Acqua. Dieci anni di gestione Acea, ma davvero non è cambiato nulla? Intervista al presidente Ranieri Mamalchi


Da La Provincia Quotidiano del 22 luglio 2015

di Cesidio Vano
File di utenti agli sportelli, bollette che non vengono recapitate e quando arrivano a destinazione fanno rischiare un coccolone, perdite idriche per strada e acqua razionata nei condomini. Per il servizio idrico integrato in Ciociaria si prospetta un’altra estate lacrime e sangue.
Ma davvero non è cambiato niente in oltre 10 anni di gestione Acea?
Lo abbiamo chiesto al presidente di Acea Ato5 Spa, Ranieri Mamalchi.
«Al netto delle difficoltà, stranote, per le tariffe non stabilite, un piano d’ambito mai redatto, debbo dire invece il contrario: l’azienda è cambiata, tutti i lavoratori sono motivati e hanno voglia di far funzionare le cose.
C’è orgoglio nel far funzionare al meglio questo servizio. Vi racconto solo un episodio che è emblematico: il responsabile della depurazione che durante un controllo sulla funzionalità di un impianto ha riempito un bichciere dell’acqua rilasciata dalla struttura dopo il trattamento e l’ha bevuta davanti agli agenti della Forestale per dimostrarne la bontà!».
Bene presidente, questo è il clima all’interno dell’azienda, ma forse non è il giudizio che ne darebbero gli utenti, soprattutto quelli a cui arrivano bollette da infarto come i giornali raccontano di tanto in tanto…
«A volte si tratta di errori e siamo pronti a correggerli, a volte è il caso di perdite occulte di cui neanche l’utente si è accorto, altre volte è l’utente che non riceve per anni la fatturazione ma non se ne fa un problema, altre volte è un cumulo di arretrati e mancati pagamenti. Ogni caso è un caso a sé, che va vagliato e considerato singolarmente. Di recente ha fatto scalpore la vicenda di una bolletta recapitata a Veroli di 45.000 euro: era una perdita dopo il contatore e siamo stati noi ad avvertire l’utente che c’era qualcosa di strano nei consumi e che sarebbero stato il caso di far verificare l’impianto di casa».
Molti utenti, però, lamentano di non ricevere proprio le bollette e di vedersi poi recapitare un sollecito di pagamento per fatture mai consegnate, con la minaccia di distacco dell’acqua e la richiesta di interessi…
«Lo abbiamo già detto: c’è stato un problema in alcuni centri con la ditta incaricata di recapitare le bollette. Abbiamo revocato il contratto con tale società e siamo tornati ad affidarlo a Poste Italiane. Come abbiamo detto anche che non applicheremo né more né interessi a chi farà presente il disguido e ci scusiamo per il disservizio».
Anche questo fatto ha creato un super carico di lavoro per gli sportelli Acea Ato5?
«Sì, è inevitabilmente così. Però, sul tema degli sportelli all’utenza mi sono anche preso una piccola soddisfazione: da una ricerca interna commissionata da Acea su tutte le proprie gestioni in Italia, lo sportello di Frosinone è risultato il migliore con 100 centesimi per tutti i parametri valutati, il secondo è stato Cassino con 96/100».
Alcuni Comuni sono costretti a pesanti turnazioni, con l’acqua che arriva solo per poche ore al giorno: è solo un problema di siccità?
«Da una parte la siccità, anche se meno accentuata del passato, dall’altra gli inevitabili aumenti di consumi in questo periodo, da un’altra ancora è un problema di programmazione che non c’è stata: né come già ricordato nel recente passato, né prima. Voglio fare solo un esempio: se riparte lo stabilimento Fiat di Cassino come da tutti sperato e si trasferiscono a Piedimonte, diciamo, 300 nuove famiglie, con quali strutture portiamo l’acqua a 1000 nuovi utenti?».
La pianificazione non c’è stata, la mancata adozione delle tariffe ha ridotto gli investimenti all’osso, benissimo: ora da qualche mese c’è il nuovo piano da 62 milioni, risolverà i problemi?
«E’ robetta, al territorio serve molto di più. Tra l’altro l’emergenza è la depurazione, ma c’è molto da fare sulle reti anche se molto è stato già fatto. Anche aver distribuito a pioggia gli interventi in base alla popolazione è un freno agli interventi strategici».
Le perdite sono state ridotte o siamo sempre al 70% come quando gestivano direttamente i sindaci?
«I dati sono migliorati, non ce li ho sottomano ma qualcosa è stato risolto anche in tal senso. Le riparazioni, ad esempio vengono approntate in tempi molto più celeri. Sicuramente in tale campo c’è più velocità e più qualità».
Insomma, con l’approvazione delle tariffe e della programmazione degli interventi il servizio può iniziare a prendere giri?
«Certamente, tra l’altro come ci eravamo impegnati abbiamo ripreso a versare le quote di canone dovuto all’Ato5».
I 6,5 milioni all’anno per i mutui contratti dai sindaci per le opere?
«La somma è quella e si compone di tre voci: i mutui dei comuni, il costo di funzionamento della Sto e le quote dei consorzi di bonifica. Per recuperare il ritardo negli anni passati, nel il 2015 abbiamo deciso di versare 11 milioni di euro».
Sono comunque i soldi che i cittadini stanno pagando con le nuove tariffe e il maxiconguaglio da 75 milioni di euro…
«Le tariffe non le fa Acea. Come noto le fa l’Aeegsi.
I 75 milioni sono il ristoro dovuto ad Acea Ato5, come deciso dal commissario ‘ad acta’, dopo che il sindaci non hanno adempiuto a stabilire le tariffe dal 2006 in poi: si sarebbero dovuti pagare in sei anni se si fosse applicato il metodo tariffario allora vigente ora si stanno pagando in 3 anni».
E spingono le bollette alle stelle…
«Non in modo eccessivo, però. In media stiamo parlando di 30 euro in più a bolletta per 3 anni, cioè 120 euro all’anno, 10 euro al mese in più. Certo, questo calcolo è una media brutale come quella del pollo di Trilussa».

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