Nove anni fa il delitto Mollicone, oggi un libro


Da La Provincia Quotidiano del 2 giugno 2010

Nove anni fa, il primo giugno 2001, la 18enne Serena Mollicone scompariva da Arce. Due giorni dopo, il suo corpo veniva ritrovato nel bosco di Fontecupa in territorio di Anitrella, legato, incappucciato, composto quasi ritualmente. L’omicida non è stato mai individuato. Da quel 3 giugno 2001, l’uccisione di Serena è diventato per tutti il “delitto di Arce, il caso Mollicone”. Un omicidio senza risposte che resta uno dei casi più misteriosi d’Italia. Il prossimo 15 giugno, presso la Questura di Frosinone alle ore 17, sarà presentato il romanzo della collega Angela Nicoletti “Tutto torna sempre”. Non è un libro sul delitto Mollicone, ma a quella vicenda si ispira liberamente per raccontare il giallo della morte di una giovane donna; di un assassino introvabile e di una giornalista che segue da otto anni una pista precisa…
Una giornalista, una cronista che raccoglie notizie, fa domande, così come questo mestiere richiede ed insegna al tempo stesso. Una cronista come Angela Nicoletti, giornalista professionista che lavora da anni nella redazione del nostro quotidiano.
«La morte brutale di giovane donna è sempre ingiusta. Se poi quell’uccisione rimane impunita per anni, per decenni, a volte per sempre, il senso di ingiustizia diventa forte, quasi insopportabile» spiega la stessa autrice. «Il romanzo è ispirato al delitto di Serena Mollicone – prosegue Nicoletti – semplicemente perché la sua morte ancora oggi resta un’ingiustizia, accentuata dalla mancanza di un colpevole. Il mio personaggio, Sofia Conforti, non è però Serena. Sfogliando le pagine il lettore si trova proiettato all’interno in una storia normale, di vita quotidiana. Fatti ed eventi che potrebbero accadere a chiunque. Serena Mollicone come Chiara Poggi o Elisa Claps sono rimaste vittime di quell’apparente tranquillità di un paese o una cittadina dove tutti pensano di essere al sicuro».
Nella prefazione del romanzo, Gigi Di Fiore (scrittore ed inviato de Il Mattino di Napoli, altra testata con cui collabora la collega Nicoletti) ha scritto: «Una giovane giornalista, donna come quella ragazza uccisa, racconta il delitto di una donna. Con sensibilità tutta femminile. Per far riflettere, per far capire quanto dramma resti dietro un omicidio senza perché certi. Che la vittima si chiami Serena, o altro nome, poco importa. Conta che il dolore di chi resta, di chi ha conosciuto la vittima, non rimanga strozzato. Che trovi spiegazioni, o ipotesi plausibili».
Proprio l’altra sera, la trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?” è tornata ad occuparsi per l’ennesima volta di questo mistero e l’ha fatto ospitando la figlia del brigadiere dei carabinieri, Santino Tuzi, di Sora, che all’epoca si occupò del caso e che si è suicidato due giorni dopo aver dichiarato ai magistrati che Serana Mollicone era andata, il giorno della scomparsa, alla caserma dei carabinieri. Un ulteriore inquietante aspetto di un delitto che resta avvolto da molte, troppe ombre.
cesidio vano

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