Acqua. I Sindaci decidono oggi sulla fusione Acea Ato2-Acea Ato5


Da La Provincia Quotidiano del 18 febbraio 2016

Fin nel recente passato, l’incognita maggiore nelle riunioni dei sindaci dell’Ato5 era quella del numero legale, puntualmente venuto a mancare – o non raggiunto – nei momenti cluo, in cui si doveva decidere su questioni essenziali.
Questo pomeriggio, quando la Conferenza dell’Ato si riunirà per deliberare sull’avvio della procedura di risoluzione e per decidere sulla fusione per incorporazione dell’Ato5 ciociaro con quello romano (Ato2), il problema non dovrebbe porsi. I numeri non dovrebbero mancare.
Non è stato così, invece, ieri a Roma, dove si riuniva la Conferenza dei sindaci dell’Ambito romano per esprimere il proprio parere sull’operazione di fusione Ato2-Ato5. E’ bastata l’assenza di Roma per far saltare la seduta.
La capitale, del resto, ha un peso straripante nella maggioranza dell’Ato2 ed è anche il socio di maggioranza assoluta di Acea spa.
Per Acea, il mancato pronunciamento del parere sulla fusione avrebbe fatto scattare il ‘silenzio assenso’ previsto, trascorsi 30 giorni dalla richiesta, dalla Convenzione romana. Per i sindaci del ‘no’, invece, la nota della Sto-Ato2, che chiedeva chiarimenti e documenti, avrebbe invece interrotto i termini.
In Ciociaria, in merito alla fusione, la situazione è prossima a quella di Roma. Qui da noi la Convenzione prevede che il parere favorevole o il diniego motivato debba essere espresso entro il 60° giorno, poi scatterà il silenzio assenso. E il 60° giorno cadrà il prossimo 21 febbraio, anche se, pure qui, qualcuno ritiene che la richiesta di documenti e chiarimenti fatta dalla Sto ad Acea abbia interrotto i termini. Vedremo.
La questione sarà affrontata in assemblea dopo il voto sulle inadempienze ammesso che resista il numero legale. Ma la questione non è tecnicamente competenza dell’assemblea, perché la convenzione – in modo limpidissimo – stabilisce che la decisione deve essere assunta dal presidente dell’Ato5, sentita la Sto e la Consulta, che hanno detto – quest’ultime – di non essere in grado di esprimere pareri. La palla, insomma è stata girata al plenum dei sindaci, ma alla fine la firma sotto il motivato diniego dovrà essere quella del presidente Antonio Pompeo, almeno che non si stia giocando con le carte per far sì che alla fine sia il Tar – e sarebbe l’ennesima volta – a fare quello che chi è tenuto per legge non vuole fare. [CV]

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