Frosinone, rifiuti tossici: verbale secretato


rifiuti-tossici2-300x160Da La Provincia Quotidiano del 28 gennaio 2014

di Cesidio Vano
C’è un verbale ancora secretato e che riguarda il ciclo dei rifiuti e le attività di smaltimento illecito in Ciociaria.
Si tratta delle deposizioni che nel 1997 l’ispettore superiore della Questura di Frosinone Antonio Mattei rilasciò all’allora Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse che, il 24 ottobre, venne a Frosinone per audire, oltre al funzionario di polizia, anche il prefetto Francesco Marino, il questore Antonio Mastocinque e l’assessore provinciale all’Ambiente Luciano Gatti.
Di quella commissione facevano parte all’epoca anche gli onorevoli Cesidio Casinelli e Lucio Testa che parteciparono ai lavori in Ciociaria.

L’audizione
La parte dell’audizione secretata riguarda le informazioni fornite dal funzionario della Questura e relative alle indagini che lo stesso aveva compiuto dall’inizio del 1997 sul rischio di infiltrazioni malavitose nella gestione dei rifiuti in Ciociaria. Un’indagine che era nata proprio su indicazione del ministero dell’Interno che giudicava elevato il pericolo di interessamento della criminalità organizzata in quel settore.
L’ispettore Mattei, all’epoca in servizio alla Squadra Mobile, aveva quindi preso contatti con altri uffici investigativi che già in precedenza avevano svolto indagini relative a reati contro la salute pubblica e con la Criminalpol di Roma che stava svolgendo una corposa indagine in tale materia riguardante gli anni dal 1993 al 1995 e dalla quale erano emersi anche nomi di persone coinvolte facenti capo al territorio frusinate.
Nel 1995, inoltre, i Noe dei Carabinieri avevano rimesso un nutrito rapporto alla DDA di Roma sullo stesso scottante argomento.
Alla Commissione, l’ispettore Mattei riferisce degli accertamenti svolti su un avvocato di Parete in provincia di Caserta che gestiva un’attività di raccolta e smistamento rifiuti anche in Ciociaria. Lo stesso avvocato era stato indicato da alcuni pentiti come referente di alcuni clan camorristici della Campania.
Sul ‘cuore’ delle dichiarazioni del funzionario della Questura di Frosinone, però, la Commissione ha disposto la secretazione.

L’iniziativa di Frusone
Ieri, il deputato del Movimento 5 Stelle Luca Frusone ha dato notizia della richiesta avanzata, assieme ad altri parlamentari, ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, di rendere pubbliche, desecretandole, le dichiarazioni dell’ispettore Mattei.
Lo stesso Frusone ha ricordato gli atti già resi pubblici lo scorso ottobre dal Parlamento da cui emergono le rivelazioni fatte nell’ottobre 2007 dal pentito di camorra Carmine Schiavone che nell’otobre 2007. «Un’operazione trasparenza portata avanti con forza dal MoVimento 5 Stelle – sottolinea il deputato -, un’operazione verità, che ha portato a galla la meschinità di uomini politici senza scrupoli, di uomini che c’hanno amministrato per decenni, che sapevano ma che hanno sempre taciuto. Sono emerse più di 60 pagine di dichiarazioni scioccanti. Parole incredibili che fanno venire i brividi. Ci sono delle frasi amare che fanno emergere una grandissima rabbia». E Frusone ricorda le parole di Schiavone quando parlava delle possibili conseguenze per i rifiuti interrati nel Basso Lazio: «Gli abitanti del paese rischiano di morire tutti di cancro entro 20 anni: non credo, infatti, che si salveranno, [….] avranno forse 20 anni di vita» o di quando parlava della gestione delle elezioni comunali da parte del clan dei casalesi: «Io li ho riuniti e ho detto loro “tu fai il sindaco, tu fai l’assessore” e via di questo passo».
Il deputato dei 5 Stelle ha rivelato però di essere rimasto incuriosito dalla risposta affermativa data da Schiavone alla domanda se le attività illecite e di interesse del clan riguardassero anche la Ciociaria. «Proprio questa ultima dichiarazione mi ha fatto sorgere un dubbio – ha detto Frusone – e se non fosse tutto qui? Se ci fossero altri verbali che possono essere desecretati riguardanti proprio la mia provincia? E così ho individuato un’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta datata 24/10/1997 avvenuta proprio a Frosinone».

I cittadini hanno diritto di sapere
I cittadini hanno il diritto di conoscere le dinamiche e le responsabilità, politiche e istituzionali, che hanno condotto alla mostruosa contaminazione di così ampie parti di territorio, ha aggiunto l’onorevole, ricordando come: «Giornalmente ci arrivano segnalazioni su terreni potenzialmente inquinati. Stiamo lavorando sui territori di Cassino, direttamente richiamati da Schiavone, ma sono moltissimi i Comuni che potrebbero essere interessati. Purtroppo viviamo in un territorio distrutto, al nord della Ciociaria dall’industrializzazione selvaggia che ci ha solamente illuso dal punto di vista dell’occupazione e avvelenato la Valle del Sacco, e al sud da questo traffico di rifiuti. In entrambi i casi – ha concluso – i responsabili, i colpevoli, non hanno pagato. Pagano i cittadini perché per finirla con le parole di Schiavone “in Italia succede tutto questo, succede ancora che escono assolti”».

La deposizione del Prefetto
Quel 24 ottobre di oltre 16 anni fa, alla Commissione di inchiesta il prefetto Marino parlò del nuovo impianto di Colfelice in attività da appena un anno ma già oggetto di alcuni episodi incendiari su cui le forze dell’ordine stavano indagando. Il prefetto parlò anche delle indagini e degli accertamenti sulle infiltrazioni mafiose e camorristiche in Ciociaria, di società già attenzionate che operavano a Cassino, di episodi di sversamenti in corsi d’acqua (come il Melfa o l’Amaseno) con moria di pesci, o di sacchi pieni di zingo abbandonati a Pontecorvo ed ad Arpino. Ma escluse categoricamente che in provincia di Frosinone fossero radicate ed operassero organizzazioni di tipo mafioso, non escludendo tuttavia il tentativo di infiltrazioni.

Il monito del presidente a Prefetto e Questore:
«Occhi aperti e massima attenzione sui lavori di scavo per la linea Tav»
«Ci sono organizzazioni criminali che agiscono anche in provincia di Frosinone. Occorre fare la massima attenzione lì dove si fanno scavi».
Con queste parole il presidente della Commissione d’inchiesta, in quell’audizione del 1997, richiamava l’attenzione del Prefetto e del Questore affinché non abbassassero la guardia.
«Se nelle province di Frosinone e di Latina non vi è ancora il controllo sul territorio tipica dei clan criminali organizzati – disse allora il presidente -, è purtroppo a conoscenza di questa Commissione (non mi addentro nei particolari per non violare il segreto istruttorio) che agiscono anche in provincia di Frosinone iniziative (e non voglio dire di più) che hanno il forte controllo del clan dei Casalesi. Vi sono forti indizi in questo senso, per cui richiamo la massima attenzione sul fatto che, laddove si fanno scavi (il riferimento è anzitutto per i lavori della Tav allora in itinere, ndr) per ricavare materiali necessari alla realizzazione di grandi opere… vi possono essere gravi alterazioni. Gravi alterazioni possono altresì esservi direttamente nella gestione dei cantieri. Di più non posso dire, ma segnalo la questione con “allarme rosso” al prefetto e al questore.
Pregherei inoltre di prestare attenzione anche alla trasparenza societaria delle ditte che operano nel settore dei rifiuti. Segnalo, senza alcuna intenzione di criminalizzazione ma proprio per avere la massima trasparenza delle caratteristiche societarie, un’azienda (…) che opera a Cassino. Su di essa vorremmo avere le massime garanzie di trasparenza e di correttezza».
Alle richieste del presidente il questore Mastrocinque osservò che: «Una breve precisazione sui cantieri della Tav. Vorrei dire che da due anni opera un gruppo di lavoro costituito da elementi della DIGOS e della squadra mobile – diretto da un funzionario della DIGOS – che si occupa esclusivamente di questo (si tratta di otto-dieci persone). Hanno inviato alla DDA di Roma diverse informative, che sono anche a conoscenza della Criminalpol. Vi è stato un controllo sulla qualità dei materiali conferiti e sui meccanismi di inserimento all’interno delle società. Quindi, non siamo stati fermi. Purtroppo, il riferimento porta in Campania».

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