Acea. Ricorso al Tar contro la fusione e i verbali ‘inguaiano’ Ato e sindaci


Da La Provincia Quotidiano del 25 aprile 2016

di Cesidio Vano
L’Acea Ato5 fa ricorso contro il parere negativo dato dai sindaci alla fusione societaria tra il gestore del servizio idrico in Ciociaria e quello che opera su Roma e provincia. La vicenda, tutt’altro che marginale, rischia di avere ricadute anche sull’iter avviato dagli stessi sindaci per giungere alla risoluzione del contratto con Acea, poiché al centro delle contestazioni c’è il pasticciato metodo di voto adottato, lo scorso 18 febbraio, dall’assemblea guidata da Antonio Pompeo per varare i due provvedimenti: prima quello della risoluzione e poi quello contro la fusione societaria.

Si è proceduto infatti, in entrambi i casi, non con l’appello nominale ma con l’assenso dato per alzata di mano che non è in grado di garantire il computo della doppia maggioranza necessaria, quella dei presenti e quella della popolazione rappresentata.

Ma a complicare le cose, ci sono anche i verbali stenografici della seduta, nei quali proprio il presidente Pompeo, poco prima di mettere al voto il provvedimento, afferma, riferendosi ai componenti dell’assise, che: «qualcuno è andato via», ritenendo per tale motivo non corretto consentire una nuova votazione sulla precedente delibera (quella per la risoluzione) che alcuni sindaci chiedevano, proprio temendo che il solo voto per alzata di mano potesse inficiare l’avvio della procedura di risoluzione contrattuale.

La circostanza fornisce facili argomenti agli avvocati di Acea per chiedere al Tar di annullare l’atto adottato nell’incertezza dei presenti e dell’esito del voto. Anche perché di incongruenze in tale operazione ce ne sono anche altre. Gli stessi avvocati di Acea riscontrano che, il giorno dopo il voto, il rappresentante del Comune di Isola del Liri dichiara alla stampa di non aver votato la delibera sulla fusione societaria poiché aveva volontariamente abbandonato l’aula, mentre nell’atto deliberativo risulta presente e favorevole.

A sbrogliare la matassa dovranno essere (ancora una volta) i giudici del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, ai quali – come detto – si è rivolta Acea Ato5.

Il ricorso è stato notificato nei giorni scorsi all’Ato e la decisione potrebbe avere ricadute anche sulla validità della delibera, propedeutica alla risoluzione del contratto e che pure Acea ha annunciato di voler impugnare, con cui si sono contestate le inadempienze di Acea Ato5. Delibera assunta con lo stesso pasticciato metodo di voto, a cui – anche se segnalato ed espressamente richiesto, come fatto dai sindaci di San Donato e San Giovanni Incarico -, Pompeo non ha voluto porre rimedio.

Ma le contestazioni di Acea non si soffermano solo sulla correttezza del metodo di votazione adottato. Il gestore idrico ritiene che l’atto sia viziato anche da una serie di altre violazioni.
Anzitutto, i legali di Acea ricordano che la legge di Stabilità 2015 ha indicato proprio la strada dell’aggregazione per migliorare le gestioni dei servizi a rete come quello idrico e quindi sostengono che, in merito alla fusione, il benestare dell’Ato5 doveva limitarsi – come indicato dalla legge e dalla convenzione – alla sola valutazione relativa al mantenimento delle garanzie tecniche, economiche, finanziarie nonché inerenti la natura dell’azionariato del soggetto gestore risultante dalla fusione medesima. Mantenimento non contestato anche perché è essenzialmente lo stesso soggetto (Acea Spa) a succedere a se medesimo.

L’Ato5 sarebbe andato però oltre, formando il proprio parere (contrario) o volendolo formare su valutazioni (come quella sul piano di fusione) che esulavano dalle proprie competenze. Inoltre, la delibera con cui è stato espresso il diniego sarebbe – secondo Acea – priva di motivazioni poiché si limiterebbe a richiamare quelle espresse dalla perizia legale richiesta sul punto (perizia senza carattere conclusivo), ma non scrutinandole al fine di formare e motivare il proprio convincimento.

Acea, nel proprio ricorso, fa poi rilevare che la giurisprudenza in materia si è finora consolidata nel concludere come la fusione per incorporazione (come sarebbe quella tra Acea Ato2 e Acea Ato5) non dà vita ad un soggetto altro e diverso, ma lascia convivere le precedenti società, nel medesimo soggetto risultante dall’incorporazione.

Stralci dal verbale stenografico
Di seguito gli stralci del verbale stenografico del 18 febbraio relativo alla votazione della delibera contro la fusione Acea Ato2-Acea Ato5, in cui si rimette in discussione anche la votazione sulla risoluzione contrattuale e in cui Pompeo ammette che dopo la prima votazione alcuni sindaci sono andati via. Il presidente prova a far ripetere la prima votazione, poi rinuncia proprio perché alcuni non c’erano più. Chiede la votazione per appello nominale per la seconda delibera, poi rinuncia anche a questa.

Comune di S. Donato: Capisco la stanchezza e le questioni, io però vi chiedo un sacrificio in più perché noi abbiamo deliberato il procedimento di risoluzione ai sensi dell’art. 34 su voto palese, io non vorrei che su questa cosa possa infilarsi qualcuno, quindi ti chiedo Antonio cortesemente […] Quindi ti chiedo di rivotare la proposta di delibera per voto nominale”.

Presidente Pompeo: Scusate! Rifacciamo la votazione del punto precedente e poi mettiamo in votazione questo”.
(Interventi fuori microfono)
Presidente Pompeo:Allora veloci, la proposta dell’Autorità d’Ambito per inizio della procedura di risoluzione, prego. Siamo in silenzio siamo veloci”.
(Interventi fuori microfono)
Presidente Pompeo: Qualcuno è…, c’ha ragione”.
(Interventi fuori microfono)
Presidente Pompeo:Allora votiamo, qualcuno è andato via non è corretto. Votiamo il punto due all’ordine del giorno […] Questo facciamolo per chiamata nominale, silenzio e veloci”.
(Interventi fuori microfono)
Presidente Pompeo:Anche questa palese? Viene richiesto anche in questo caso il voto palese. Quindi chi è favorevole alzi la mano. […] Unanime. Grazie e buona serata”.

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