Acqua. Si approssimano le elezioni ed i sindaci riscoprono i disservizi idrici e la guerra ad Acea


Da La Provincia Quotidiano del 14 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Con l’approssimarsi dell’elezioni amministrative e dopo un lungo silenzio, era inevitabile che tornasse al centro dell’attenzione dei politici la vicenda del servizio idrico integrato e quindi della gestione che ne sta facendo Acea Ato5 Spa.
L’argomento, soprattutto se affrontato di pancia, è troppo ghiotto e potenzialmente redditizio nell’urna per non curarsene. Così la politica, dopo aver latitato nei momenti in cui avrebbe dovuto decidere e dopo aver concesso ad Acea di fare e disfare a proprio piacimento (la vicenda della rinuncia alla sospensiva sul riconoscimento dei 75 milioni di maxi conguaglio e la mancata opposizione all’inserimento di quella voce in bolletta ancora grida vendetta!) ecco che si butta a peso morto sull’argomento, cercando di intercettare il malcontento degli utenti, spremuti dalle tariffe ma soprattutto dal maxi conguaglio, per farsene giustiziere.
A questo risveglio dei politici sul tema della gestione idrica ha contribuito sicuramente la strigliata che, solo alcuni giorni fa, l’ex presidente della Provincia Antonello Iannarilli ha fatto proprio agli esponenti del suo partito, Forza Italia, ricordando che troppo spesso hanno preso posizioni accomodanti con il gestore, soprattutto da quando Destra e Sinistra amministrano assieme la Provincia.
Ieri, i sindaci di Forza Italia, guidati dal coordinatore provinciale Pasquale Ciacciarelli e condotti, nel caos tecnico-giuridico che avvolge l’annosa questione idrica, dall’avvocato e sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, hanno deciso di prendere posizione sulla gestione Acea. Una posizione che parte con l’annunciare la volontà di risolvere il contratto con il gestore per inadempienza, ma che conclude poi con l’ammettere che la causa risolutiva, ovvero l’inadempienza medesima, deve essere ancora tutta che circostanziata. Perché non è sufficiente che gli utenti lamentino un servizio inefficiente e carente o bollette da capogiro per mandare a casa la società che ha in tasca un contratto valido fino al 2032; non è sufficiente che i sindaci facciano propri quei malumori. Ma è necessario che la struttura preposta (la segreteria tecnico operativa dell’Ambito) abbia mosso e muova, formalmente e secondo quanto previsto da convenzione e disciplinare del servizio, riserve e contestazioni in merito a precise e dettagliate inadempienze. In assenza di tutto ciò, le delibere che a breve tanti consigli comunali adotteranno ed altri hanno già adotatto, passato l’appuntamento con le urne, serviranno a ben poco: nella peggiore delle ipotesi, lasceranno il tempo che trovano; nella peggiore vedranno l’Acea vincere nelle aule dei tribunali cause milionarie di risarcimento danni. Ed indovinate a chi toccherebbe – ancora una volta – pagare?

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