Lazio: i matrimoni sono in calo, ma aumentano le seconde nozze


Da La Provincia Quotidiano del 9 aprile 2010
Domanda: «Sei sposato?», risposta: «Un po’!».  Per quanto  assurdo, questo dialogo inizia ad avere un senso, soprattutto a scorrere  i dati forniti dall’Istat sui matrimoni in Italia, che a partire dal 1972  si sono praticamente dimezzati di numero ma che vedono crescere invece  le seconde nozze e, con quelle, crescere anche il numero di matrimoni celebrati  con rito civile.
Non fa eccezione, anzi si allinea perfettamente alle  medie del Paese, la regione Lazio dove, secondo i computi dell’Istituto  nazionale di statistica, nell’ultimo anno si sono celebrati 4 matrimoni  per ogni mille abitanti. Sono però in crescita le seconde nozze quelle  cioè tra persone di cui una almeno è divorziata o vedova. Insomma, pare  di capire che è più difficile che si faccia il primo passo verso l’altare,  ma una volta compiuto quello, viene facile… farlo una seconda volta! I dati forniti dall’Istat sono relativi all’anno 2008 e rilevati dai  registri di Stato civile dei comuni.
Nel 2008, sono stati 22.389 i matrimoni  celebrati, sia con rito religioso che davanti al solo ufficiale di Stato  civile, in tutti i comuni del Lazio per un “quoziente di nuzialità” di  4,0 (cioè 4 matrimoni ogni 1000 abitanti). Di questi 22.389 matrimoni,  18.906 pari all’84,4% hanno riguardato prime nozze. Su mille celibi ne  sono convolati a nozze 480,6; su mille nubili hanno pronunciato il “si”  in 532,2.
Davanti l’altare nel Lazio, in media, si giunge dopo i 30 anni:  34,3 per i maschi, 31,1 per le donne. Così dicono i dati Istat che però  spiegano pure: «La tendenza alla diminuzione e alla posticipazione dei  primi matrimoni è ravvisabile in tutte le aree del Paese, anche se il fenomeno  presenta importanti differenze territoriali. Ci si sposa più al Sud e nelle  Isole (rispettivamente 4,9 e 4,7 matrimoni per mille abitanti nel 2008)  che al Nord (3,6 per mille abitanti) e al Centro (4,0 per mille). Le regioni  dove si registra il massimo e il minimo dei quozienti di nuzialità sono  rispettivamente la Campania (5,5 nozze per mille abitanti) e il Friuli-Venezia  Giulia (3,3 per mille)». Il Lazio sta preciso nel mezzo.  Ma l’impegno  ad “amarsi ed onorarsi tutti i giorni della nostra vita” non è proprio  osservato fin in fondo da tutti. Pazienza se a interrompere il sacramento  è la dipartita di uno dei due coniugi, ma sempre più spesso capita invece  che ad interrompere il vincolo matrimoniale è uno dei due partner.
Nel  Lazio i divorzi, nel 2008, sono stati 3,8 ogni  mille persone coniugate  e nello stesso anno si sono celebrate 3.483 seconde nozze (cioè matrimoni  in cui almeno uno degli sposi era divorziato o vedovo) pari al 15,6% delle  unioni totali. Nello specifico sono stati 1.309 i matrimoni tra un divorziato  e duna nubile (5,8%); 921 tra una divorziata ed un celibe (4,1%); 828 tra  divorziati (3,7%); 47 tra divorziato e vedova (0,2%) e 142 tra divorziata  e vedovo (0,6%). dall’Istat annotano: «Le ragioni dell’incremento dei secondi  matrimoni vanno ricercate nell’aumento dei divorziati che, insieme ai vedovi,  costituiscono i potenziali nuovi sposi. Con sempre maggiore frequenza,  infatti, si arriva a chiudere un’esperienza matrimoniale: in base agli  ultimi dati, riferiti al 2007, i divorzi sono stati oltre 50 mila. I matrimoni  con almeno uno sposo divorziato ammontano a 31.430 nel 2008 (il 92,1 per  cento del totale dei matrimoni successivi al primo). Gli uomini si risposano  in media a 48 anni se sono divorziati e a 61 se sono vedovi, mentre le  donne alle seconde nozze hanno mediamente 43 anni se divorziate e 48 anni  se sono vedove. La tipologia più frequente tra i matrimoni successivi è  quella in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubile». Nel Lazio, cresce  anche il numero di matrimoni che vedono uno degli sposi non avere cittadinanza  italiana. Nel 2008 i matrimoni tra italiani sono stati 18.312 (l’81,8%  del totale); quelli in cui un italiano ha sposato una straniera sono stati  2.046 (9,1%); quelli in cui un’italiana ha sposato uno straniero 616 (2,8%);  1.415 quelli con entrambi gli sposi stranieri (6,3%). Complessivamente  il numero di matrimoni con almeno uno sposo non italiano sono stati 4.077  pari al 18,2% del totale di quelli celebrati. Infine, un ultimo dato disponibile  è relativo al numero di matrimoni religiosi e civili. Su base nazionale  emerge che il 72,1% delle coppie che con vola a prime nozze lo fa in chiesa,  il restante 27,9% in Comune; tendenza completamente ribaltata (e per ovvi  motivi) in caso di secondo matrimonio: solo l’8,3% celebra il rito religioso,  mentre il 91,7% si presenta davanti all’ufficiale di Stato civile.
Per  chiudere, una famosa battuta del comico americano Buddy Sorrel: «L’amore  ti fa fare cose pazze. Io per esempio mi sono sposato».

Da <i>La Provincia Quotidiano</i> del 9 aprile 2010
Domanda: «Sei sposato?», risposta: «Un po’!».  Per quanto  assurdo, questo dialogo inizia ad avere un senso, soprattutto a scorrere  i dati forniti dall’Istat sui matrimoni in Italia, che a partire dal 1972  si sono praticamente dimezzati di numero ma che vedono crescere invece  le seconde nozze e, con quelle, crescere anche il numero di matrimoni celebrati  con rito civile. Non fa eccezione, anzi si allinea perfettamente alle  medie del Paese, la regione Lazio dove, secondo i computi dell’Istituto  nazionale di statistica, nell’ultimo anno si sono celebrati 4 matrimoni  per ogni mille abitanti. Sono però in crescita le seconde nozze quelle  cioè tra persone di cui una almeno è divorziata o vedova. Insomma, pare  di capire che è più difficile che si faccia il primo passo verso l’altare,  ma una volta compiuto quello, viene facile… farlo una seconda volta!    I dati forniti dall’Istat sono relativi all’anno 2008 e rilevati dai  registri di Stato civile dei comuni.  Nel 2008, sono stati 22.389 i matrimoni  celebrati, sia con rito religioso che davanti al solo ufficiale di Stato  civile, in tutti i comuni del Lazio per un “quoziente di nuzialità” di  4,0 (cioè 4 matrimoni ogni 1000 abitanti). Di questi 22.389 matrimoni,  18.906 pari all’84,4% hanno riguardato prime nozze. Su mille celibi ne  sono convolati a nozze 480,6; su mille nubili hanno pronunciato il “si”  in 532,2.  Davanti l’altare nel Lazio, in media, si giunge dopo i 30 anni:  34,3 per i maschi, 31,1 per le donne. Così dicono i dati Istat che però  spiegano pure: «La tendenza alla diminuzione e alla posticipazione dei  primi matrimoni è ravvisabile in tutte le aree del Paese, anche se il fenomeno  presenta importanti differenze territoriali. Ci si sposa più al Sud e nelle  Isole (rispettivamente 4,9 e 4,7 matrimoni per mille abitanti nel 2008)  che al Nord (3,6 per mille abitanti) e al Centro (4,0 per mille). Le regioni  dove si registra il massimo e il minimo dei quozienti di nuzialità sono  rispettivamente la Campania (5,5 nozze per mille abitanti) e il Friuli-Venezia  Giulia (3,3 per mille)». Il Lazio sta preciso nel mezzo.  Ma l’impegno  ad “amarsi ed onorarsi tutti i giorni della nostra vita” non è proprio  osservato fin in fondo da tutti. Pazienza se a interrompere il sacramento  è la dipartita di uno dei due coniugi, ma sempre più spesso capita invece  che ad interrompere il vincolo matrimoniale è uno dei due partner.  Nel  Lazio i divorzi, nel 2008, sono stati 3,8 ogni  mille persone coniugate  e nello stesso anno si sono celebrate 3.483 seconde nozze (cioè matrimoni  in cui almeno uno degli sposi era divorziato o vedovo) pari al 15,6% delle  unioni totali. Nello specifico sono stati 1.309 i matrimoni tra un divorziato  e duna nubile (5,8%); 921 tra una divorziata ed un celibe (4,1%); 828 tra  divorziati (3,7%); 47 tra divorziato e vedova (0,2%) e 142 tra divorziata  e vedovo (0,6%). dall’Istat annotano: «Le ragioni dell’incremento dei secondi  matrimoni vanno ricercate nell’aumento dei divorziati che, insieme ai vedovi,  costituiscono i potenziali nuovi sposi. Con sempre maggiore frequenza,  infatti, si arriva a chiudere un’esperienza matrimoniale: in base agli  ultimi dati, riferiti al 2007, i divorzi sono stati oltre 50 mila. I matrimoni  con almeno uno sposo divorziato ammontano a 31.430 nel 2008 (il 92,1 per  cento del totale dei matrimoni successivi al primo). Gli uomini si risposano  in media a 48 anni se sono divorziati e a 61 se sono vedovi, mentre le  donne alle seconde nozze hanno mediamente 43 anni se divorziate e 48 anni  se sono vedove. La tipologia più frequente tra i matrimoni successivi è  quella in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubile». Nel Lazio, cresce  anche il numero di matrimoni che vedono uno degli sposi non avere cittadinanza  italiana. Nel 2008 i matrimoni tra italiani sono stati 18.312 (l’81,8%  del totale); quelli in cui un italiano ha sposato una straniera sono stati  2.046 (9,1%); quelli in cui un’italiana ha sposato uno straniero 616 (2,8%);  1.415 quelli con entrambi gli sposi stranieri (6,3%). Complessivamente  il numero di matrimoni con almeno uno sposo non italiano sono stati 4.077  pari al 18,2% del totale di quelli celebrati. Infine, un ultimo dato disponibile  è relativo al numero di matrimoni religiosi e civili. Su base nazionale  emerge che il 72,1% delle coppie che con vola a prime nozze lo fa in chiesa,  il restante 27,9% in Comune; tendenza completamente ribaltata (e per ovvi  motivi) in caso di secondo matrimonio: solo l’8,3% celebra il rito religioso,  mentre il 91,7% si presenta davanti all’ufficiale di Stato civile.  Per  chiudere, una famosa battuta del comico americano Buddy Sorrel: «L’amore  ti fa fare cose pazze. Io per esempio mi sono sposato».

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