Frosinone. Profughi, cosa non funziona? Domande senza risposta.


Da La Provincia Quotidiano del 21 agosto 2016

di Cesidio Vano
Quella dei profughi in Ciociaria è un’emergenza che non c’è. Anzi che non dovrebbe esserci. Lo dicono i numeri, almeno quelli che conosciamo al momento: alcune decine di migranti da ospitare per qualche settimana non sono (o meglio non dovrebbero essere) un caso per una provincia che conta 450.000 abitanti e che vuole fare la propria parte in termini di accoglienza, solidarietà e umanità.

Dovrebbe essere insomma, una gestione quasi ordinaria della necessità di farsi carico di questo problema. Invece, la cronaca ci racconta altro. Tutt’altro.

Ci racconta, la cronaca di questi giorni, di una quarantina di ospiti che vagano da una settimana da Sud a Nord della provincia in cerca di una sistemazione che sia adeguata e  decorosa. In una parola: idonea.

Ma, a quanto pare, è proprio questo che non si riesce ad avere. E non si capisce perché.

La Prefettura di Frosinone – che gestisce la materia autonomamente rispetto ai comuni, informando i sindaci interessati solo a cose fatte – ha pubblicato degli avvisi con cui ha reperito i soggetti ai quali affidare l’ospitalità dei migrati destinati a questo territorio. E per quell’ospitalità – che dovrebbe essere resa in modo conforme a quanto richiesto – lo Stato (cioè tutti noi) paga quasi 25 euro a migrante.

Bene. Autonomia vuol dire anche responsabilità. E prima ancora vorrebbe dover dire capacità.

Allora, sarebbe utile chiarire, a questo punto, per quale motivo, i soggetti che sono risultati assegnatari della gestione dei circa 40 migranti attualmente ospiti della Ciociaria, non sappiano dove alloggiarli, tanto da averli finora spostati da Cassino a Pastena e da Pastena a Giuliano di Roma. In strutture che sarebbero risultate, stando al vaglio delle autorità locali, non proprio idonee al ricovero dei migranti.

E la corsa a trovare un sito idoneo all’alloggio per quei disperati, molti giovanissimi in attesa di asilo in Italia, parrebbe non ancora conclusa, se risultasse vera l’indiscrezione diffusasi ieri, secondo la quale la prossima tappa sarà la città di Sora, dove si starebbe affittando un immobile, che fino a poco tempo fa ospitava i vigili del fuoco. Immobile, che lo stesso sindaco di Sora, Roberto De Donatis, ha già detto non essere assolutamente utilizzabile, così come è, a tale fine, per croniche carenze igieniche e sanitarie.

Da Giuliano di Roma, circa una decina di migranti sono stati già dirottati altrove, perché la struttura prescelta (parrebbe solo il giorno prima) non ne può ospitare più di tanti.

Eppure, il bando emanato dalla Prefettura prevedeva espressamente che, nel manifestare l’interesse a ricevere l’affidamento, il soggetto proponente indicasse le strutture a sua disposizione per ospitare i profughi, elencandole, indicandone il titolo di possesso e soprattutto dichiarandone l’idoneità.

Cosa non ha funzionato? Cosa ha dichiarato chi ha poi ottenuto l’assegnazione? Dove ha detto che avrebbe alloggiato gli ospiti?

Quelle strutture erano idonee? Qualcuno ha controllato? Qualcuno deve controllare?

Le dichiarazioni rese in sede di manifestazione di interesse hanno anche una rilevanza penale? O sono state messe lì tanto per avere qualcosa nero su bianco? Come ci si sta regolando?

Domande che non si possono non fare, davanti a quello che sta accadendo in provincia, dove una non-emergenza sta diventando un caso nazionale – con le telecamere di Rete 4 arrivate a Giuliano di Roma venerdì sera – che si sta fronteggiando maldestramente e con soluzioni che al momento appaiono tampone, temporanee e improvvisate.

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