Provincia/ Acea Ato 5: conti in rosso, sede in vendita


Da La Provincia Quotidiano del 9 luglio 2010

La tariffa idrica è troppo bassa e l’Acea Ato 5 mette in vendita la sede di Frosinone. Per qualcuno è il segnale che la società vuole lasciare la Ciociaria, per la Spa è l’unico mezzo per avere da subito una maggiore liquidità. E di fatto, l’alienazione dell’immobile non è la sola misura che la società ha indicato per fronteggiare le difficoltà di bilancio dovute, a suo dire e tra l’altro, all’inadeguatezza della tariffa stabilita (per adesso provvisoriamente) dai sindaci per questo anno: 0,94 euro a mc consumato.
Infatti, in una lettera inviata a tutti i primi cittadini dei comuni in cui la gestione del servizio idrico è affidato ad Acea Ato 5, la società annuncia anche la progressiva drastica riduzione degli sportelli commerciali localizzati nel territorio a partire dal 15 luglio e la sospensione della corresponsione del canone di concessione: sia per il funzionamento della Sto (Segreteria tecnica operativa), che con riferimento alla quota destinata al pagamento delle rate dei mutui accesi dai Comuni per il servizio idrico integrato. Nella stessa lettera, Acea Ato 5 precisa che “sospende” la corresponsione dei canoni detti per evitare aggravi a carico dei propri dipendenti e ricorda ai comuni come il pagamento del canone di gestione è connesso alle determinazioni tariffarie e che, allo stato e per quanto riguarda il 2010, non risulta che sia stata fatta alcuna valutazione circa la remunerazione della tariffa stabilita e l’adeguatezza della stessa a coprire i costi sostenuti. Anche per questo l’Acea Ato 5 chiede che, in sede di collegio di conciliazione (avviato con l’Ato 5) per affrontare tutte le vicende tariffarie dal 2003 ad oggi, si tratti primariamente della situazione 2010 per trovare una soluzione/accordo che tuteli tutti gli interessi in ballo inclusi l’equilibrio economico-finanziario della gestione e la tempestiva corresponsione ai comuni delle rate di mutuo.
Il contenuto della missiva inviata ai sindaci è stato reso noto ieri dal Cocida (Comitato cittadino in difesa dell’acqua pubblica), che ha contestato l’iniziativa: «Per quanto riguarda la riduzione degli sportelli commerciali la vicenda è addirittura “kafkiana” – dicono dal comitato -. Basta riferirsi al caso di San Donato Val di Comino: l’Acea vuol far credere che chiuderà un ufficio commerciale di zona che in realtà non ha mai aperto! Anzi per anni ha usufruito gratis dei locali messi a disposizione dal Comune». Dal Cocida parlano poi dei crediti vantati dai Comuni nei confronti di Acea per i mutui: «Ammontano a milioni di euro e questi crediti, che rischiano di far saltare varie amministrazioni comunali, sono ormai consolidati da anni. Cioè si sono accumulati anche nelle annualità in cui le tariffe erano a 1,20 euro». Dal Comitato, inoltre, si dicono anche sicuri che le tariffe giustamente calcolate, secondo le modalità di legge e tenendo conto degli investimenti e della qualità del servizio erogato da Acea, dal 2003 a tutt’oggi «siano molto più basse di quelle fin qui adottate e quindi anche della tariffa provvisoriamente accordata per il 2010 di 0,94 euro a mc. I cittadini dunque dovranno essere rimborsati. Si tratta complessivamente di svariate decine di milioni euro. Inizieremo da subito la “campagna” di richiesta rimborsi. Altro che 40 milioni di danno chiesto da Acea ai Comuni!»

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