Fondi per la differenziata, che pasticcio! Provincia, 4,2 milioni a rischio


Da La Provincia Quotidiano del 26 giugno 2016

di Cesidio Vano
Una grana, bella grossa, che finisce sul tavolo del presidente della provincia Antonio Pompeo. Una grana ereditata dalle precedenti gestioni provinciali (Iannarilli prima e Patrizi poi) che riguarda l’assegnazione a Comuni e Unioni di comuni dei fondi regionali per la raccolta differenziata. Fondi, il cui utilizzo tra l’altro non è stato ancora rendicontato alla Regione, con il rischio concreto che possano essere revocati. Tutta colpa di una proroga annunciata e poi mai approvata, che è già costata alla Provincia due condanne: una davanti al Tar ed una davanti la Consiglio di Stato. Ma nessuno paga.
La vicenda inizia anni fa e riguarda gli oltre 4 milioni di euro che l’ente di piazza Gramsci mette a bando per le annualità dal 2009 al 2011. I destinatari sono i Comuni e le Unioni dei comuni della Provincia che possono avanzare progetti per ampliare, potenziare, avviare la raccolta differenziata dei rifiuti. Il bando prevede 60 giorni di tempo per presentare domanda ed elaborati. Poi, però, sul sito della Provincia appare un avviso da parte dell’allora assessore all’Ambiente, Fabio De Angelis, che comunica un allungamento dei termini. Ma la Giunta provinciale guidata all’epoca da Antonello Iannarilli non delibera mai alcuna proroga. Il risultato è che Comuni e Unioni, i quali hanno presentato le domande entro i termini originari, vengono inseriti nella graduatoria, gli altri – che hanno fatto affidamento sull’avviso di proroga – vengono esclusi. Sono 22 gli enti rimasti ‘fuori gioco’ per essersi fidati di quell’annuncio. Tra questi c’è l’Unione dei Comuni “Antica Terra di Lavoro” presieduta dal sindaco di San Giovanni Incarico, Antonio Salvati, che non ci sta e fa ricorso. Nel 2014, il Tar dà piena ragione all’Unione che aveva giustamente riposto fede in un avviso on-line pubblicato sul sito istituzionale dell’ente. Ed anche il Consiglio di Stato, a cui ha fatto ricorso la Provincia guidata all’epoca da Giuseppe Patrizi, conferma la sentenza: l’Unione ‘Antica Terra di Lavoro’ deve essere reinserita nella graduatoria e deve avere la sua parte di contributi regionali. Facile a dirsi, difficile a farsi.
La Provincia, finora, non ha mai dato esecuzione alle due sentenze dei giudici amministrativi. Il problema sarebbe che quei fondi sarebbero stati già ripartiti tra i pochi e fortunati Comuni ammessi in graduatoria (si tratta di Alatri 754 mila euro, Supino 161 mila, Frosinone 866 mila, Fumone 81 mila, Vico 20 mila, Boville 181 mila, Strangolagalli 151 mila e Ripi 24 mila). Di certo, però, le somme erogate non risultano rendicontate alla regione Lazio dove il bando risulta ancora oggi bloccato a causa proprio del ricorso al Consigli di stato (ricorso che però si è concluso ad agosto 2014). Il rischio che le somme finiscano perse è più che concreto, con la conseguenza che ne farebbero le spese sia i comuni aggiudicatari che la Provincia a cui l’Unione ‘Antica Terra di Lavoro’ ha già chiesto i danni attraverso lo stesso giudizio di ottemperanza presentato al Tar chiedendo la nomina del commissario ‘ad acta’ affinché venga fatta eseguire la sentenza sull’ammissione al finanziamento.
«Io ho chiesto a più riprese di dare seguito a quei giudicati, ma finora senza esito – spiega il presidente Salvati -. Mi auguro a questo punto che la Provincia non abbia provveduto a ripartire, tra i soli Comuni orginariamente ammessi, le somme a disposizione, il che sarebbe molto grave anche perché il Tar ha sospeso la graduatoria di assegnazione; né che nel frattempo, continuando ad ignorare il dettato dei giudici, le somme a disposizione siano cadute in perenzione. La Provincia ha finora ignorato ogni mio richiamo alla legalità su questo fatto. Non potrà più ignorare un provvedimento di ottemperanza». Ennesima patata bollente finita direttamente nelle mani del presidente Pompeo.

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