Sanità, Il Pd boccia piano Polverini


Da La Provincia Quotidiano del 2 giugno 2010

di cesidio vano
«E’ un grande salto indietro». «E’ un salto nel buio». Queste frasi sono risuonate più volte, ieri mattina, durante la conferenza stampa che il consigliere regionale del Pd, Francesco Scalia, ha tenuto nella sede del partito a Frosinone sul nuovo piano di riordino della sanità elaborato dal presidente della regione, quale commissario ad acta, Renata Polverini, e consegnato lunedì al Governo (il testo completo del piano è scaricabile sul sito web del nostro gruppo editoriale http://www.dimmidipiu.it).
Con Scalia, erano presenti all’incontro con i giornalisti anche l’ex vicepresidente della commissione regionale Sanità Ettore Urbano, il segretario cittadino del Pd Fabrizio Cristofari, la resposnabile Sanità del partito Anna Rosa Frate e uno dei coordinatori Gianni Nichilò.
Scalia ha ammesso di non conoscere ancora il piano nel dettaglio ma ha posto da subito una questione di metodo. Per il consigliere regionale, infatti, la Polverini ha sbagliato ad accettare supinamente la data del 31 maggio – imposta dal governo – per la presentazione dei provvedimenti di riordino sanitario. Questo perché, come ha spiegato Scalia, il Patto della Salute raggiunto tra Stato e Regioni prevedeva come ultima data utile quella del 31 dicembre di quest’anno. «Ci sarebbe stato allora – ha detto Scalia – tutto il tempo per confrontarsi, discutere e magari migliorare una proposta di piano. Oggi, invece, ci troviamo davanti a scelte fatte dalla sola Polverini ed in una quindicina di giorni, senza che neanche sia stata ancora costituita la commissione regionale Sanità, senza che ci siano deleghe agli assessori, senza alcuna possibilità di valutare gli interventi e cercare di tutelare il territorio. Ora se il lavoro prodotto dovesse essere bocciato dal Governo, scatteranno automaticamente gli aumenti delle tasse. Eppure c’era tutto il tempo per fare un lavoro migliore e con più calma». Per Scalia, insomma, la commissaria Polverini non avrebbe dovuto accettare il decreto capestro di nomina proposto dal Governo, ma avrebbe dovuto insistere per lo sbloccamento dei fondi Fas per i quali c’era già l’intesa sottoscritta nella conferenza Stato-Regioni.
Ma la censura è anche su un altro punto. Spiega Scalia: «L’obbligo è quello di abbassare, a livello regionale, il rapporto tra posti letto e residenti a 4 ogni mille. Nel Lazio eravamo a 4,5 per mille (3,5 per acuti e 1 per lungodegenza), quindi serviva un taglio di 0,5. In provincia di Frosinone siamo appena a 2,7 posti letto per 1000 abitanti, quindi ben al di sotto del rapporto richiesto e, anche per questo, il piano sanitario redatto dalla precedente amministrazione regionale di centrosinistra, la nostra, prevedeva per la Asl ciociara addirittura un aumento di 167 posti letto, 90 dei quali servivano per aprire il nuovo ospedale del capoluogo. Ora, invece – accusa Scalia – si parla di tagli anche nella nostra provincia. L’ospedale di Ceccano che viene convertito in Rsa e un accorpamento dell’Azienda di Frosinone con le Asl di Roma A e G e il policlinico Umberto I che ci lascia perplessi e ci preoccupa molto». Scalia si riferisce alla creazione di 4 macroaree previste dal piano Polverini per fornire in quegli ambiti tutti i servizi necessari ai residenti e prima misura per giungere nei prossimi anni alla riduzione da 12 a 8 Asl regionali. «Siamo preoccupati – spiega Scalia -, perché mettere la situazione della Ciociaria (con un deficit di posti letto) assieme a realtà romane che hanno un eccesso di posti letto e ragionare su questo come fosse un’unica realtà (macroarea) può danneggiarci fortemente, facendo svanire nelle medie le carenze di questo territorio». La preoccupazione è anche quella che con questo piano il nuovo ospedale di Frosinone non potrà più avere il riconoscimento di Dea di secondo livello. Un aspetto poco chiaro che è stato ripreso anche dall’intervento di Ettore Urbano: «Non c’era bisogno di alcun taglio – ha detto l’ex vicepresidente -, non era questo lo spirito ma bisognava razionalizzare l’esistente. Noi l’avevamo fatto con il piano messo a punto con il Commissario Guzzanti. Quelli proposti oggi sono tagli fini a se stessi. Noi proponevano 167 posti letto in più per la Ciociaria che avrebbero consentito l’avvio di importanti reparti (emodinamica, chirurgia vascolare, ecc.) che oggi pensiamo siano a rischio e con essi la possibilità di avere il Dea II a Frosinone». Urbano ha ricordato che quest’ultima struttura assieme al Dea a Cassino (con Pontecorvo), al Polo Oncologico a Sora e la traumatologia ad Anagni formava l’ossatura della sanità in Ciociaria. «Oggi abbiamo fatto un incredibile salto indietro» ha concluso. Allarme è stato anche espresso per il rischio che la nuova organizzazione sanitaria accresca ulteriormente la mobilità passiva verso le regioni Campania e Abruzzo, a cui si rivolgono, soprattutto nelle zone di confine, molti cittadini ciociari per avere risposte e servizi altrimenti assenti o difficilmente accessibili sul territorio.

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