Acqua. Dopo il voto dei sindaci, Acea ha i decenni contati


Da La Provincia Quotidiano del 19 febbraio 2016

di Cesidio Vano
Se si voleva dare un segnale politico ad Acea, l’obiettivo è stato centrato
in pieno. Ieri, la Conferenza dei sindaci dell’Ato5, al gran completo (75 comuni presenti su 86 e per una popolazione rappresentata di 455.481 cittadini, pari al 94,95%), ha votato – alla fine di una discussione durata quasi 5 ore, l’avvio della procedura per giungere alla risoluzione del contratto con il gestore idrico poiché inadempiente.

Procedura che vedrà, come primo atto, l’invio di una ‘diffida’ ad Acea Ato5 spa affinché provveda a tutte le opere, previste nel piano di investimenti approvato ma non realizzate. L’assemblea ha fissato il termine massimo di 180 giorni (sei mesi), come indicato dalla Segreteria tecnico operativa (Sto), entro cui Acea deve dimostrare di essersi data da fare. Decisione a cui si è giunti dopo ore di discussione tra la proposta formulata da alcuni
sindaci che volevano ridurre a 90 (tre mesi) i giorni da concedere e quelli che invece ritenevano di sostenere l’indicazione della Sto.
DELIBERA CALIGIORE E DELIBERA STO
La discussione si è essenzialmente incentrata su
due punti: il primo relativo a quale proposta di delibera bisognava porre come base per eventuali emendamenti; il secondo – come già detto – quanto tempo di diffida bisognava concedere ad Acea.
Il presidente Pompeo ha proposto un testo base elaborato dalla Sto, che però diversi sindaci, a partire da quello di Ceccano Roberto Caligiore, hanno contestato perché non depositato entro le 24 ore agli atti della Conferenza.
Lo stesso Caligiore ha quindi insistito per sviluppare il confronto sul testo di delibera da lui presentato assieme ad altri numerosi sindaci e protocollato in provincia già il giorno prima. Alla fine è passata la linea
Pompeo-Sto e il fronte Caligiore ha aderito “pur di votare per la risoluzione del contratto”.
CHI È FAVOREVOLE ALZI LA MANO…
Se, in questo modo, il segnale politico al gestore c’è stato, sulla delibera, come formulata e come alla fine votata, si addensano invece molte perplessità.
Il voto finale dell’atto – dopo alcuni emendamenti votati correttamente
per appello nominale – è stato espresso per alzata di mano, quasi per acclamazione veramente, in un’aula in cui c’erano non solo i sindaci o loro
delegati, deputati ad esprimere o meno il consenso, ma anche molte persone che semplicemente assistevano alla riunione. Il voto per alzata di mano, inoltre, non è idoneo a garantire il rispetto della doppia maggioranza richiesta all’assemblea per deliberare: quella del numero dei comuni (e fin qui può pure funzionare) e quella del numero degli abitanti, che a colpo d’occhio neanche Pico Della Mirandola riesce a computare.
I verbalizzanti della segreteria, però, pare ci siano riusciti ed avrebbero
certificato: 74 favorevoli, 1 contrario (Antonio Salvati) e 11 assenti. Dati che, in realtà, sembrano ‘ricavati’ dalla precedente votazione per appello nominale, ma che non possono essere utilizzati anche per quella successiva: nel frattempo, ad esempio, alcuni sindaci potrebbero essere usciti. Ma quello che resta da capire è come sia stato possibile dire che ci fosse anche un contrario, con una votazione in cui si chiedeva: alzi la mano chi è favorevole. L’avrà dichiarato dopo, direte. Appunto: ha votato dopo la votazione. Vabbè.
SI ATTENDE LA PUBBLICAZIONE
Quelli detti sono i numeri forniti ai giornalisti nell’immediatezza del voto, poi bisognerà leggere la delibera quando sarà pubblicata per capire come risulterà l’esito, anche perché nel comunicato stampa ufficiale di ieri sera l’Ato5 afferma che il voto è stato favorevole all’unanimità dei
presenti. E Salvati se ne farà una ragione.
RIVOTIAMO… MEGLIO DI NO
La situazione è apparsa così pasticciata tanto che il sindaco di San Donato
Enrico Pittiglio, anche su iniziativa del primo cittadino di Veroli Simone
Cretaro, ha formalmente chiesto che la delibera fosse rivotata con appello
nominale, richiesta respinta, parrebbe perché nel frattempo molti primi cittadini avessero già guadagnato l’uscita. Insomma, forse a rifare l’appello si sarebbe scoperto che il numero legale era bello che andato. Ciononostante, si è passati alla votazione dell’ulteriore punto all’ordine
del giorno: il parere da dare sulla richiesta di fusione tra Acea Ato2 e Acea Ato5. Anche qui il voto è stato, inevitabilmente, per alzata di mano: tutti favorevoli a fornire indicazione negativa.
ACEA PUÒ STARE TRANQUILLA
Con queste premesse, bisognerà vedere quanto l’atto riuscirà a resistere alle censure che molto probabilmente il gestore potrebbe promuovere con un ricorso. Più di qualcuno ha detto che con questo pasticcio Acea può stare tranquilla a partire dallo stesso Antonio Salvati, tra i più agguerriti
sindaci del fronte Anti-Acea, che alla fine ha votato contro l’avvio della risoluzione perché la delibera «è sbagliata, carente e votata in modo
irregolare».
Ed effettivamente, quello che manca nella delibera (e che è mancato ieri anche durante tutte e 5 le ore di discussione) è l’indicazione di quali siano le inadempienze, precise e puntuali, che si contestano ad Acea. Si dirà: sono contenute nella relazione della Sto! Di quella, però, il dispositivo della delibera non fa alcun riferimento, come di certo
manca una valutazione, su cui l’assemblea avrebbe dovuto esprimersi,
della gravità delle inadempienze riscontrate: sono davvero tali da legittimare in futuro la risoluzione del contratto o rischiano di trasformarsi in un boomerang per Comuni e cittadini?
E pensare che la proposta di delibera presentata
da Caligiore e i colleghi sindaci era invece, da questo punto di vista, molto più dettagliata e puntuale. Ma non è stata presa in considerazione.
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