Federlazio Frosinone/ Boom di assenze per malattia nelle aziende private


Da La Provincia Quotidiano del 5 marzo 2011

«Certificazione di incapacità temporanea al lavoro: criticità normative e deontologiche».
E’ stato questo il tema del convegno che si è tenuto ieri pomeriggio a Frosinone promosso da Federlazio presso la propria sede.
Un incontro organizzato per evidenziare il forte aumento negli ultimi anni del numero di assenze da lavoro per malattia nelle imprese private ed il forte costo che questo ha per le aziende medesime. Un problema di cui si è sempre discusso finora in termine di “pubblico impiego” ma che, soprattutto in provincia di Frosinone, si rivela allarmante e “caro” anche per i privati. 
All’incontro hanno preso parte il presidente di Federlazio Silvio Ferraguti; Massimo Lisi, magistrato del Lavoro presso il Tribunale; Antonio Pileggi, ordinario di diritto del Lavoro dell’Università di Tor Vergata; Luca Loschiavo, direttore provinciale dell’Inps. Hanno inoltre partecipato all’appuntamento il segretario provinciale dell’Ordine dei medici Giancarlo Pizzutelli, il segretario provinciale della Federazione Medici di Medicina Generale Francesco Carrano ed il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Silvano Moffa che ha concluso i lavori del convegno.
A fornire i numeri alla base del vero e proprio allarme lanciato da Federlazio è stato il presidente Silvio Ferraguti: «Le assenze per certificazioni di malattia nelle sole imprese di Frosinone (sede Inps del capoluogo escluso quindi l’area di Cassino, ndr) fanno segnalare un +61,9% nel 2010 rispetto al 2009 ed un +32,1% nei primi 45 giorni del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010». Ferraguti ha chiarito che «non è nostra intenzione criminalizzare nessuno, i lavoratori rappresentano una risorsa strategica per le nostre imprese, ma vogliamo evidenziare gli abusi ed i danni che subiscono le aziende anche in termini di mancata produzione e disfunzioni nell’organizzazione produttiva oltre ai costi».
Un fenomeno effettivamente preoccupante e del quale vale la pena evidenziare almeno un eloquente dato: nel raffronto tra il 2009 ed il 2010 emerge che, ad esempio, nel mese di gennaio il numero di certificati di malattia acquisiti dall’Inps è passato da 1664 a 4187 con un aumento del 151,6%. A Febbraio l’aumento è stato del 124,7% ma il culmine si è registrato nel giugno del 2010, quando l’aumento dei certificati di malattia spediti in azienda è stato del 314%. Un’improvvisa epidemia? Più semplicemente, secondo Ferraguti: «a giugno, come ricordate, si sono svolti i mondiali di calcio». Ecco. Negli altri mesi l’aumento delle certificazioni si attesta tra il 30 ed il 60%. Negativo il solo dato di agosto (-0,90%) e robusto quello di dicembre (+86,7%). In media, come detto, un aumento di oltre il 61%. L’analisi di Federlazio continua: aumenta la cassa integrazione (quindi meno presenze in azienda) e aumenta anche il numero di certificazioni.
Una valutazione sul costo: per un giorno di assenza dal lavoro il costo medio di un dipendente è – secondo Federlazio – di circa 140 euro; stando ai dati raccolti, allora, il costo complessivo per l’economia è pari a 5 milioni di euro all’anno (pari allo 0,7% del valore aggiunto prodotto dalla provincia di Frosinone, senza contare i dati del comprensorio Inps di Cassino.
Ma il problema per le imprese si presenta ancora con una particolare specificità. Infatti, sempre secondo i dati di Federlazio, su 100 imprese campione, il 60% delle assenze per malattia non supera i tre giorni e la normativa prevede che, fino a 3 giorni, appunto, il trattamento economico sia a totale carico dell’azienda (dal 4° al 20° giorno è a metà tra azienda ed Inps; dal 21° giorno in poi per 1/3 a carico dell’azienda e per 2/3 a carico dell’istituto di previdenza, ndr). Sulle imprese, insomma, ricade la stragrande maggioranza (fino all’80% secondo i dati 2010) di questi costi.
Lo scorso anno, inoltre, l’Inps di Frosinone ha effettuato visite di controllo pari al 7,3% dei casi, di cui il 55,9% richieste dalle aziende il cui esito, 3 volte su 10, ha comportato il giudizio favorevole alla ripresa del lavoro.
Alle aziende è stato anche chiesto di indicare quali possibili iniziative potrebbero essere intraprese: il 50,1% ha indicato una possibile soluzione per limitare il fenomeno in una «più attenta valutazione del rilascio del certificato da parte del medico curante»; il 33,3% ha proposto una «riduzione del corrispettivo per i primi 3 giorni di malattia»; il 10,3% in «controlli dell’Inps fin dal primo giorno»; il 6,3% ha indicato altre strade.
«Ho apprezzato l’iniziativa di Federlazio che ha evidenziato questo problema – ha detto l’onorevole Moffa -. Il dato è particolarmente preoccupante per quel che riguarda l’area di Frosinone ma è un problema che riguarda anche altre realtà Per questo occorre individuare le strade migliori da percorrere per dare risposte alle aziende su cui grava il grosso dei costi e delle difficoltà. Credo che ci si possa muovere in due direzioni: rendere più accorte le procedure per il rilascio delle certificazioni e favorire e potenziare i controlli».
Del resto, anche in ambito pubblico, con la riforma Brunetta e l’introduzione di decurtazioni sulla parte accessoria dello stipendio da 6 a 13 euro al giorno, le assenze per malattia pro-capite nel pubblico impiego sono diminuite del 35%.
«Non vogliamo puntare il dito contro nessuno – dice Enzo Carlevale, direttore di Federlazio Frosinone – ma abbiamo voluto evidenziare questo problema, vissuto in primo luogo dalle aziende, affinché si possano studiare idonee soluzioni. Sono le imprese a farsi carico dei maggiori costi, tra l’altro in un momento di forte crisi. Costi che non sono solo economici ma che ricadono anche sull’organizzazione, l’efficientazione ed il riparto del lavoro».

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