Frosinone, Maxiconguaglio Acea: presentato ricorso al Consiglio di Stato


Da La Provincia Quotidiano dell’1 novembre 2015

di Cesidio Vano

A ventiquattro ore dalla scadenza del termine ultimo, i legali incaricati dall’Ato5 di Frosinone hanno consegnato, per la notifica alle controparti, il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio, sezione di Latina, che ha confermato il decreto del commissario ad Acta, con cui è stato riconosciuto al gestore del servizio idrico, l’Acea Ato5 spa, un maxiconguaglio di oltre 75 milioni di euro a termine della revisione tariffaria per il periodo dal 2006 al 2011 (durante il quale i sindaci sono rimasti inadempienti).

L’Ato5, guidato dal presidente Antonio Pompeo, ha dato incarico agli avvocati Riccardo Farnetani di Firenze e Alfredo Contieri di Cassino per l’impugnativa davanti ai giudici amministrativi d’appello. 

Farnetani ha già difeso l’Ato5 contro il ricorso presentato dall’Associazione Acqua Bene Comune Onlus e dal Comune di Torrice relativamente alla delibera di approvazione degli aumenti tariffari per il 2015-2016 e il piano degli investimenti 2014-2017. L’avvocato Farnetani vanta un lungo curriculum proprio in materia di gestione dei servizi idrici. L’avvocato Contieri, invece, è docente  di Diritto amministrativo presso l’Università di Cassino.

La determina di incarico non è stata ancora pubblicata sull’albo dell’Ato5 ma l’impegno per le parcelle dei due professionisti si aggirerebbe sugli 80.000 euro nel complesso. Stessa somma, va detto, già spesa in primo grado con l’incarico affidato agli avvocati Andrea Gemma e Paolo Clarizia, per i quali, però, fu anche necessaria una consulenza tecnica affidata all’ingegner Guido Moreschini pagata 40.000 euro e liquidata proprio nei giorni scorsi, che comunque non ha convito il Tar.

L’istanza d’appello al Consiglio di Stato sarebbe accompagnata anche dalla reiterata richiesta di sospensiva degli atti che riconoscono il maxiconguaglio ad Acea. Istanza presentata anche in primo grado, ma poi inspiegabilmente ritirata al momento della decisione cautelare, consentendo così al gestore – che ha dato autonomamente esecuzione al decreto commissariale – di avviare l’attività di riscossione dei 75 milioni tramite l’addebito (12 rate in 3 anni) direttamente in bolletta.

Finora di rate ne sono state incassate 6, quindi circa la metà dell’importo contestato e molto probabilmente – visti i tempi tecnici – l’eventuale pronuncia d’appello potrebbe arrivare a conguaglio già interamente riscosso.

Ma, se c’è una cosa che manca in tutta questa vicenda, è proprio la fretta: quasi l’Ato avesse paura di aver alla fine ragione. Tanto, a pagare, sono solo i cittadini dopo che l’Ato 5 (e per esso i sindaci degli 88 comuni coinvolti) ha bocciato l’ipotesi per la quale i 75 milioni potessero esser recuperati con le economie sui canoni concessori – come aveva proposto all’epoca la Sto – senza mettere le mani in tasca agli utenti. I sindaci, però, hanno detto no.

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