Lazio: il Consiglio regionale ci costa 200 mila euro al giorno


PAG_6_FRDa La Provincia Quotidiano del 3 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Un taglio alle spese c’è stato. Il Consiglio regionale del Lazio – che fino al 2012 costava qualcosa come 110 milioni di euro all’anno – si è dato una regolata dopo lo scandalo dell’uso disinvolto dei fondi ai gruppi consiliari costato una condanna ai capigruppo Pdl, Franco Fiorito, e Idv, Vincenzo Maruccio, e che vede ancora un’inchiesta in corso a carico dei 16 ex consiglieri del Pd.

Quasi 200.000 euro al giorno
Il rendiconto della gestione 2014, reso pubblico con l’approvazione, lo scorso 30 dicembre, dei bilanci e della legge di stabilità della Regione Lazio, racconta che l’Assemblea regionale adesso riesce a tirare avanti con ‘appena’ 71 milioni di euro che sono sempre, però, più di 194.000 euro al giorno.

Gli incassi
Le ‘entrate’ del consiglio regionale sono per oltre il 90% costituite dai trasferimenti previsti dalla legge di bilancio. Nel 2014 sono stati stanziati 63.242.130,67 euro  (compresi i 202.616,22 euro della convenzione Agcom e i 59.700 euro della gestione interna del servizio bar oltre che al fitto per il posizionamento di antenne. Va detto, però, che la somma si raggiunge anche perché lo stanziamento originario di 59 milioni di euro è stato ‘integrato’ con altri 3,5 milioni come deciso con un decreto, il 15 dicembre scorso, dal Governatore del Lazio per far fronte a ‘spese obbligatorie’.
Nel 2014, inoltre, l’ente della Pisana ha anche venduto un’auto del parco mezzi incassando 1.251 euro ed ha recuperato 161.314 euro che aveva erogato, ma non erano dovuti, a consiglieri, gruppi e altre persone. Le partite di giro ammontano a 10,5 milioni di euro.

I pagamenti
La voce più sostanziosa delle spese – ma trattandosi di un organo legislativo elettivo non poteva essere diversamente – è quella relativa al costo della politica: per il mantenimento di consiglieri, assessori e presidenti (della giunta e del consiglio) la Regione impiega 37,8 milioni di euro. Tale somma è relativa al pagamento “delle indennità dei consiglieri, degli assessori e degli organismi autonomi; dell’IRAP; dei contributi per il funzionamento dei gruppi consiliari (clicca qui per approfondire) compreso il personale assunto dagli stessi secondo l’ex articolo 14 del regolamento del consiglio regionale; dei vitalizi; delle consulenze assunte dalla politica; delle spese di rappresentanza, organizzazioni di eventi, pubblicità e servizi di trasferta; dei contratti assunti per l’informazione e la comunicazione, versamenti alla giunta dei rimborsi e restituzioni di consiglieri, gruppi e terzi”.
Occorrono poi 18,5 milioni di euro per la “gestione economica, finanziaria, programmazione e provveditorato”: ovvero le spese “che afferiscono alla gestione del Consiglio regionale del Lazio, quali approvvigionamenti di beni di consumo, acquisto di servizi (pulizie, vigilanza, noleggi e affitti di strumentazione e immobili), manutenzione ordinaria e riparazioni, utenze e canoni, prestazioni professionali specialistiche, risarcimento danni, premi assicurativi, oneri da contenzioso”.
Altri 3,8 milioni di euro vanno per la manutenzione ordinaria e straordinaria.
Ulteriori 129.000 euro per la formazione e addestramento del personale e per la convenzione in atto con l’Asl C per l’ambulatorio).
Ci sono poi le cosiddette ‘partite di giro’ ovvero le somme relative alle trattenute erariali, previdenziali, pignoramenti o altri introiti di natura volontaria che debbono poi essere versamenti ai soggetti, pubblici o privati aventi diritto alla riscossione.
Il rendiconto 2014 si chiude con un avanzo di amministrazione stimato in 35,4 milioni di euro.

I costi della politica
Abbiamo già detto che i costi della politica si aggirano, nel complesso per il 2014, sui 38 milioni di euro all’anno. Di questi, 13,5 milioni di euro sono serviti a coprire il trattamento economico di consiglieri, assessori e presidenti: l’indennità e i rimborsi a cui hanno diritto ed altri oneri; per le spese di rappresentanza, organizzazione di eventi, pubblicità e spese di trasferta sono serviti 1.047.000 euro; 64 mila euro sono andati per le consulenze; 2,9 milioni sono stati trasferiti a Comuni e Province a sostegno di manifestazioni ed iniziative; 17,6 milioni servono a far fronte agli interventi previdenziali.

IL TRATTAMENTO ECONOMICO DI CONSIGLIERI E ASSESSORI
Dal 2013 il trattamento economico e previdenziale dei consiglieri regionali del Lazio e le misure economiche per il funzionamento dei gruppi consiliari sono stati uniformati al decreto legge 174/2012 varato dal governo Monti davanti agli scandali scoppiati in quasi tutte le regioni italiane sui costi eccessivi per indennità, diarie, rimborsi, contributi ai gruppi, ecc.
Dopo Fiorito e Maruccio
La Regione Lazio, travolta dalle vicende di Fiorito e Maruccio, si è messa in regola a giugno 2013 dopo l’insediamento del nuovo consiglio e l’avvio della X Legislatura guidata da Nicola Zingaretti con la legge n. 4, che poi, però, è stata modificata nel luglio e nel novembre successivi.
La nuova normativa – che abolisce i vitalizi ma introduce la pensione per l’ex consigliere e gli assessori non consiglieri – prevede che il trattamento economico di consiglieri e assessori è formato da tre voci: un’indennità di carica, un’indennità di funzione e un rimborso spese, tenendo presente però che l’accordo Stato-Regioni del dicembre 2012 ha stabilito come il trattamento economico mensile, per 12 mensilità, non può eccedere in complesso gli 11.100 euro per consiglieri e assessori e i 13.800 euro per i presidenti di consiglio regionali e di giunta.
Indennità e rimborsi
Nello specifico allora, ai consiglieri, agli assessori, al presidente del consiglio e al presidente della giunta è riconosciuta un’indennità di carica mensile pari a 7.600 euro. Ai consiglieri regionali che svolgono la funzione di presidente del consiglio o della giunta è dovuta un’indennità di carica pari a 2.700 euro mensili. Infine a consiglieri, assessori e presidenti è riconosciuto un rimborso spese mensile per l’esercizio di mandato pari a massimo 3,500 euro. Altri incarichi in commissioni o ufficio di presidenza sono svolti a titolo gratuito.
Trattamento previdenziale
Come detto, con l’abolizione del vitalizio è stata introdotto un sistema previdenziale contributivo a vantaggio dei componenti del consiglio o degli assessori non consiglieri, che riceveranno il relativo assegno al compimento del 65° anno di età e con almeno 5 anni di versamenti. Chi farà più di una consiliatura si vedrà decurtata di un anno, per ogni anno di versamenti successivo a quinto, l’età per la corresponsione dell’assegno mensile fino a massimo 60 anni di età.
L’adesione al trattamento previdenziale è volontaria e con l’adesione al consigliere viene trattenuto mensilmente, ai fini contributivi, l’8,8% dell’indennità di carica (668,80 euro) e il Consiglio regionale integra tale contribuzione versando 2,75 volte la medesima percentuale (1.839,20 euro).
Assegno di fine mandato
Sull’indennità di carica, inoltre, viene operata una trattenuta obbligatoria dell’1%, al netto delle ritenute fiscali, a titolo di contributo per la corresponsione del assegno di fine mandato. Ovvero una sorta di ‘buonuscita’ che viene erogata al Consigliere regionale non rieletto nella misura di un dodicesimo della stessa indennità di carica totale lorda per ogni anno o frazione di anno, fino a massimo 10 anni, di mandato svolto.

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