«No ai 75 milioni ad Acea». Questa volta sono i cittadini a riccorrere al Tar: «L’Ato5 ha violato le prescrizioni del Commissario ad acta»


Da La Provincia Quotidiano del 30 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Questa volta, a muoversi, sono direttamente gli utenti. Alcuni cittadini, infatti, si sono rivolti al Tar di Latina denunciando diverse illegittimità, nell’operato dell’Ambito territoriale ottimale, occorse nella fase seguita all’emanazione del decreto, firmato dal commissario ad acta, con cui, il 30 maggio 2013, sono stati riconosciuti al gestore idrico Acea Ato5 spa 75,1 milioni di conguaglio, a copertura dei maggiori costi e delle maggiori spese sostenute, al termine della revisione tariffaria per il periodo 2006-2011, durante il quale l’assemblea dei sindaci non aveva provveduto a stabilire le tariffe idriche definitive.
I ricorrenti, assistiti dall’avvocato Maria Lucia Forte, contestano il mancato rispetto da parte dell’Ato5 e della segreteria tecnico-operativa (Sto) di alcuni precisi punti del decreto commissariale che, nel riconoscere al gestore l’ingente somma risarcitoria, stabilivano e prescrivevano anche delle procedure e delle valutazioni da svolgersi affinché quell’esborso milionario non ricadesse solo sulle tasche degli utenti attraverso le bollette (cosa poi puntualmente avvenuta).
Lo stesso avvocato Forte così sintetizza la vicenda: «Il commissario ha disposto che la segreteria tecnica dell’ATO5 avrebbe dovuto definire gli strumenti, i meccanismi e gli importi finalizzati al riconoscimento dei conguagli. Ma l’Ato 5, in spregio a quanto specificamente ordinato dal commissario ad acta, ha posto a carico degli utenti somme a conguaglio per i periodi temporali indicati, senza che le stesse fossero liquide ed esigibili; in buona sostanza ha “preso” la somma indicata dal commissario come limite massimo dell’ammontare degli scostamenti e l’ha divisa per il volume di acqua erogato e l’importo unitario ottenuto è stato moltiplicato per i consumi del 2012 e messo a carico degli utenti del 2014; ha poi addebitato l’intero conguaglio agli utenti attivati tra il 2006 e il 2012.
I ricorrenti hanno adito il Tar perché ordini ad Ato 5 di eseguire correttamente le disposizioni della determina del commissario ad acta; dichiari sicut non essent gli atti di conguaglio; condanni Acea Ato 5 a restituire loro le somme richieste senza corretto titolo giustificativo. L’udienza è fissata per il 10 marzo».
Nella relazione che accompagnava il decreto, firmata dallo stesso commissario, venivano fornite più indicazioni su come procedere per evitare il salasso agli utenti e soddisfare ugualmente il debito verso Acea. Una di quelle strade – come all’epoca vi abbiamo riferito da queste colonne – fu anche tentata dalla Sto: i 75 milioni di euro – proposero gli allora responsabili della segreteria Edmondo Vivoli e Massimo Pilozzi – potevano essere pagati attraverso le economie dei canoni concessori, in rate annuali da lì alla fine dell’appalto (2032).
Economie che si registrerebbero tra quanto Acea deve versare all’Ato per il noleggio delle reti, per i mutui relativi alle opere idriche cedute dai comuni e per lo stesso funzionamento della Sto e quanto, invece,
effettivamente serve a coprire tali costi. L’Acea, in sostanza, avrebbe versato annualmente importi più bassi per i canoni concessori recuperando la somma dovuta. La proposta sembrava piacere ad entrambe le parti, poi però è stata accantonata. I sindaci non hanno voluto rinunciare a niente e ad Acea hanno chiesto, in sintesi, di passare all’incasso tramite le bollette e di riversare così la parte dei canoni ai Comuni, che erano rimasti a ‘secco’ dal 2008. Quando, oggi, i Comitati per l’acqua pubblica parlano di Acea quale ‘esattore’, si riferiscono proprio a questo accordo ‘segreto’ – mai riconosciuto – tra Consulta dei sindaci e gestore idrico. E qualcuno se ne fa anche un vanto.

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