Acea Ato 5, Salvati sulle barricate


Da La Provincia Quotidiano del 13 giugno 2010

di cesidio vano
«Basta menar il can per l’aia: l’Acea Ato 5 deve fare gli investimenti previsti sul territorio e, per il pregresso, l’Ato deve prendere in considerazione l’ipotesi di un’azione contro il gestore per i danni subiti». Antonio Salvati, sindaco di San Giovanni Incarico e consigliere provinciale del Pdl è rimasto (da solo?) sulle barricate. Mentre il presidente Antonello Iannarilli e l’intera Consulta hanno optato per riaprire il tavolo di conciliazione con Acea Ato 5 e trattare il prezzo dell’acqua, gli oneri da pagare e gli investimenti da fare, lui rilancia la linea dura e intransigente che passa per le aule del tribunale.
«Il tempo degli equivoci – scrive salvati in una nota stampa -. Nessuno più deve pensare di poter venire nella nostra Provincia a fare quello che vuole. L’Acea Ato 5 spa deve ricapitalizzare al fine di investire e non, come sta proponendo, al solo scopo di gestire l’ordinario. E’ uno specchietto per le allodole. Come Sindaco e Consigliere provinciale mi opporrò in ogni sede e con tutte le azioni possibili. Non si può proporre una ricapitalizzazione di scarsi 2 milioni di euro, cifra assolutamente insufficiente a garantire il rispetto di un contratto di servizio che, anche per il 2010, prevedeva investimenti mai realizzati. Si continua a menare il can per l’aia. I rischi d’impresa devono essere a carico dei privati e non della parte pubblica. Non c’è nulla, pertanto, da conciliare con l’Acea – insiste Salvati -. C’è solo da pretendere, nel rispetto degli utenti, che l’azienda capitolina si uniformi, una volta per tutte, al contratto che essa stessa ha sottoscritto, iniziando dai non più procrastinabili investimenti per il rifacimento di reti idriche colabrodo». Salvati ricorda anche gli obblighi di Acea Ato 5 a pagare ai Comuni i mutui e gli oneri concessori fermi al 2007. «Per non parlare . aggiunge – dei diversi milioni di euro che l’azienda aveva l’obbligo contrattuale di investire nel territorio provinciale dal 2003 al 2009. Pertanto, a mio parere – conclude il battagliero primo cittadino -, l’Ato provinciale ed il presidente dovranno, per il passato, iniziare, senza altro indugio, un’apposita azione civile per il risarcimento di tutti i danni subiti; mentre, per il futuro, diffidare la società a rispettare gli impegni da essa stessa sottoscritti e con una tariffa che, se si vuole, è facilmente ricavabile dalle medesime clausole contrattuali e dalla legge Galli, che impongono parametri di valutazione chiari e non eludibili». “Chiari e non eludibili” dice Salvati anche – va aggiunto – finora né la segreteria tecnico operativa, né la consulta, né l’assemblea dei sindaci ne sono riuscite a venire a capo…

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