Frosinone. La pioggia spazza via lo smog, ma anche la fabbriche chiuse fanno la loro parte


Da La Provincia Quotidiano del 5 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Una caduta verticale dei valori di Pm10 nell’aria. Dopo 24 ore di pioggia la concentrazione di polveri sottili è passata da 140 microgrammi per metrocubo registrati il 3 gennaio a 30 registrati domenica nell’area dello Scalo e da 91 microgrammi per metrocubo a 32, secondo la centralina di rilevamento di viale Mazzini. Quasi un miracolo.
Quasi fosse caduta dal cielo acqua benedetta più che pioggia. Un fenomeno che ha catapultato Frosinone, da città più inquinata d’Italia, ad una di quelle con i migliori valori qualitativi e che ha visto, praticamente, anche le centraline degli altri comuni monitorati (Ceccano, Alatri, Anagni, Ferentino) esprimere valori ben al di sotto della soglia limite di 50 microgrammi per mc. Le polveri sottoli – unico parametro che ha fatto scattare l’allarme in Ciociaria – sono rimaste sopra il massimo consentito solo a Cassino dove, pure, da una concentrazione di 138 microgrammi per mc si è scesi a 74, quasi un dimezzamento.

Pioggia e fabbriche ferme
La pioggia avrà fatto sicuramente al sua parte, ma anche le giornate festive a cavallo del nuovo anno con le industrie dell’asse Ceccano-Frosinone-Cassino ferme ha giocato un ruolo importate.
Ieri mattina, il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani ha contattato l’Arpa Lazio anche per avere indicazioni tecnico-scientifiche su come valutare tale fenomeno. Del resto, il primo cittadino, pur adottando le misure emergenziali sulle limitazioni al traffico e sull’accensione di impianti di riscaldamento a legna, pellet o biomasse come impone la normativa regionale in caso di ripetuti sforamenti dei parametri sulla qualità dell’aria, è stato il primo a puntare il dito contro la circostanza per cui, l’area della Valle del Sacco, già fortemente colpita dall’inquinamento industriale di terreni e falde acquifere, coincida con quella oggi maggiormente inquinata dal punto di vista atmosferico. Timori che il sindaco – come noto – il 31 dicembre ha messo nero su bianco in un dettagliato esposto, corredato dai dati rilevati dall’Arpa Lazio dal 2002 al 2014, presentato alla Procura della repubblica del capoluogo a cui ha sostanzialmente chiesto di appurare da dove provenga effettivamente la minaccia per la salute pubblica.

Il traffico
Le auto, insomma, c’entrano ma solo fino a un certo punto, sicuramente minoritario. Del resto, la registrazione del più basso valore di Pm10 (domenica, 30 microgrammi per mc) c’è stata allo Scalo proprio nel giorno in cui la vicinissima autostrada A1 era intasata dal traffico vacanziero.
Il sospetto resta quello che il grosso delle polveri sottili provenga dai comignoli e dalle ciminiere. Se il Comune può e deve intervenire per il comparto delle abitazioni civili – Ottaviani sul punto ha promosso l’avvio dei controlli a partire da questo mese -, diversa cosa è per le attività produttive medie e grandi. Da qui l’appello alla magistratura che ha gli strumenti per intervenire, verificare ed eventualmente provvedere.

L’inchiesta sulle AIA
Sul fronte della tutela ambientale, del resto, non va dimenticato che è attualmente in corso un procedimento penale, avviato proprio dalla procura di Frosinone, nel quale si sostiene che numerose autorizzazioni ambientali integrate (quindi relative anche all’emissioni in aria) siano state rilasciate dietro favori e assunzioni di amici e parenti più che sui dati tecnici. Se questa tesi prenderà concretezza nelle successive fasi processuali, ci sarebbe poi poco da stupirsi se ad inquinare non sono le marmitte delle vetture ma le ciminiere. E sarebbe anche più comprensibile il perché Frosinone, 48.000 abitanti circa ed un estensione territoriale che è quel che è, riesce ad esalare più inquinanti rispetto a metropoli come Milano, Torino o Roma.

Le analisi falsificate
Che in Ciociaria ci sia stata – sicuramente in passato – una falla nei controlli, sia in fase di prevenzione che di verifica successiva, delle emissioni lo testimonia e dovrebbe ricordarlo un’altra vicenda giudiziaria: quella sulle falsificazioni delle analisi sugli scarichi delle acque da impianti industriali che vide persino l’arresto dell’allora direttore dell’Arpa Lazio di Frosinone.
Dopo la pioggia, ora più che mai, è l’ora dei controlli. Sul serio.

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