«I nostri vitalizi non si toccano». Gli ex consiglieri regionali in rivolta contro i tagli


PAG_7_FR (1)Da La Provincia Quotidiano del 25 gennaio 2016

di Cesidio Vano
Sono diritti acquisiti e non si toccano. Gli ex consiglieri regionali sono pronti a ricorrere alla Corte europea di Giustizia se il Parlamento metterà mano ai loro vitalizi.
Nei giorni scorsi, presso la I Commissione ‘Affari costituzionali’ della Camera dei deputati sono stati sentiti i rappresentanti degli ex parlamentari e degli ex consiglieri regionali in merito alla proposta di legge, all’esame di Montecitorio, che vorrebbe tagliare l’importo degli assegni mensili recapitati a chi è stato, anche per solo pochi anni, senatore o onorevole nazionale o regionale. La commissione, infatti, sta esaminando alcune proposte di legge che vorrebbero applicare retroattivamente il metodo di calcolo contributivo ai vitalizi, che solo dal 2012 sono computati con tale metodo. Per molti questo vorrebbe dire ritrovarsi con tanti soldi in meno, dato che l’assegno verrebbe calcolato solo su quanto hanno realmente versato per la previdenza, nei pochi anni in cui si è stati in carica.
Un’idea che ai diretti interessati – o almeno alle associazioni che li rappresentano – non piace affatto.
In rappresentanza degli ex parlamentari è intervenuto il presidente dell’associazione, Gerardo Bianco, che ha messo in discussione lo strumento della legge per intervenire su indennità e vitalizi dei parlamentari e degli ex. La Costituzione lo riserva ai regolamenti delle Camere. Quanto al merito Bianco ha sottolineato che è la Costituzione stessa a fissare l’indennità per i parlamentari “per sottolineare la speciale funzione che a questo istituto viene assegnata”.
Per gli ex consiglieri regionali ha preso la parola il presidente della relativa associazione, Aldo Bottin, che ha evidenziato come: “Le proposte di legge incrociano tutte forti motivi di incostituzionalità, in contrasto con la Corte Costituzionale, con la corte di Cassazione, con la Corte dei diritti dell’uomo europea”. Bottin ha condiviso e fatte proprie le ragioni indicate dagli ex parlamentari ed ha aggiunto che: “La retroattività delle norme incide sui diritti acquisiti e contrasta con le norme costituzionali che si riferiscono all’uguaglianza, alla ragionevolezza, al principio di affidamento”.
Nel Lazio, per venire alle cose di casa nostra, la battaglia contro i tagli ai vitalizi è in atto già da anni e precisamente dal 2014 quando, dopo gli scandali sui fondi ai gruppi consiliari costati la Legislatura a Renata Polverini e le nuove norme varate dal Govenro Monti, si è fatta la legge per contenere i costi della politica.
Settantotto ex consiglieri regionali, sui circa 270 vantati dal Lazio, hanno impugnato davanti al Tar i provvedimenti con cui si è applicato il taglio dal 6 al 18%, a titolo di ‘contributo di solidarietà’, sull’importo degli assegni mensili erogati che vanno da 2.500 a 5.500 euro. Contestato anche l’aumento – per gli ex che non avevano maturato ancora i requisiti di età – dai 50 ai 65 anni anagrafici per iniziare ricevere il vitalizio. Tra i 78 ‘ribelli’ costituiti davanti al Tar c’erano anche gli ex consiglieri ciociari Ettore Urbano, Danilo Collepardi, Giuseppe Paliotta, Paolo Tuffi, Fernando D’Amata, Alfredo Pallone, Fabio Schietroma, Rota Padovano, Wanda Ciaraldi, Gerardo Gaibisso, Giuseppe Gentile e Stefano Zappalà.
vitalizi ciociari
Benché il taglio, soprattutto per i vitalizi più contenuti, sia molto modesto la battaglia degli ex è stata senza sosta. Nel maggio 2015, però, il Tar si è pronunciato ed ha stabilito che la competenza a decidere in materia non è della giustizia amministrativa ed ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso.
Gli ex non si sono però arresti. Due le opzioni al vaglio: rivolgersi al giudice ordinario o alla Corte dei conti.
Nel frattempo, però, un’altra minaccia all’integrità dell’assegno mensile si è concretizzata con le proposte di legge che vorrebbero apportare retroattivamente il metodo contributivo per ricalcolare l’importo dei vitalizi: tanto hai versato, tanto ora ti spetta. Per molti sarebbe una iattura, con assegni che rischiano di lasciare sul campo qualche zero.
Allora la battaglia riparte: “I diritti acquisiti sono intoccabili! Ricorreremo all’Europa”.

LA PROFEZIA DI FRANCO FIORITO: “ALLA FINE SARO’ L’UNICO A NON PRENDERE IL VITALIZIO”
«Sono proprio un fagiano! Alla fine sarò l’unico a non prendere il vitalizio». L’affermazione è quasi profetica. A parlare era Franco Fiorito, ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio condannato per la vicenda dell’utilizzo per fini privati dei fondi elargiti ai gruppi regionali. Lo sfogo fu raccolto dal quotidiano Il Giorno nel novembre del 2014 quando ben 3.200 ex consiglieri regionali di tutt’Italia insorsero contro le misure anti-spreco varate dal governo e recepite dalla varie amministrazioni regionali. La protesta, in quei giorni, arrivò fino al Quirinale.
Gli ex onorevoli regionali, infatti, si rivolsero al direttamente al Capo dello Stato Giorgio Napolitano: «Noi apparteniamo a una storia che solo per ignoranza o malvagità può essere demonizzata o gabellata come la fonte degli sprechi e dei costi» dicevano allora evidenziando che il loro è ormai un “diritto acquisito” e si dicono pronti a fare ricorso se necessario davanti alla Corte Costituzionale.
Fiorito, che ha avuto la sfortuna di essere stato dipinto come il simbolo del malaffare regionale – malaffare che poi si è scoperto avere ospitalità un po’ ovunque – disse allora: «Mi hanno cucito addosso una norma, che vale solo nel Lazio, che esclude i condannati a più di 3 anni. Per gli altri tutto resterà come prima, io sono l’unico ad averci rimesso. Il decreto Monti – spiegava allora l’ex capogruppo – fissava l’obbligo del contributivo e la pensione a 66 anni. Ma conteneva una postilla per chi avesse deliberato prima di una certa data. Cosa che le Regioni si sono affrettate a fare, così i consiglieri non sono rientrati nei parametri Monti. Tutto è rimasto identico a prima e, tra 10 anni, si starà a discutere di quello che i consiglieri si sono ritagliati. Si scoprirà che paghiamo anche più di prima». E, forse illuminato dalla condanna a 3 anni e 4 mesi per peculato, evidenziava: «Perché non si eliminano i vitalizi degli attuali consiglieri? Il meccanismo è rimasto identico al vecchio. Anche se uno diventa assessore per una settimana, si paga il contributo e acquista il diritto alla pensione. Sa come lo chiamo io questo sistema? Win for Life». Chiaro, no?

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