Tassa rifiuti, Il Tar sospende gli aumenti decisi dalla Regione Lazio per la Ciociaria: evitata la stangata da 12 milioni di euro


Da La Provincia Quotidiano del 30 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Il Tar del Lazio, sezione di Latina, ha sospeso l’efficacia della determinazione regionale con cui la Pisana aveva aumentato la tariffa che i comuni della Ciociaria debbono pagare alla Saf spa di Colfelice per il conferimento dei rifiuti presso l’impianto di preselezione (leggi qui e qui).
I giudici amministrativi, infatti, hanno accolto la misura cautelare chiesta con il ricorso contro tale provvedimento, che rincarava il costo dello smaltimento rifiuti e quindi la bolletta ai cittadini, presentato dal Comune di San Giovanni Incarico.
L’aumento della tariffa, dovuta dai comuni alla Saf, era stato deciso dalla Regione Lazio nell’ottobre dello scorso anno dopo che si era raggiunto un’intesa, tra la stessa Regione e la Saf spa, finalizzata a dar seguito ad un’altra e precedente sentenza della giustizia amministrativa con cui erano stati riconosciuti, al gestore della discarica di cui si serve la Saf per il deposito dei rifiuti trattati e dei sovvalli, circa 12 milioni di euro a risarcimento del danno causato dal ritardo, durato 4 anni, con cui sono state stabilite le tariffe definitive per l’accesso dei rifiuti trattati in discarica.
Benché il ritardo fosse imputabile alla Regione Lazio e, prima, al commissario governativo (che ha gestito l’emergenza rifiuti fino al 30 giugno 2008), Regione e Saf avevano deciso di far pagare ai Comuni il risarcimento milionario, ritenendo che le amministrazioni locali avessero comunque goduto di un vantaggio nei quattro anni di inadempienza.
Far ricadere, però, l’obbligo di pagare il risarcimento sui comuni avrebbe comportato che a tirare fuori i soldi, alle fine, sarebbero stati i cittadini con un’inevitabile ricaduta di aumenti sulla Tassa dei rifiuti, la Tari appunto. Il tutto nonostante la sentenza di condanna del Tar a risarcire la discarica fosse stata pronunciata contro Regione e Governo.
Ieri, grazie all’iniziativa del sindaco Antonio Salvati mentre altri hanno fatto solo chiacchiere (leggi qui), la vicenda è giunta davanti al Tar di Latina per la fase cautelare. I giudici hanno accolto la sospensiva con un’ordinanza che lascia molto ben sperare anche per il merito. Nel provvedimento, infatti, si legge:
«il ricorso appare assistito da <+Corsivo_chiaro>fumus boni juris<+testo Chiaro>, in quanto la tesi della Regione (…) confonde il diritto di credito inerente ai rapporti tra le due società con la condanna giudiziale della Regione al risarcimento del danno da ritardo. Ciò trascura: a) la colpevole inerzia imputabile alla Regione, b) la circostanza che la differenza tra il riferito diritto di credito e la condanna giudiziale era stata delineata dalla sentenza del T.A.R. Lazio (…), c) il fatto che nell’un caso si tratta di obbligazione di valuta e nell’altro caso di obbligazione di valore.
Provvedimento sospeso, quindi, e spese di giudizio poste a carico di Regione e Saf.
«E’ stata una grande vittoria a favore dei cittadini e dei nostri figli – ha detto il sindaco Antonio Salvati -. Ringrazio, per l’assistenza ed il lavoro fatto, l’avvocato Italico De Santis. I cittadini di tutta la provincia stavano rischiando di pagare, di propria tasca, ben 12 milioni di euro che invece spetta pagare alla Regione. Solo la Regione Lazio riesce a porre in essere simili attività vergognose!».
Altro ricorso (leggi qui e qui), non giunto ancora all’esame del Tar, è stato presentato congiuntamente anche dai comuni di Arpino, Ceprano, Fontana Liri, Pofi, Pontecorvo e Torrice.

Scarica l’ordinanza del Tar

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