Mandare via Acea? Per il disturbo sono 250 milioni di euro


Da La Provincia Quotidiano del 14 febbraio 2016

di Cesidio Vano
Okay: mandiamo via Acea. Facciamo finta che l’assemblea dei sindaci, dopo aver contestato le inadempienze del gestore idrico, trovi i voti sufficienti per risolvere il contratto ed ammettiamo pure che nessun primo cittadino si faccia venire un tocco per la causa milionaria che Acea avvierà lamentando i danni conseguenti alla rottura del contratto, in merito al quale, non si ritiene affatto inadempiente. Concediamo tutto, anche se non ci crediamo proprio: e ora?

I sindaci hanno un piano ‘b’? Che si fa? Ci sono 18 mesi di ‘interregno’ durante i quali Acea continuerà a gestire il servizio idrico mentre l’ente d’ambito dovrà decidere come ed a chi riaffidarlo. Le singole gestioni comunali non esistono più, bando a ciarlatani e sprovveduti.

O si fa una nuova gara per trovare un altro gestore esterno; o si mette su una società pubblico-privata; o si fa un consorzio (speriamo non come quello degli Aurunci) o una società in house (speriamo non come la Multiservizi).

Ma, comunque si decida di procedere, c’è una valutazione prioritaria da fare: con quali capitali, con quali risorse, con quali soldi si farà fronte alle connesse necessità economiche e finanziarie sia per la gestione idrica, che costa quello che costa; sia per le somme – che a prescindere da azioni risarcitorie – bisogna riconoscere al gestore uscente: per le reti e i lavori effettuati, per i conguagli ancora non recuperati e quelli riconosciuti e ancora non inseriti nei piani tariffari. Solo per subentrare nella gestione, occorrerà versare ad Acea qualcosa come 170 milioni di euro per le reti e un altro centinaio di milioni per i conguagli arretrati. I comuni si sono posti il problema? Hanno elaborato questo benedetto piano ‘b’? Sono consapevoli che servono sull’unghia 250 milioni di euro (ad essere ottimisti) per voltare pagina? Duecentocinquantamilioni, che – a metterci dentro tutti i comuni ciociari – fanno 2,7 milioni a Municipio, piccolo e grande che sia.

Questo aspetto viene puntualmente ignorato. Come in passato è stato ignorato l’obbligo di approvare le tariffe, di contestare le inadempienze, di revisionare i piani economici e di approvare quelli degli investimenti. Il rischio, ora come allora, è che a pagare alla fine siano solo e ancora una volta, in termini di disservizi e di rincari, i cittadini.

Ma i sindaci, ce l’hanno un piano ‘b’? O alla fine rinunceranno al piatto e passeranno la mano per non svelare il bluff-elettorale?

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