Frosinone/ Il Risiko dell’acqua: Acea Ato2 fagociterà Acea Ato5


Da La Provincia Quotidiano del 29 dicembre 2015

di Cesidio Vano
Il parere legale sulla fattibilità dell’operazione è già sul tavolo del Cda di Acea Spa. L’ha redatto il prestigioso studio milanese GiusPubblicisti Associati, specializzato in rapporti tra imprese e pubbliche amministrazioni, e reca la firma dell’avvocato Eugenio Bruti Liberati. Ha la data del 21 settembre 2015.
La multiutility romana vuole accorpare le due società che gestiscono il servizio idrico integrato nella provincia di Roma (Acea Ato2 Spa) e nella provincia di Frosinone (Acea Ato5 Spa). Entrambe sono controllate per oltre il 95% dall’Acea Spa ed allo studio c’è una procedura di fusione per incorporazione del soggetto gestore ciociaro in quello romano.
In Ciociaria, di tale operazione, non si è mai formalmente parlato. I sindaci della Consulta d’Ambito assicurano di non aver mai affrontato la questione, gli altri primi cittadini men che mai ne sarebbero stati informati. Alla Sto dell’Ato5 sarebbe però stato chiesto un parere, al momento – parrebbe – non ancora fornito.
L’operazione di fusione per incorporazione di Acea Ato5 in Acea Ato2 non richiederebbe particolari autorizzazioni da parte dell’Autorità d’ambito ed anzi, a norma di convenzione, i limitati pareri previsti potrebbero ritenersi favorevolmente rilasciati anche tramite silenzio assenso…
Ad ogni modo, il Cda di Acea si sarebbe già occupato in almeno una riunione dell’operazione che procede parallelamente – a quanto si apprende – con il tentativo di acquisire anche il 49% della società pubblico-privata Acqualatina – di cui abbiamo dato notizia ieri (leggi qui) – che gestisce il servizio idrico nella confinante provincia pontina.
Acea punterebbe così a rafforzare la propria presenza nella gestione dei servizi idrici nel Lazio, anche per far pesare tale posizione maggioritaria in vista delle decisioni che la Regione deve (ancora) prendere in merito all’istituzione del nuovo ente di gestione idrica, a seguito dell’abolizione degli Ato e delle ultime modifiche legislative.
Non è un mistero per nessuno – del resto basta leggere il piano industriale approvato a giugno da Acea Spa – che lo scopo della società romana sia quello di avere anche nel Lazio, come già deliberato in Toscana, Umbria e Campania, un unico ambito territoriale che coincida con la circoscrizione regionale, preludio ad un unico gestore e ad un’uniformità di gestione.
Della proposta di acquisto delle quote riservate ai privati di Acqualatina, come detto, abbiamo scritto ieri (leggi qui) : l’offerta fatta da Acea a Veolia (che controlla, tramite Idrolatina Srl, le quote private della Spa di cui il 51% è in mano ai comuni pontini) è stata pari a 20 milioni di euro. Per ora non è stata accolta.
Ben diversa l’operazione di fusione tra le due società che gestiscono il servizio a Roma e a Frosinone: sono entrambe società ampiamente controllate da Acea Spa con piccolissime partecipazioni di altri soci. Il 96,46% di Acea Ato2 è in mano ad Acea Spa; il 3,53% in mano a Roma Capitale, mentre i comuni appartenenti all’Ato hanno un’azione ciascuno. Rapporti simili per quanto riguarda Acea Ato5 spa: il 98,454% è detenuto da Acea Spa, l’1,026% da Frama Srl e lo 0,52% da Ispa Panetta Srl. L’accorpamento quindi appare privo di particolari ostacoli.
Il Cda di Acea Spa ha voluto comunque acquisire un parere legale in merito ai rischi della decadenza delle concessioni a seguito dell’operazione di fusione; in merito alla necessità di un’autorizzazione esplicita alla fusione da parte degli enti affidatari o da parte di altra autorità; in merito agli effetti sui patti sociali ed alla governance di Acea Ato2 a seguito dell’operazione; ed in merito all’ingresso dei soci privati di Acea Ato5 in Acea Ato2.
Il responso dello studio legale incaricato dà ‘disco verde’ a tutta l’operazione, pur riconoscendo la scarsa chiarezza su alcuni passaggi della più recente normativa in materia. La questione principale sarebbe relativa all’affidamento diretto – senza gara – fatto nell’Ato2 in base ad una normativa nazionale poi contestata dalla Commissione europea che però parrebbe in fase di superamento a seguito delle modifiche legislative successivamente introdotte.
Il parere legale, inoltre, chiarisce che l’operazione di fusione per incorporazione non richiede particolari autorizzazioni preventive ma necessità della sola valutazione da parte dell’ente concedente (quindi l’Autorità d’ambito) della permanenza con la nuova società dei requisiti tecnici, economici e finanziari posti a base dell’affidamento. Inoltre si chiarisce che, in base alle previsioni contenute nelle convenzioni di affidamento della gestione, tale accertamento da parte delle Aato è possibile anche tramite silenzio-assenso: trascorsi 30 giorni dalla richiesta nel caso di Roma e di 60 giorni nel caso di Frosinone.

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