Vicenda Acea-Ato5, Scalia: «I dati di Iannarilli? Sono tutti sballati!»


Da La Provincia Quotidiano del 13 gennaio 2011

«I conti di Iannarilli sono sballati: i minori investimenti del triennio 2003-2005 sono stati recuperati con l’atto transattivo; i minori investimenti a carico del gestore sono dovuto allo scorporo degli investimenti pubblici per 100 milioni; i maggiori costi operativi non tengono conto degli oneri concessori, per circa 200 milioni». Così, in sintesi, Francesco Scalia (Pd), ex presidente della provincia di Frosinone e consigliere regionale del Lazio durante la conferenza stampa, tenuta ieri nella sede provinciale del Pd di piazza Garibaldi nel capoluogo, per “smontare” tutte le accuse che gli sono state rivolte durante l’assemblea dei sindaci dell’Ato 5.
Scalia, inoltre, ha annunciato di aver dato già incarico ai suoi avvocati di avviare le azioni legali a tutela della sua onorabilità a seguito delle affermazioni fatte nei suoi confronti surante quella seduta dell’Ato.
Ieri mattina Francesco Scalia si è presentato alla stampa con in mano un documento di tre cartelle, che ha poi distribuito ai presenti. Ha quindi illustrato i suoi argomenti con i quali intende ‘smontare’ punto per punto quello che ritiene essere «il bluff messo in atto dal presidente della Provincia Antonello Iannarilli».
La vicenda è ormai nota a tutti: la polemica si è sviluppata sulla transazione che Scalia ha firmato con l’Acea Ato5 (gestore del servizio idrico integrato), quando era presidente della Provincia, per chiudere tutti i contenziosi sorti nel triennio 2003/2005. L’Acea lamentava maggiori costi, l’Ato5 minori investimenti e inadempienze contrattuali. Si chiuse con il riconoscimento di 10.700.000 euro in più ad Acea e una rivisitazione del piano d’ambito (cioè dei costi da sostenere e degli investimenti da fare). Iannarilli ha puntato il dito contro quella transazione che – ha sostenuto lunedì nell’assemblea dei sidnaci dell’Ato 5 – falsa completamente la gara iniziale con cui si è appaltata la gestione del servizio. I costi operativi, secondo Iannarilli, sarebbero stati incrementati del 125% e gli investimenti ridotti di 59 milioni di euro. In tutto, ha sostenuto il presidente della provincia, l’Acea avrebbe ottenuto quasi 700 milioni di euro in più dal qui a fine gestione.
Scalia, ieri mattina, è passato al contrattacco fornendo raffronti e calcoli che contrastano con i dati illustrati lunedì ai primi cittadini. Ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali «di adire le sedi giudiziari opportune per tutelare la mia onorabilità». Ed ha anche giunto di essere pronto «a chiedere anche conto degli otto dirigenti assunti in provincia a fronte dei due previsti dal decreto Brunetta» (qui il riferimento è alle continue contestazioni che Iannarili fa alla precedente gestione dell’ente provincia, ndr).

Le ragioni di Scalia
«Il presidente Iannarilli, in 19 mesi di presidenza dell’AATO non ha elevato alla Acea Ato5 alcuna contestazione. I numerosi atti di contestazione citati nella relazione del presidente si fermano alla nota prot. AT/791 del 29.7.08 (lui è entrato in carica un anno dopo!). Quindi, le uniche contestazioni elevate al Gestore sono quelle notificate dal sottoscritto e dalla segreteria tecnica durante il proprio mandato, le quali hanno portato all’applicazione della sanzione nella misura massima prevista dalla Convenzione di Gestione (1 milione di euro) ed al recupero: di 3.885.000, quali maggiori costi dovuti alle inefficienze della gestione; di euro 5.357.000, relativi all’ammortamento ed alla remunerazione del capitale non investito; di euro 539.000, quale quota di inflazione maturata sugli oneri di concessione; per il totale complessivo di 10.781.000».
Ha aggiunto ancora: «Sulla base delle stesse contestazioni, l’Autorità d’Ambito acquisì il parere legale pro-veritate del prof. avv. Alfredo Contieri (ordinario di diritto amministrativo) e dell’avv. Riccardo Farnetani (esperto in servizi pubblici locali) per verificare se ricorressero le condizioni per la risoluzione del contratto in danno ad Acea. I legali affermarono non esservi tali condizioni e redassero la transazione approvata dalla Conferenza dei sindaci, oggi contestata da Iannarilli.
Dal canto suo, infatti, l’Acea lamentava l’esistenza di ingenti maggiori costi di gestione, rispetto a quelli previsti nel piano d’ambito (redatto sulla base delle indicazioni dei comuni), dei quali chiedeva il riconoscimento in tariffa». Tutto questo, dice Scalia, applicando le seguenti norme: D.M. LL.PP. 1.8.1996, che all’art. 5 prevede che la tariffa reale media può essere incrementata annualmente dell’indice percentuale del limite di prezzo “K” (5%) e, all’art. 8, dispone che “L’Ambito, ferma restando la verifica triennale nell’applicazione della tariffa, può in qualsiasi momento intervenire nel caso di significativi scostamenti dalle previsioni del piano finanziario e gestionale in ordine: … c) rispondenza dei costi operativi alle variazioni strutturali della produzione e della distribuzione…”, quindi anche oltre il limite del 5%; art. 12 della Convenzione di gestione, in ragione del quale “Le tariffe possono, su determinazione dell’AATO, variare a seguito: … del verificarsi di significativi scostamenti .. tra le previsioni del Piano e l’andamento reale della gestione”; la norma, inoltre, impone che “la quantificazione e la valutazione degli elementi e dei costi che compongono la voci necessarie alla determinazione ed alle successive variazioni della tariffa dovranno essere sempre effettuate con criteri idonei a garantire il raggiungimento ed il mantenimento dell’equilibrio economico e finanziario della gestione”; infine il capitolo 18.2 del Disciplinare Tecnico, che prevede che: “Motivo di revisione straordinaria del piano degli interventi, sempre che i fatti siano di rilevanza (fattori che comportino variazioni tariffarie superiori al 10% sulla curva programmata della tariffa media di un triennio), sono: …e) scostamenti abnormi dalle previsioni operate”.
«A queste conclusioni – ha sottolineato – si giunse dopo 40 riunioni della Consulta dei Sindaci (Iannarilli l’ha convocata solo una volta l’altro ieri, per comunicargli la sua relazione); dopo tredici incontri della Segreteria Tecnica con tutti i Sindaci sul territorio (a Frosinone, Sora, Atina, S. Elia Fiumerapito e a Cassino); dopo un esame dei costi documentati operato oltre che dalla Segreteria Tecnica, dai professori ordinari di Economia Aziendale ed Ingegneria Idraulica (Trequattrini e De Marinis), i quali attestarono la correttezza delle operazioni. Quindi, in tre distinte riunioni (14 luglio e 1° settembre 2006 e 27 febbraio 2007), la Conferenza dei Sindaci, con il voto favorevole di sindaci di entrambi gli schieramenti politici, approvò la proposta della Consulta relativa alla transazione ed al nuovo piano tariffario. Occorre sottolineare, sempre sul punto, che la relazione di Iannarilli pone a fondamento delle proprie conclusioni solo le valutazioni dei legali (Contieri e Farnetani) e degli advisors (De Marinis e Trequattrini) nominati dal sottoscritto, estrapolando dai contesti complessivi singole frasi delle relative relazioni. Non considera però che proprio sulla base delle valutazioni di detti autorevolissimi professionisti e con la loro attestazione e sottoscrizione si è giunti al provvedimento che oggi Iannarilli contesta. Arriviamo alla “clamorosa” rivelazione dei conti che il Presidente ha fatto in conferenza dei sindaci (in diretta televisiva!): Iannarilli non ha rivelato un bel nulla, essendo gli atti pubblici dal febbraio 2007, quando la conferenza dei sindaci ha approvato il nuovo piano tariffario! Peraltro, i conti dei consulenti del Presidente Iannarilli, nella relazione, sono viziati da grossolani errori. Quanto ai mancati investimenti, quelli del triennio 2003-2005 sono stati recuperati con l’atto di transazione. I minori investimenti previsti a carico del Gestore nell’arco della Concessione sono dovuti a finanziamenti pubblici per 100 milioni di euro che noi ottenemmo da Regione e Comunità Europea. Questi, non essendo costi a carico del Gestore, hanno consentito di ridurre la quota “costi per investimenti” della tariffa. In buona sostanza, non si tratta di un “regalo” all’Acea, semmai, ai cittadini; infatti, gli investimenti sono pagati con la tariffa; quindi, se si riducono i costi per gli investimenti a carico del Gestore (perchè le infrastrutture vengono realizzate con fondi pubblici), diminuisce corrispondentemente la tariffa».
Scalia aggiunge ancora: «Quanto ai maggiori costi operativi per 633.119.762, i consulenti e Iannarilli ci arrivano sommando – con operazione a dir poco grossolana – i costi operativi del piano tariffario trentennale, pubblico da febbraio 2007. Non ci voleva un anno e mezzo per fare questa operazione; chiunque – ripeto, dal febbraio 2007- avrebbe potuto farla in cinque minuti. Il fatto è che i consulenti del presidente sbagliano anche questa operazione; infatti, non vengono considerati, tra i costi già previsti in sede di offerta, gli oneri concessori per circa 200 milioni di euro; pertanto, i conti che hanno fatto sono del tutto sballati! Infine, il carattere grossolano dell’operazione sta anche nel fatto che il piano tariffario contiene solo una previsione, la quale va attualizzata ogni triennio (in sede di revisione triennale) sulla base dei reali costi operativi di gestione, che le norme impongono, siano integralmente coperti dalla tariffa».

Le conclusioni
«Il punto della difficilissima vicenda è sempre lo stesso: la tariffa deve coprire integralmente i costi operativi di gestione; i costi effettivi sostenuti dal Gestore sono superiori per milioni di euro rispetto a quelli preventivati originariamente dal piano d’ambito. Il Conviri, ritenendo (erroneamente, ad avviso dei legali su citati, in ragione delle norme indicate) che l’aumento non potesse superare il 5% annuo, ci ha consigliato di spalmare i maggiori costi nell’arco trentennale della concessione. Così avremmo avuto una tariffa aumentata fino al 150% (5% per 30 anni), ben superiore quindi al 125% che gli innominati consulenti di Iannarilli imputano, errando per eccesso, al nostro caso. E’ la proposta che presentai all’ultima conferenza dei sindaci da me presieduta, nel febbraio 2009. Tale proposta venne bocciata».

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