Frosinone. Acqua, altro che risoluzione contrattuale: la convenzione con Acea va rinnovata obbligatoriamente entro aprile


Da La Provincia Quotidiano del 18 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Mentre i Comuni ciociari, perseguendo strade diverse, stanno man mano votando delibere di consiglio finalizzate ad avviare la risoluzione del contratto con il gestore idrico Acea Ato5 Spa ai sensi degli art. 30 e 34 della convenzione di gestione, la medesima convenzione che disciplina, appunto, il servizio idrico tra l’Ato5 e l’Acea dovrà essere modifica e riscritta. L’autorità nazionale che vigila sul settore, l’Aeegsi, ha infatti emanato, lo scorso 23 dicembre, uno schema-tipo a cui tutti i contratti attualmente in essere debbono conformarsi.
Lo schema prevede gli elementi minimi che debbono essere inseriti in convenzione, secondo la legislazione e normativa nel frattempo modificatasi e sviluppatasi. C’è la previsione di sanzioni e penali, obblighi e doveri tanto per gli enti d’ambito che per i gestori.
L’operazione va fatta in occasione della predisposizione della nuova tariffa idrica per il periodo regolatorio 2016-2019 da deliberarsi entro il prossimo 30 aprile. Ad ogni modo l’obbligo di rendere conforme la convenzione a quella tipo dettata dall’Aeegsi va assolto entro 180 giorni dalla pubblicazione del provvedimento dell’Autorità (23 dicembre 2015).
La nuova convenzione va quindi trasmessa, entro i termini detti, alla stessa Aeegsi.
Il tutto avviene, come noto, mentre Acea Ato5 spa si appresta ad essere inglobata per accorpamento nella consorella Acea Ato2 spa, gestore su Roma e provincia, che subentrerà quindi anche in Ciociaria, con la conseguenza che, nel giro di qualche mese, la questione idrica avrà una nuova ‘pelle’ e nuove regole: una nuova società di gestione e una nuova convenzione che la regolamenta. Sempre che, prima, non si giunga davvero alla risoluzione del contratto per dichiarata inadempienza di Acea Ato5 (o Ato2), decisione che, come noto, spetta all’assemblea dei sindaci dell’Ambito territoriale ottimale, i quali, finora, una maggioranza in tal senso non sono mai riusciti a metterla assieme. Anzi hanno spesso preferito mettere in campo tutte le arti del menar il can per l’aia, pur di rinviare la questione, nei casi in cui pure è giunta all’esame: dal 9 settembre 2013 si attende infatti l’annunciata e richiesta seduta con all’ordine del giorno ‘la cacciata’ di Acea. Al contrario, i sindaci hanno in mano un parere legale, pagato tra l’altro fior di quattrini, che ‘sconsiglia’ di avviare il contenzioso con Acea perché l’esito sarebbe tutto da verificare e il rischio sarebbe quello di imbarcarsi in una causa milionaria per poi perderla. Del resto, dopo oltre 10 anni di gestione e cumuli di provvedimenti giudiziali intercorsi, le ragioni e i torti stanno tanto da una parte che dall’altra.
Per questo, se l’opzione ‘risoluzione contrattuale’ non avrà i numeri prima della fusione Ato2-Ato5 e della firma della nuova convenzione, sembra difficile che possa averli in futuro. Il muro contro muro ha finora prodotto un servizio scadente, insufficiente e inefficace; un salasso da 75 milioni di euro (che i sindaci hanno voluto, alla fine, far pagare direttamente ai cittadini tramite le bollette) ed a breve rischia di produrre ancora un ulteriore ‘purga’ da 38 milioni d’euro quando e se l’Autorità di vigilanza delibererà sulle tariffe definitive per il 2014 e 2015.

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