Politica – Fini e il discorso di Mirabello


Da La Provincia Quotidiano del 6 settembre 2010

Parte da Mirabello e da Almirante, Fini. Il presidente della Camera dedica l’apertura del suo intervento alla Festa Tricolore alla cittadina nel Ferrarese che ospita l’evento e ricorda che lì Giorgio Almirante, allora segretario del Msi, «indicò al suo popolo la necessità di un salto di generazione».
Poi affonda: «Il Popolo della Libertà non esiste più. Non si può rientrare in qualcosa che non c’è più». Si capisce che lo strappo è ormai consumato. Non si torna indietro e Fini lo spiega chiaramente e subito dopo: «Si va avanti senza ribaltoni con un nuovo patto di legislatura». Condanna più volte la sua estromissione dal partito: «Sono stato messo alla porta come nel peggior stalinismo» e ammonisce: «Il Parlamento non può essere una sorta di dependance del governo». Uno dei tanti passaggi, quest’ultimo, che è critica apertamente l’idea di un leader che si comporta come il capo di un’azienda.
«Berlusconi non ha ben compreso – dice rivendicando la sua libertà di critica anche al governo e nel Pdl – che in una democrazia liberale non può esserci l’eresia, perché non c’è l’ortodossia. Non ci può essere una lesa maestà perché non c’è un popolo di sudditi ma di cittadini».
L’ex presidente di An si è soffermato anche sul tema del garantismo “tra le questioni forse più spinose”. «Il garantismo – ha detto – è un principio sacrosanto, ma mai può essere considerato come una sorta di impunità permanente». Quindi la magistratura, che «è caposaldo della democrazia italiana». Sì ad una legge che tuteli le alte cariche dello Stato, consentendo al Governo di governare, ma no a leggi che per salvaguardare l’interesse di uno danneggino le aspettative di numerosi altri. Ed in questo passaggio il riferimento è al cosiddetto processo breve – sacrosanto principio – ma che si vuole retroattivo: un colpo di spugna per tanti procedimenti ed un pugno di mosche per chi attende giustizia. Quindi Fini ha chiosato: «Governare non può mai significare in alcun modo comandare».
Poi ha tracciato i passi per il futuro: «Si va avanti – ha detto il presidente della Camera – senza ribaltoni o ribaltini, senza cambi di campo. Sosterremo lealmente quei punti che il premier presenterà alle Camere, ma noi chiederemo, e non dovrà esserci negato, di discutere di come si traducono in realtà i titoli delle riforme». Ridare un senso alla Politica è l’invito finale di Fini: «Quando avevamo 18-20 anni, quando nessuno pensava che saremmo entrati in Parlamento e avremmo ricoperto cariche istituzionali amavamo dire che se un uomo non ha fiducia nelle sue idee e non è pronto ad impegnarsi per quelle idee, anche se scomode, o non valgono nulla quelle idee o non vale nulla quell’uomo. Le nostre idee valgono certamente è nel nome di quelle idee che va avanti l’impegno la lotta e l’azione di futuro e libertà».

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