Acea. Comitati all’attacco sugli aumenti tariffari: il 2 settembre non c’è nulla da approvare


Da La Provincia Quotidiano del 29 agosto 2016

di Cesidio Vano
«Il 2 settembre non c’è nulla da approvare». Il popolo dell’acqua, i comitati per l’acqua pubblica si organizzano sul web in vista della riunione della Conferenza dei sindaci dell’Ato5, che dovrebbe tornare  a discutere di piano degli investimenti e piano economico finanziario per il periodo 2016-2019, oltre che delle modifiche alla Convenzione richieste dalle ultime norme emanate dell’autorità di vigilanza, l’Aeegsi.
Lo scorso luglio, come noto, la Conferenza, già convocata dal presidente Antonio Pompeo per le stesse incombenze, non ha trovato nessuna maggioranza, bocciando una dopo l’altra le quattro proposte avanzate dalla Segreteria tecnico operativa dell’Ato e da vari sindaci.

Il ragionamento che fanno i comitati per l’acqua pubblica è radicale ed ha una sua logica inattaccabile: se a febbraio i sindaci hanno messo in mora Acea per procedere alla risoluzione del contratto causa le gravi inadempienze contestate, non c’è nulla da deliberare fino a quando non si sarà deciso della risoluzione medesima.

Per rimuove le inadempienze ad Acea Ato5 sono stati concessi 180 giorni che scadranno a metà settembre. La delibera di messa in mora, come noto, è stata impugnata da Acea Ato5 davanti al Tar del Lazio e si è in attesa della fissazione dell’udienza per la trattazione.

Spiega bene la posizione dei comitati Mario Antonellis, portavoce del Coordinamento: «I Sindaci o loro rappresentanti, il 18 febbraio hanno dato un unico mandato a Pompeo, quello di attivare l’iter per la estromissione di Acea dai nostri territori. Il 2 Settembre quindi non c’è da discutere o approvare niente, tanto meno c’è da andare a trattare la permanenza del gestore, approvando un piano finanziario per il 2016-2019 e le tariffe che dovrebbero sostenerlo.

Pompeo sta quindi operando fuori legge con il supporto della Sto (segreteria tecnico operativa, ndr), che doveva essere cacciata in danno e che invece è stata addirittura gratificata con lauti incentivi».

In questi giorni, dal web, è stata lanciata anche un’altra iniziativa da parte dei comitati: l’invio di una mail al proprio sindaco ed al presidente dell’Ato5 Antonio Pompeo con cui, ricordato che è in atto la procedura di risoluzione, si invita a non adottare alcuna decisione alla riunione del 2 settembre e si chiedono, inoltre, le dimissioni dello stesso presidente e della Sto.

Ma dai comitati sospettano e temono anche che il gestore possa utilizzare la pianificazione degli investimenti come argomento di persuasione sulla posizione dei sindaci.

Spiega sempre Mario Antonellis: «Se da una parte Acea annaspa con i soliti problemi che puntualmente si materializzano ogni estate, dall’altra sta inondando i Comuni di progetti riguardanti opere future che però, come tutti gli addetti ai lavori sanno, nella maggioranza dei casi, il gestore avrebbe già dovuto realizzare. In pratica: l’Acea pretende che questi progetti vengano approvati prima della scadenza della decisione sulla risoluzione contrattuale. Lo scopo è ovvio. Ammesso e non concesso che si andasse verso la risoluzione contrattuale l’Acea avrebbe consolidato le “pezze d’appoggio” per contenziosi di centinaia di milioni di euro, e in ogni caso, una volta che le amministrazioni avessero approvato questi progetti difficilmente potrebbero poi sostenere le ragioni della risoluzione contrattuale.

Naturalmente avvertiamo che l’esasperazione è giunta al limite di non ritorno. Noi siamo per la risoluzione contrattuale e il ritorno all’acqua pubblica senza se e senza ma. Non escludiamo nulla, ivi compreso la rivolta nei municipi. Ripetiamo: sindaci avvisati “mezzi salvati”».

Parole di fuoco anche contro la dirigenza della Segreteria tecnico operativa che è ritenuta la responsabile della situazione

in cui si trova il servizio idrico integrato in Ciociaria. Dal Coordinamento sono sicuri di poter dimostrare che la responsabilità dei maggiori esborsi a cui sono chiamati gli utenti tramite i maxi conguagli è tutta della Sto: i 75 milioni di euro per il periodo 2006-2011, i 53 milioni per il periodo 2012-2015 e quelli futuri che si prospettano con l’approvazione delle tariffe 2016-2019.

L’ATO5 RIPROPONE LA STESSA DELIBERA GIà BOCCIATA IL 29 LUGLIO
Aumento delle tariffe idriche dell’8% ogni anno per i prossimi 4 anni. La proposta che il presidente Antonio Pompeo porterà in assemblea venerdì prossimo 2 settembre è la medesima che è stata già bocciata lo scorso 29 luglio. Il testo è stato messo a disposizione di tutti i sindaci, l’altro ieri, sul sito web dell’Ato5.

L’aumento dell’8% annuo è quello massimo consentito dal metodo tariffario.

Il piano degli investimenti (86 milioni di opere da realizzare da qui al 2019) e il piano economico finanziario prevedono uno sforzo economico che si aggira sugli 83 milioni/anno, il che comporterebbe un aumento tariffario – per garantire la copertura di tutti i costi – dal 57% al 60% nel quadriennio. Il metodo tariffario, però, impone il limite dell’8% di incremento annuo e quindi la gestione del servizio idrico nei prossimi 4 anni è destinata a generare conguagli a favore di Acea Ato5 per milioni di euro. Quanti? Secondo i calcoli di Acea si tratta di 79 milioni che potranno essere recuperati con le bollette dal 2021 in poi (e che si aggiungerebbero ai 53 milioni, già accertati per il periodo 2012-2015 ed ancora da versare). L’Ato5 sta tentando di tenere basso questo valore, non riconoscendo, da subito, alcuni costi (ma differendo la questione al prossimo anno) e applicando penali ad Acea per le inadempienze contestate (tra cui la mancata presa in carico del servizio idrico a Cassino centro). Tra l’altro – come già scritto – l’Ato5 non riconosce ad Acea una maggiore percentuale di recupero morosità, nonostante l’indicazione contraria dell’Aeegsi (l’authority di vigilanza), poiché l’evasione lamentata può essere recuperata tramite Equitalia dato che l’Acea è stata a ciò appositamente autorizzata dal ministero delle Finanze.

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