro conoscente, il tutto in tre diverse società poi prontamente fornite delle richieste Aia, magari senza stare tanto a guardare le procedure e la normativa.

La cacciata di Fraioli
Infatti – è sempre la tesi accusatoria che le difese sono convinte di poter rovesciare – tutte le vicende finite sotto l’esame degli inquirenti sono iniziate con il mancato rinnovo alla dirigenza del settore Ambiente della Provincia del funzionario Angelo Fraioli, che si era dimostrato fino a quel momento molto attento alla normativa e al rispetto delle procedure.

Patrizi non lo riconferma e al suo posto. In un primo momento, nomina Ferdinando Riccardi, che non aveva competenze in materia, e le funzioni proprie di responsabile le assegna, di fatto, a una figura non dirigenziale: Umberto Bernola, che solo successivamente – come detto – diventerà dirigente.

Le autorizzazioni al consorzio Asi
Tra gli episodi contestati c’è il rilascio dell’autorizzazione allo scarico del depuratore del Consorzio di sviluppo industriale, di cui Patrizi era anche vicepresidente, a Ceccano nonostante mancasse la valutazione di impatto ambientale (Via) e l’Arpa Lazio avesse trasmesso diversi rapporti per segnalare che l’impianto non rispettava importanti parametri chimici.
Ancora: c’è l’episodio del rilascio dell’autorizzazione per le emissioni in atmosfera delle caldaie dello stesso impianto di depurazione Asi sempre sprovvisto di Via ed in presenza di segnalazioni e rapporti di Arpa Lazio.

Nel collegio difensivo, tra gli altri, oltre ai legali Patrizi, Salera e Marzi, anche gli avvocati Tony Ceccarelli e Paola Pagliarella.

PER L’AUTORIZZAZIONE DEL DEPURATORE DI CANNETTO
SOTTO ACCUSA ANCHE IL SINDACO DI SETTEFRATI FRATTAROLI
Sotto processo, tra gli altri, è finito anche il sindaco di Settefrati Riccardo Frattaroli. La vicenda su cui si eserciterà il Tribunale di Frosinone è relativa all’autorizzazione concessa, provvisoriamente nell’aprile 2014, per l’utilizzo del depuratore a servizio del santuario di Canneto in occasione della festa della Madonna di Canneto a cui prendono parte migliaia e migliaia di pellegrini. Nella vallata che ospita il Santuario, infatti, sono stati realizzati i servizi igienici che debbono soddisfare le esigenze dei circa 10 mila fedeli. Per far funzionare quelli è stato costruito anche un depuratore che però non è in regola. Nel 2014 il rischio era che, senza quella autorizzazione, la festa non potesse svolgersi. E’ a quel punto – secondo l’accusa – che entra in scena il commissario della Provincia Giuseppe Patrizi, il quale, pressato da Frattaroli, chiama il dirigente Umberto Bernola e sollecita il rilascio dell’autorizzazione che arriva a stretto giro: la richiesta è del 29 aprile, il via libera è del giorno successivo. Tutto ciò – scrive negli atti la procura – in evidente mancanza di istruttoria, in presenza di prescrizioni non adempiute dallo stesso Comune, in assenza di documentazione tecnica. Inoltre, la pratica non viene esaminata dal funzionario preposto ma direttamente dal dirigente Bernola. Per l’avvocato che assiste Patrizi, Sandro Salera, però, gli inquirenti avrebbero dovuto chiedersi piuttosto perché un’opera costata milioni e realizzata da anni non fosse stata messa mai in funzione; “invece hanno indagato Patrizi che ha trovato la soluzione per garantire i festeggiamenti – altrimenti a rischio dopo secoli di tradizione – e non ha causato alcun danno all’ambiente, avendo autorizzato lo scarico dei liquami nel depuratore dove poi li ha fatti ricaricare con degli autospurgo”. Soluzione che però non ha convinto la Guardia Forestale che ha denunciato il primo cittadino ora sotto processo.
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