Acqua. Cacciare Acea? Ecco perché tutto resterà com’è


Da La Provincia Quotidiano del 22 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Si farà la fusione. Non si farà la risoluzione.
L’Acea Ato2 Spa, che gestisce il servizio idrico su Roma e provincia, incorporerà l’Acea Ato5 Spa, che opera in Ciociaria. L’operazione tra le due società non può non avere via libera, essenzialmente perché è la stessa società che subentra a sé medesima, essendo entrambe le spa al 95% circa controllate dalla casa madre Acea Spa. I requisiti tecnico-economici che debbono essere valutati per dare il parere, sono, in sostanza, sempre gli stessi. Dunque non c’è motivo di dire ‘no’. Inoltre, se ciò non bastasse, mercoledì c’ha pensato il Premier Matteo Renzi a varare un decreto che incentiva proprio le fusioni tra le spa locali che si occupano di servizi pubblici, dall’acqua ai rifiuti: aggregazione su base territoriale, con la creazione di ‘distretti’ che dovrà individuare la Regione. Addio dunque anche alla legge regionale che voleva gli Ambiti di bacino, mentre l’Ato unico sembra essere dietro l’angolo e con quello il gestore unico.
La risoluzione contrattuale non si farà.
Sì, i sindaci l’avvieranno: contesteranno pure ad Acea questa o quell’inadempienza, assegneranno alla società un termine congruo per adempiere e controdedurre.
La vicenda andrà avanti almeno fino a settembre prossimo e nel frattempo si sarà passati indenni l’appuntamento con le urne. Anzi si sarà fatta una campagna elettorale sventolando le delibere per ‘cacciare’ Acea. Ma, poi, però…
Poi, però, quando bisognerà tirare le somme si dovrà necessariamente fare i conti con le carte. E, fino al 2012, l’inadempienza maggiore – che ci sta costando 75,1 milioni di euro – sentenze alla mano è solo quella della Conferenza dei sindaci che ha omesso di fissare le tariffe definitive dal 2006 al 2011, fornendo così un alibi formidabile, già vantato nelle aule giudiziarie, dal gestore. Le inadempienze successive al 2012 sono tutte da verificare in termini di continuazione e gravità, tanto che l’Autorità d’Ambito ha chiesto alla Sto una relazione al riguardo, per sapere se ci sono o meno le condizioni per procedere alla risoluzione.
La Sto dirà cosa Acea non ha fatto, Acea dirà cosa ha fatto e i sindaci dovrebbero a qual punto deliberare la ‘cacciata di Acea’.
Si troveranno davanti, in quel momento, il peso di un’azione giudiziaria da centinaia di milioni di euro che il gestore sicuramente azionerà, senza avere, i sindaci, alcuna certezza sull’esito del giudizio. E’ una storia che si è già vista in passato e nessuno ha avuto il coraggio di votare. Inoltre, anche se mandata via, l’Acea manterrà la gestione per altri 18 mesi entro cui dovrebbe essere scelto il nuovo gestore. A quel tempo, però, ci ritroveremmo con nuovi amministratori locali, nuovo presidente dell’Ato, nuova organizzazione della gestione idrica a livello regionale. Insomma, sarà cambiato tutto, per non cambiare niente.

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