Acqua. La società di Acea che si occupa di recupero credito sanzionata dall’Antitrust


Da La Provincia Quotidiano del 18 settembre 2015

di Cesidio Vano
Le lamentele non sono mai mancate neanche in Ciociaria.
A farsene portavoce sono state, come sempre, le associazioni di consumatori che a più riprese hanno segnalato l’insistenza con cui le società di recupero credito incaricate dal gestore idrico Acea Ato5 Spa avrebbero contattato gli utenti ritenuti morosi, chiedendo il pagamento delle somme reclamate e minacciando altrimenti azioni legali, aggravio di costi e distacco della fornitura.
I consumatori parlano di “minacce”; gestore e società di recupero dicono invece trattarsi di “avvisi e informazioni sulle conseguenze” a cui si va incontro insistendo nel non pagare. Un braccio di ferro in cui non è mai certo chi sia nel diritto e chi del diritto faccia abuso. (Il business milionario dei solleciti, leggi qui)
Nei mesi scorsi, però, una delle società che si occupa per conto di Acea Ato5 del recupero crediti è stata pesantemente sanzionata dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette con una multa da 500.000 euro. La società in questione è la Euro Service, dell’Euro Service Group Spa a cui è stata comminata la pesante sanzione da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm). La società sanzionata ha annunciato ricorso al Tar del Lazio ritenendo infondata la decisione dell’authority. Il giudizio è pendente.

L’attività in Ciociaria
In Ciociaria, la società opera già a partire della gestione del secondo sollecito (a 15 giorni dalla scadenza bolletta) inviando una lettera, spesso neanche raccomandata, agli utenti morosi intimando il pagamento. Tale missiva viene addebitata da Acea agli stessi utenti nelle successive fatture con la richiesta di pagamto di 10 euro più Iva oltre ad ulteriori 10 euro richiesti invece per il primo sollecito che è spedito dalla stessa Acea a 5 giorni dalla scadenza della bolletta.
Una procedura che porta nelle casse del gestore (e di riflesso anche in quelle della società di recupero crediti) un gettito milionario ogni trimestre il cui ammontare, però, Acea Ato5 – benché interpellata – non ha voluto rivelare.

Le contestazioni dell’Agcm
Lo scorso mese di maggio, come rivela l’ultimo bollettino dell’Antitrust, l’Autorità ha contestato alla Euro service group spa – per servizi resi a soggetti diversi da Acea Ato5 – solleciti di pagamento insistenti e ripetuti; visite domiciliari e strategie di contatto che creano pressione psicologica sul debitore; pratiche insistenti che minacciano azioni legali anche per crediti non dettagliati o contestati, verificando uno stato di “indebito condizionamento” del consumatore. Tale attività sarebbe stata messa in atto dicembre 2013 e marzo 2015 per bollette insolute di energia elettrica e gas con “telefonate insistenti, anche presso parenti e vicini di casa del debitore, nonché con e-mail o sms, il pagamento di crediti non dettagliati o comunque contestati (anche per problemi di prescrizione), anche minacciando azioni legali ed altre iniziative, attraverso l’invio per posta di una lettera di ‘costituzione in mora’ con cui si sollecita il pagamento degli asseriti debiti insoluti, a volte seguita da una ingiunzione di pagamento”. Sempre l’Agcm nel provvedimento rileva: “In alcuni casi le insistenti telefonate sarebbero avvenute in forma anonima, ossia senza che l’operatore si fosse qualificato e con la prospettazione di adire le vie legali e richiedendo ulteriori somme di denaro, oltre a quanto dovuto, a titolo di interessi di mora”.
Situazioni, inconvenienti e problemi che le varie organizzazioni dei consumatori denunciano da tempo registrarsi anche in Ciociaria tra gli utenti del servizio idrico.

Indebito condizionamento
L’authority, nel provvedimento in questione, contesta anche le modalità con cui vengono redatte le lettere di sollecito: i contenuti di queste missive “causano un effetto di indebito condizionamento attraverso le affermazioni ed i termini utilizzati (ad esempio, con la diffida ad adempiere, la prospettazione di imminenti azioni legali, o anche la maturazione degli interessi, in caso di insolvenza persistente, nonché, infine, la descrizione di ulteriori aggravi ed oneri economici a carico del debitore). Le lettere di messa in mora e contestuale diffida ad adempiere, unitamente alla fissazione di un termine breve di dieci giorni per sanare le morosità pregresse, sono suscettibili di determinare nel consumatore medio il convincimento che, a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria, sia preferibile provvedere rapidamente al pagamento dell’importo richiesto, piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario”. Fra telefonate e sms le procedure di contatto e rintraccio del consumatore sono pressanti e acquistano, spiega l’Autorità, “un connotato di elemento psicologico pressante per condizionare indebitamente l’obbligato a pagare”. Da qui la sanzione da mezzo milione di euro.

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