Frosinone – Sette anni per avere giustizia


Da La Provincia Quotidiano del 9 gennaio 2011

Sette anni per avere giustizia. Tanto hanno dovuto attendere i familiari di Roberto Cocco, 16enne di Frosinone, deceduto nel 2004 a seguito di un incidente sulla Monte Lepini.
Venerdì sera, infatti, dopo tre ore di camera di consiglio i giudici della prima sezione della Corte d’appello di Roma hanno capovolto la sentenza emessa nel novembre 2007 dal tribunale di Frosinone ed hanno condannato per omicidio colposo A.B. di Isola del Liri che il 20 febbraio 2004 alla guida della sua auto si era scontrato con lo scooter condotto da Roberto Cocco, 16enne di Frosinone, scaraventandolo sotto un autotreno. Il giovane era morto sul colpo. L’incidente era avvenuto sulla strada Monte Lepini. Negli anni successivi al sinistro i genitori di Roberto hanno dato vita all’associazione “Vittime della strada” che tra le varie iniziative, annualmente organizza anche una fiaccolata lungo quella statale per ricordare le vittime che purtroppo la trafficatissima arteria fa registrare.
Nel 2007, il processo di primo grado per la morte di Roberto si era chiuso con l’assoluzione dell’automobilista imputato. La famiglia della vittima si era costituita parte civile tramite l’avvocato Nicola Ottaviani che ha sostenuto le ragioni dell’accusa rappresentata dal pm della procura ciociara. Durante il processo il tribunale di Frosinone ascolto il consulente tecnico nominato e due testi, presenti al momento dell’incidente, che aiutarono i magistrati a ricostruire la dinamica del sinistro: il giovane percorreva con il suo scooter la Monte Lepini in direzione Frosinone. Davanti ad un incolonnamento di auto, il ragazzo aveva iniziato a superare a sinistra la colonna di mezzi fermi. Ad un certo punto, però, dalla fila di vetture si era staccata l’utilitaria condotta da A.B. che, parimenti, provava a superare le auto ferme. Il mezzo aveva così urtato lo scooter che sopraggiungeva da dietro e lo aveva scaraventato sulla corsia opposta dove transitava un mezzo pesante che investiva ed uccideva il 16enne. In primo grado, però, la presenza di due punti di contato tra auto e moto rimasti sulla vettura coinvolta aveva convinto i giudici a ritenere che i due mezzi procedessero affiancati e che nessuna manovra errata poteva imputarsi all’automobilista che era stato così assolto. A tutte le udienze del processo avevano assistito i compagni di classe del giovane deceduto che frequentava il liceo scientifico di Frosinone ed erano rimasti molto sconvolti dalla decisione dei togati. La sentenza di assoluzione era stata impugnata dai familiari della vittima tramite l’avvocato Nicola Ottaviani ed anche dalla procura frusinate tramite il Pm Tonino Di Bona.
In appello, l’avvocato Ottaviani è riuscito convincentemente a spiegare ai giudici che il secondo punto di contatto tra vettura e scooter rappresentava il tentativo del ragazzo di “sganciarsi” dall’auto che aveva colpito lo scooter all’altezza dello specchietto. I giudici hanno condiviso la ricostruzione del sinistro e ritenuto che il conducente dell’auto avesse operato la manovra di sorpasso della colonna di auto, senza segnalare la stessa e senza sincerarsi se qualche altro veicolo avesse già impegnato la strada come in realtà aveva fatto lo scooterista. Per questo il tribunale di appello ha condannato a 8 mesi di reclusione l’autista isolano disponendone la sospensione della patente e condannandolo anche al risarcimento dei danni da quantificarsi in sede civile.

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