Ticket sanitari, dalla Regione Lazio una valanga di accertamenti per scovare gli evasori


Da La Provincia Quotidiano del 4 novembre 2015

di Cesidio Vano
Per la Regione Lazio è una grande operazione di ‘equità’ contro i ‘furbetti del ticket’.
Per molti cittadini, invece, è l’ennesimo tentativo di fare cassa e per giunta sulla pelle della povera gente.
Stanno arrivando in questi giorni presso le abitazioni di migliaia di ciociari le raccomandate spedite dalla Regione Lazio, Direzione regionale programmazione economica, con cui viene richiesto il pagamento di ticket per prestazioni sanitarie erogare nel 2010 e, per le quali, non si aveva diritto alle esenzioni dichiarate.
Le proteste non sono mancate ed anche ieri sono state numerose le segnalazioni giunte alla redazione del nostro quotidiano.

Uno su quattro ha barato
In tutto, la Regione Lazio ha emesso circa 235.000 ‘avvisi bonari’ contestando ai cittadini che hanno usufruito di prestazioni sanitarie nel 2010 il mancato pagamento del relativo ticket. La richiesta è partita dopo che gli uffici regionali hanno incrociato i dati dell’Anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate, con le dichiarazioni fatte alle Asl. Su circa un milione di pratiche controllate un quarto sono risultate non in regola: un cittadino su quattro, nel 2010, avrebbe dichiarato al sistema sanitario regionale redditi più bassi per ottenere l’esenzione dal ticket.

Quaranta milioni da recuperare
L’operazione punterebbe a recuperare tra i 30 ed i 40 milioni di euro non versati. Il tutto, ovviamente, solo in relazione all’anno 2010, il primo anno per cui rischia di scattare la prescrizione.
Negli avvisi, oltre alla richiesta per le somme dovute per esami, visite o prescrizioni, c’è anche quella del pagamento degli interessi e delle spese amministrative che sono liquidate forfettariamente in 25 euro.
Ma sono proprio queste ultime due voci che stanno generando la maggior parte delle proteste. A molti cittadini sembra eccessiva la somma di 25 euro a fronte, magari di un ticket reclamato di poche decine d’euro, così come l’importo degli interessi ad un tasso tra l’8 e il 9% nel quinquennio.

Per La Regione  non ci sono errori
Dalla Regione, assicurano che il margine d’errore è minimo, perché i dati dell’anagrafe tributaria non sbagliano. Però i primi casi di cartelle pazze sono già saltati fuori: nell’Asl Rm/D ad esempio si sarebbe fatta confusione tra prestazioni dei consultori ed ambulatoriali. La Regione sta correndo ai ripari.

Cartelle pazze
Per gli utenti ciociari, invece, le cartelle pazze sarebbero molte di più: c’è chi sostiene di non aver mai effettuato la prestazione contestata e che non gli si può chiedere dopo 5 anni di pagare qualcosa del genere; ci sono richieste arrivate a persone decedute; ci sono richieste per acquisti di medicinali prescritti dal medico in regime di esenzione ma in base a dati non corretti per il mancato allineamento della banca dati del medico di base con quella della Asl.
Insomma, le polemiche sono appena iniziate e c’è da giurare che aumenteranno nei prossimi giorni con il recapito di tutte le raccomandate spedite dalla Regione.

E c’è anche il penale
Agli utenti, comunque, vengono dati 30 giorni di tempo per regolarizzare il pagamento o presentare ricorso. Le pratiche che resteranno insolute saranno affidate ad Equitalia per la riscossione coatta.
Nel caso di importi rilevanti, inoltre, c’è anche il rischio che l’utente possa finire denunciato per truffa al servizio sanitario.

Il Consigliere regionale Santori interroga
«Per me sono partite migliaia di cartelle pazze, altroché!». Ad affermarlo è il consigliere regionale di minoranza del Gruppo Misto, Fabrizio Santori, che non è affatto convinto dalle assicurazioni date dalla Regione in merito allo stretto margine di errore ed all’elevato numero di ‘evasori’.
Su Facebook e sul suo sito web il consigliere ha già annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione urgente al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
«Voglio chiedere chiarimenti in merito ai criteri ed alle metodologie adottate per la definizione e l’individuazione degli evasori, chiedendo un incontro urgente anche in commissione Salute». Santori precisa: «Bene la lotta agli evasori e ai furbetti del ticket sanitario, ma fatta la dovuta premessa – chiede – siamo certi che non si tratti di cartelle pazze? 235mila evasori sono molti, ma molte sono anche le richieste di cittadini che ci riferiscono di situazioni gravi con relativo diritto all’esenzione. Non vogliamo tutelare neanche un evasore – spiega Santori – ma allo stesso tempo con chiarezza diciamo che non vorremmo neanche si trattasse di un’operazione propagandistica con lo scopo di colpire i pazienti e raccogliere ulteriori risorse.
Sarebbe gravissimo se si crea l’ennesimo stato di ansia a danno dei cittadini, in particolare di quelle famiglie che già vivono i disagi della sanità e del loro stato di malati».

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