Gallinaro. Quando il vescovo si ‘travestiva’ per indagare sul Bambinello


Da La Provincia Quotidiano dell’11 giugno 2016

di Cesidio Vano
Per verificare cosa accadesse veramente presso la Cappella del Bambin Gesù di Gallinaro, dove accorrevano fino a qualche anno fa centinaia e centinaia di pellegrini ogni giorno, l’allora vescovo della Diocesi di Sora, monsignor Luca Brandolini, si camuffava da devoto e si mischiava ai tanti visitatori per osservare e capire.

Lo ha raccontato lo stesso monsignore al sito lafedequotidiana.it che ha ospitato a firma del collega Bruno Volpe un’intervista al prelato.

«Un paio di volte – ha raccontato Brandolini – mi sono infiltrato in incognito mimetizzandomi tra i seguaci e mi sono rafforzato nella mia idea, anche se la presunta veggente dava spazi di un ritorno alla normalità. Il peggio è arrivato dopo».

Brandolini è stato vescovo di Sora-Aquino e Pontecorvo dal 1993 ad inizio del 2013 seguendo con attenzione e anche di persona le vicende del Bambinello di Gallinaro riferendo alla Santa Sede.

Nell’intervista rilasciata al sito d’informazione religiosa Brandolini avanza gravi sospetti sull’attività lì svolta facendo riferimento anche al,a presenza della malavita (affermazioni che però ieri sera lo stesso monsignore ha smentito di aver fatto al cronista), poi dichiara giusta ed inevitabile la scomunica alla fine comminata a quanti aderiscono a quel culto.

«Per quel che riguarda i messaggi della presunta veggente Giuseppina Norcia – dice inoltre Brandolini -, ho ritenuto opportuno, non essendo stato convinto della bontà della cosa, istituire una apposita commissione e ho interessato la Congregazione per la Dottrina della Fede. Devo dire che almeno in uno stato iniziale le posizioni della Norcia non erano oltranziste ed in contrasto con la dottrina cattolica, ma pensavo che fosse possibile un rientro alla normalità».

Brandolini poi rivela di non aver voluto concedere un luogo di culto ad hoc per il Bambino Gesù e questo ha creato le prime tensioni con il movimento religioso che negli anni era molto cresciuto, con adepti  in tutto il mondo. Ma afferma: «Il peggio è arrivato dopo!» ed il riferimento è al momento in cui dopo la morte di Giuseppina Norcia, le redini del movimento finiscono nelle mani di Samuele Morcia. Per Brandolini, al quel punto, l’interesse economico e commerciale ha preso il sopravvento e se prima gli chiedevano una chiesa, poi gli sarebbe stato chiesta l’edificazione di un hotel per i pellegrini, di cui lui non ha voluto sentir parlare.
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I DEVOTI DEL BAMBINO GESù DI GALLINARO REPLICANO A MONSIGNOR BRANDOLINI

Precisazioni, smentite e annunci di azioni legali nei confronti di monsignor Brandolini, per le sue dichiarazioni sul Bambinello, sono arrivate a stretto giro di posta da parte della Chiesa Universale della Nuova Gerusalemme che ha pubblicato una lunga replica sul proprio sito ufficiale.

Al netto delle questioni da Tribunale, il movimento religioso contesta a Brandolini di esser stato l’artefice del deterioramento dei rapporti tra Giuseppina Norcia e la Curia di Sora avvenuto negli anni ’90. «Brandolini – si scrive – non ha mai creduto all’Opera di Giuseppina Norcia, come egli stesso afferma e conferma nell’intervista».

«Fu l’arcivescovo Minchiatti – si precisa – a benedire la Piccola Culla del Bambino Gesù, dapprima privatamente e, in seguito, pubblicamente, per opera dell’allora suo segretario particolare. Poi con l’avvento di Brandolini tutto mutò. Brandolini proibì la celebrazione della Santa Messa (che i suoi predecessori invece avevano permesso che venisse celebrata). Brandolini decretò non conforme alle norme canoniche il libretto di preghiera “Una Culla per Gesù Bambino nella Terra di Gallinaro”, che era stato redatto da un altro sacerdote diocesano, che era stato invece nominato dal vescovo Minchiatti. Brandolini derubricò con disprezzo le rivelazioni ricevute da Giuseppina Norcia come “semplici meditazioni personali”, che in quanto tali non potevano essere divulgate (ma se veramente erano solo “semplici meditazioni personali”, perché temere la loro diffusione?)».

Quindi un attacco personale a Brandolini sul tema dell’omosessualità nella Chiesa e quindi la replica: «Con quale coraggio il vescovo Brandolini millanta che i parenti di Giuseppina Norcia gli avrebbero “proposto di costruire una specie di hotel, un pensionato per accogliere i pellegrini”? Tale affermazione è falsa e destituita di qualsiasi fondamento. Né Giuseppina Norcia né alcun suo parente o familiare ha mai pensato di coinvolgere il vescovo Brandolini in simili iniziative, né Samuele Morcia lo ha mai reso partecipe di quelle che Brandolini definisce “rivelazioni private”».

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