Depurazione ko, l’Italia rischia sanzioni anche per colpa della Ciociaria


Da La Provincia Quotidiano del 22 ottobre 2015

di Cesidio Vano
Un terzo dell’Italia vive con un sistema idrico fuorilegge: depuratori inesistenti, inadeguati o insufficienti.
I liquami finiscono direttamente nei fiumi e quindi in mare o nella terra che dovremmo coltivare o nelle falde acquifere che dovrebbero dissetarci.
La situazione da incubo è quella emersa nei giorni scorsi a Milano dove si è svolto il Festival dell’Acqua e dove sono stati presentati dati inquivocabili e soprattutto è stato ricordato che l’Unione europea si è stufata di concedere proroghe e all’inizio del 2016 scatteranno le sanzioni fino a 500 milioni di euro l’anno.

Il Festival dell’Acqua
In questo quadro disastroso, anche la provincia di Frosinone fa, purtroppo, tristemente la sua parte con situazioni di scarsa depurazione dei reflui urbani che hanno contribuito già nel 2013 alla condanna dell’Italia da parte della Corte di giustizia europea per le violazioni delle normative in materia e che rischiano di far fare alla nostra nazione, con l’anno nuovo, il bis.
Dai dati forniti in occasione del Festival dell’Acqua a Milano emergono diverse criticita negli impianti di depurazione attivi in Ciociaria ma va anche detto che la maggior parte delle strutture è presentata con un “bollino blu” che corrisponde alla conformità delle acque restituite all’ambiente ai parametri previsti dalla normativa.
Le situazioni non in regola riguardano invece Frosinone, Piglio, Anagni, Monte San Giovanni Campano, Fontana Liri – Arce.

Ciociaria sotto la lente
I casi di Frosinone, Piglio e Anagni assieme a numerosi altri riscontrati in tutta la Penisola hanno già comportato una prima condanna per l’Italia con la sentenza C 85-13 mentre le situzioni realtive agli altri centri indicati sono oggetto della nuova procedura di infrazione alla direttiva sulle acque reflue che l’Ue ha avviato lo scorso anno e che potrebbe chiudersi già ad inizio del 2016 con nuove condanne.

Cosa rischia l’Italia
Nel corso dei primi mesi del 2014, infatti, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una nuova sentenza di condanna nei confronti dello Stato ltaliano per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla direttiva 91/271ICEE sul trattamento delle acque re?ue urbane (causa C-85/13, ove, nello specifico, la Corte di Giustizia ha condannato l’Italia per l’inadeguatezza dei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue in 41 agglomerati con più di 10.000 abitanti equivalenti (a.e.) situati in Abruzzo, Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto). Tale provvedimento segue una precedente sentenza di condanna del 2012 (causa C-565/10), che ha rilevato I’inadeguato trattamento degli scarichi negli agglomerati con piu di 15000 a.e. e l’apertura di un’ulteriore procedure di infrazione (n. 2014/2059), per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla raccolta e al trattamento delle acque reflue urbane negli agglomerati con più di 2.000 a.e.
Un eventuale, ulteriore, procrastinarsi dell’adeguamento agli obblighi imposti rischia di comportare una penalità di mora che potrebbe giungere i 715.000 euro per ogni giorno di ritardo.
La Commissione Europea, inoltre, richiede solitamente la comminazione di una ulteriore sanzione forfettaria calcolata in base all’andamento dell’inflazione e del PIL, oltre alla sospensione dei finanziamenti europei.

Depurazione a rischio in Ciociaria
Frosinone – Le criticità riscontrate a Frosinone riguardano i lavori di adeguamento dell’impianto Castagnola in località Pratillo che sarebbero dovuti terminare a febbraio 2014 (con circa due mesi in ritardo rispetto al cronoprogramma precedentemente comunicato).
«Il 7 gennaio 2014, l’impianto viene posto sotto sequestro probatorio dall’autorità giudiziaria e pertanto i lavori vengono interrotti. Viene comunque garantita la normale gestione dell’impianto. Per la conclusione dei lavori sono ancora necessari circa 40/50 giorni lavorativi, per cui il raggiungimento della conformità, è subordinato alla decisione del Pubblico Ministero di far accedere all’impianto il gestore (Acea Ato 5) per completare i lavori. Si sottolinea comunque che le analisi allo scarico del depuratore rispettano i limiti previsti dalle tabelle 1 e 2 dell’allegato 1 della Direttiva 91/271/CE».

Piglio – Dopo la condanna già rimediata nel 2013, la situazione sembra essere avviata a soluzione al riguardo viene segnalato: «L’agglomerato di Piglio è servito da due depuratori di cui uno (S. Giovanni) non conforme per BOD,
COD, TSS fino al 2011. A seguito di interventi di manutenzione straordinari le analisi mostrano valori dei parametri conformi ai limiti di legge».

Anagni – Il 18,34% dell’agglomerato di Anagni è servito da sistemi di trattamento individuali appropriati.
La criticità è rappresentata dal mancato collettamento presso il depuratore ASI, già realizzato entro il 2015. «Nonostante non sia presente un sistema di trattamento terziario, i parametri allo scarico risultano conformi negli ultimi anni. Sono comunque previsti interventi per ottimizzare il sistema depurativo dell’agglomerato di Anagni».

Monte San Giovanni Campano – L’agglomerato di Monte San Giovanni campano è servito da 10 depuratori di cui 4 non conformi per BOD, COD e TSS fino al 2011 (Baccalà, Sione, Perna Chiaiamani, Colli).
«A seguito di interventi straordinari effettuati negli impianti, i paramitri allo scarico risultano conformi ai limiti di legge dal 2012. L’impianto “Girate”, non conforme al momento in cui è partito il contenzioso comunitario è stato dismesso già nel 2009 (documentazione già inviata al MATTM nel 2011). Sono comunque previsti lavori che interesseranno i suddetti impianti, al fine di ottimizzare l’intero sistema depurativo e fognario dell’agglomerato di Monte San Giovanni Campano; i lavori sono inseriti nel programma degli interventi di Acea Ato 5 2014-2017».

Fontana Liri e Arce – La popolazione non servita da fognatura, attualmente, è dotata di sistemi di trattamento individuali appropriati. Pur tuttavia, sono previsti interventi di potenziamento delle infrastrutture fognarie e depurative al fine di razionalizzare e rendere più economica la gestione delle acque reflue domestiche. Adeguamento dell’impianto e potenziamento fognature da realizzare con uno stanziamento APQ8 di 1.600.000,00 euro. Il progetto definito per gli interventi di adeguamento dell’impianto e potenziamento delle fognature e stato ultimato. Problemi di tipo urbanistico hanno rallentato l’intero iter autorizzativo. La conclusione degli interventi è prevista nel triennio 2014-2017.

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