Tariffa idrica: nulla di fatto


Da La Provincia Quotidiano dell’8 giugno 2010

di cesidio vano
Nulla di fatto. Alla fine, ieri sera, l’assemblea dei sindaci dell’Ato 5 è stata sciolta per mancanza del numero legale. Tutto rinviato… se la società gestrice non fallirà prima.
I primi cittadini, infatti, erano stati convocati dal presidente dell’Ato (e della Provincia) Antonello Iannarilli per le ore 16. Avrebbero dovuto dire la loro sulla richiesta di Acea Ato 5 Spa, concessionaria del servizio idrico negli 88 comuni dell’Ambito territoriale ottimale, di rivedere la tariffa idrica per l’anno in corso (attualmente fissata a 0.94 euro a mc) poiché è insufficiente a coprire le spese di gestione. La società ha già collezionato, lo scorso anno, 18 milioni di debiti e per chiudere il bilancio 2009 (entro il 30 giugno prossimo)deve necessariamente essere ricapitalizzata, come già accaduto negli anni passati. I soci di Acea sono disponibili a mettere nuovamente mano al portafogli solo se avranno la garanzia di una tariffa che sia calcolata come per legge e che garantisca la copertura dei costi e degli investimenti. L’Acea propone, dunque, di alzare la tariffa a 1,27 euro a mc d’acqua, per giungere però, dopo qualche mese di verifica e di revisione del piano industriale, a 1,47 euro a mc. Tutto questo è stato spiegato ieri formalmente all’assemblea dal presidente di Acea Ato 5, Ranieri Mamalchi.
Il lettore non si preoccupi se fin qui ha compreso poco di quanto si è scritto. Ieri, nel salone dell’amministrazione provinciale, molti dei primi cittadini presenti hanno dimostrato di averne capito anche di meno. Nelle circa quattro ore di interventi, che sono seguite all’illustrazione di Mamalchi, di tutto si è parlato tranne che della questione da affrontare: si sono ricordate le inadempienze di Acea; ognuno ha lamentato il numero di perdite d’acqua nel suo comune; qualcuno ha anche ammesso di aver fatto in proprio i lavori di riparazione; qualcun altro ha pure detto che con il Consorzio degli Aurunci pagava molto di più… ma sul tema specifico e tecnico della riunione, si sono avventurati in pochi. Si è registrato anche lo scontro tra Iannarilli ed alcuni sindaci del centrosinistra sulle responsabilità pregresse. Su da farsi, però, si sono sentite solo poche e confuse idee. Mentre tutto questo avveniva all’interno del palazzo della provincia, fuori manifestavano i comitati per l’acqua pubblica e i lavoratori di Acea che temono di perdere il posto di lavoro con la messa in liquidazione della società.
Quello che però ieri è mancato, e diversi sindaci lo hanno ben messo in evidenza, sono stati i documenti, i numeri cioè su cui basare la decisione: aumentare o non aumentare il costo dell’acqua? Perché il problema non era e non è tanto se le pretese di Acea Ato 5 siano o meno opportune e supportate da dati tecnici e riscontri giuridici validi, quanto anche e soprattutto se l’attuale tariffa di 0.94 euro a mc sia stata formulata (dopo l’annullamento degli aumenti accordati invece nel 2007) tenendo conto dei dati tecnici e giuridici richiesti dalla legge. Questione non da poco: perché mantenere in vigore l’attuale tariffa, qualora fosse eccessivamente bassa rispetto al dovuto, legittimerebbe l’Acea a rivalersi un domani sui comuni; a maggior ragione se tale inappropriata tariffa conducesse – a siamo lì – a perdite tali da far finire la società in fallimento. Alla fine, su proposta di Iannarilli l’assemblea avrebbe dovuto votare un ordine del giorno – come da noi anticipato nei giorni scorsi – con cui si dava mandato al presidente dell’Ato e alla Consulta di riaprire il tavolo di conciliazione con Acea Ato 5 per avere, prima di tutto, la garanzia che la proprietà è disposta a ricapitalizzare salvando la Spa dal fallimento; e per aprire, poi, una trattativa relativa alla definizione della gestione dal 2003 al 2010, rideterminando entro il 31 dicembre di quest’anno un nuovo piano d’ambito. A questa proposta è seguita una sospensione dei lavori, per ponderare il voto, durata 40 minuti e dopo di cui i sindaci del centrosinistra hanno proposto un emendamento all’ordine del giorno, con cui si dava disponibilità a votare il documento a patto che Iannarilli certificasse la fondatezza tecnico contrattuale dell’attuale tariffa vigente. Punto che però, Iannarilli, privo di riscontri tecnici adeguati a riguardo, si apprestava a depennare dal testo da mettere in votazione. Votazione che però non è mai avvenuta, perché – ripresa la seduta – all’appello del segretario Vivoli hanno risposto solo 42 sindaci su 88 (gli altri evidentemente avevano avuto urgenze tali da farli assentare). Meno quindi del 50%, quindi, (e non rappresentanti neanche la maggioranza della popolazione) così che, per mancanza del numero legale, l’assise è stata sciolta… Non una novità in realtà ogni volta che i primi cittadini sono chiamati a sciogliere i complicati nodi della gestione idrica.

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