Comunità montane, legge dimenticata nel Lazio


Da La Provincia Quotidiano del 26 ottobre 2015

di Cesidio Vano
Una lunga agonia. E’ quella che stanno vivendo ormai da qualche anno le 22 Comunità Montane del Lazio che la Regione ha deciso di sopprimere pur non riuscendo, però, dopo ben due anni, a varare la relativa legge.
In realtà la normativa che dice addio agli enti montano, trasformandoli in unioni di comuni, è bella che pronta da oltre un anno. La proposta di legge avanzata nel 2013 dalla Giunta regionale ha avuto già il via libera da tutte le commissioni consiliari competenti che, anzi, hanno affrettato l’esame in modo da poter portare in aula consiliare il provvedimento legislativo in tempi certi. Ed infatti dallo scorso novembre 2014 tutto è pronto per la valutazione ed il voto finale del Consiglio regionale.
Le comunità montane sono sempre più spesso state additate tra quegli enti intermedi ritenuto ‘inutili’ – anche perché spesso gestite malissimo e utilizzate solo per fare clientelismo – che da più parti si è chiesto di tagliare per eliminare le spese inutili, anche perché, il più delle volte, hanno finito per svolgere ruoli e compiti che si sovrapponevano, da una parte, con i comuni e, dall’altra, con le province.
Per questo, dopo il via libera dato alla proposta di legge dalle commissioni consiliari I, IV e VIII, nonché dal Cal (Consiglio delle autonomie locale) del Lazio, il tutto entro novembre 2014, si pensava che l’approvazione della riforma da parte del Consiglio regionale potesse arrivare in tempi celeri, proprio per evitare che tali enti montani – ormai avviati alla dismissione nei fatti – evitassero di farsi carico di un ulteriore esercizio finanziario per il quale la Regione ha notevolmente tagliato finanziamenti e risorse, proprio in vista dell’imminente cancellazione.
Ed infatti, negli ultimi anni, gli enti montani sono rimasti ‘dormienti’, spesso privi anche delle risorse per pagare gli stipendi dei dipendenti – la principale voce di bilancio del resto – in attesa di essere definitivamente soppressi.
La proposta di legge, corredata di tutti i pareri, è rimasta però nei cassetti del Consiglio regionale fino ad aprile 2015, quando finalmente la proposta di legge 69 è stata inserita nell’ordine del giorno della seduta n.42 assieme ad una quindicina di altri punti.
La 42° seduta del Consiglio regionale si è articolata in 15 sessioni tra aprile e luglio 2015 senza riuscire mai a portare in discussione la questione delle comunità montane. Poi, l’Aula è stata assorbita da altre sedute ed impellenze istituzionali non riuscendo più, finora, ad affrontare l’odg fissato il 27 aprile scorso.
Tra pochi giorni sarà quindi trascorso un anno esatto da quando la proposta di legge di soppressione delle Comunità montane del Lazio è stata approvata da commissioni e Cal ed è stata rimessa al Consiglio senza che sia accaduto nulla.
Nel frattempo, gli enti comunitari continuano a sopravvivere senza scopo e senza risorse, facendosi carico solo del pagamento di stipendi, spese e costi ma senza avere più prospettive future d’attività, impersonando a pieno quelle spese inutili contro cui – a parole – tutti si scagliano, ma che nei fatti si lasciano prosperare senza remore.

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