Provincia. Quel pasticciaccio da 5 milioni per il vecchio appalto Cosap


Da La Provincia Quotidiano del 26 marzo 2016

di Cesidio Vano
Una ‘spada di Damocle’ che pende da anni sulle casse dell’amministrazione provinciale di Frosinone. Una grana da quasi 5 milioni di euro per i conti di un ente che, dopo la riforma Delrio – ancora per metà non attuata – ha forti difficoltà a erogare servizi e far fronte alle necessità. Parliamo dell’appalto affidato oltre otto anni fa, quando a Palazzo Iacobucci governava la giunta guidata dal presidente Francesco Scalia, alla società Tre Esse Italia Srl, società di servizi stradali, per la gestione della Cosap, ovvero della tassa sui passi carrabili.

Un servizio che negli anni successivi ha visto presentare in Provincia un conto da 4 milioni di euro che l’ente, però, non ha ritenuto di dover pagare.

La questione finì, allora, deferita ad un collegio arbitrale che nel 2010 chiuse la questione, dando torto marcio all’amministrazione provinciale, e depositò un lodo che condannava la Provincia a versare 4,4 milioni di euro alla società incaricata.

Nel frattempo, alla guida della Provincia era giunto Antonello Iannarilli che, guardati gli atti e la decisione degli arbitri, decise di impugnare il lodo davanti alla Corte di appello di Roma. I giudici sospesero l’esecuzione del provvedimento in attesa di pronunciarsi nel merito.

Sei anni dopo, quel giudizio è ancora pendente, così come resta sospesa sulle casse pubbliche la pretesa milionaria della ditta appaltatrice che nel frattempo, però, è passata all’incasso delle spese anticipate, come gli oltre 300.000 euro che sono serviti ‘solo’ per registrare il lodo arbitrale. Soldi pagati dalla Tre Esse ma dovuti dalla Provincia che, infatti, a febbraio 2015 si è vista notificare un decreto ingiuntivo per complessivi 300.683,20 euro oltre interessi, spese ed accessori di legge.

L’ente ha fatto opposizione al decreto ingiuntivo, chiedendo la sospensione dell’esecutività ma non ha trovato accoglimento. Lo scorso 1° marzo, allora, sul tavolo dell’oggi presidente Antonio Pompeo, è giunto il precetto di pagamento: o si saldava la somma entro 10 giorni o si passava ai pignoramenti.

L’ente ha deciso per una tregua: pagherà alla società una parte della somma intimata (205.000 euro circa) e fino al prossimo 20 maggio il creditore rinuncerà all’azione forzosa. Nel frattempo si spera che la giustizia faccia chiarezza sulle somme che si debbono – se si debbono – o meno pagare.

In ballo, oltre al giudizio della Corte d’appello sul lodo arbitrale (che tra interessi, rivalutazioni e spese vale ormai quasi 5 milioni di euro) ci sono anche il ricorso contro il decreto ingiuntivo da 300.000 euro (che Provincia e società privata si sono impegnati a far rinviare finché non si conosceranno i pronunciamenti dei magistrati) e anche il ricorso davanti alla giustizia tributaria che la Provincia ha parimenti azionato per opporsi all’avviso di liquidazione della registrazione del lodo arbitrale, anch’esso ancora pendente.

Insomma, un pasticciaccio che rischia di costare all’ente – e quindi ai cittadini – svariati milioni di euro oltre a ricchissime parcelle per gli avvocati. Ma questa è un’altra storia, che racconteremo a breve.

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